Privacy

Questo sito fa uso dei cookies utilizzati dalla piattaforme blogger per garantire una migliore esperienza di fruizione dei contenuti e per raccogliere statistiche anonime sugli accessi e sulla visualizzazioni di pagina. Visitandolo ne accettiutilizzo secondo quanto previsto dalle norme specifiche di Google Inc. relative alla propria politica sulla privacy.

domenica 30 dicembre 2012

Il professionista



Non guardatemi oggi, qui accovacciato sul marciapiede della stazione. Avreste dovuto vedermi un anno fa, a testa alta, petto in fuori. Allora la gente invidiava il mio lavoro. Tutto quel potere! 
Mi chiederete come ho fatto a ridurmi così. E’ una storia complicata.
 Ma se avete tempo ve la racconterò, magari in cambio di qualcosa da mettere sotto i denti.

Ho vissuto nel Campus praticamente da sempre. Il mio talento era emerso in fretta; ai test avevo fatto scalpore. Quando mi fecero entrare dal Direttore, avevo in testa un mucchio di sogni di gloria.

venerdì 21 dicembre 2012

La selezione



La sveglia suonò molto prima dell'alba e Marcello balzò giù dal letto. In un istante era passato dal sonno ad uno stato di controllata eccitazione. La doccia non lo rilassò.
Scese in cucina finendo di sistemarsi la cravatta. Sua moglie lo aspettava in vestaglia, seduta alla tavola già apparecchiata.
Si era alzata in silenzio per preparagli la colazione. Si scambiarono un breve bacio. Lui mangiò in silenzio, mentre lei lo guardava cercando di trattenere le proprie emozioni.
Quando si alzò per uscire, gli aggiustò la cravatta e lo baciò di nuovo.
Stavolta non riuscì a trattenere una lacrima. 
"Coraggio tesoro" fece lui "Andrà tutto bene"
Lei annui, sorrise. La strinse a sé per un momento, poi uscì nel buio.

giovedì 20 dicembre 2012

La luce dentro

Per non dimenticare quello che è successo nell'inverno del 1943.


 
Laura spinse con forza il vecchio portone, spalancandolo a fatica.
Appena varcata la soglia l’aria del primo mattino la investì, densa di fredda rugiada; si strinse nel cappotto, aggiustando la sciarpa e i lunghi capelli.  Poi si avviò con decisione lungo le pietre irregolari del selciato.

Dal basso le giunse il suono maestoso della risacca, un ritmo ancestrale di battute lente e gelide, intervallato dalle strida dei gabbiani. Cercò nel vento l’odore del mare.
Sentì i richiami degli uomini, il sussulto regolare dei motori, le grida festose degli uccelli. Erano i suoni dei pescherecci che rientravano dopo la notte. Intorno a lei il mondo si stava svegliando.

domenica 16 dicembre 2012

La ragazza vestita d'azzurro

Questo racconto è stato scritto per la partecipazione alla selezone "matrix antology" della casa editrice Homo Scrivens. E' quindi esplicitamente ispirato al mondo di Matrix.



La ragazza vestita d’azzurro guardò il cavaliere. I suoi occhi verdi scintillavano della luce del tramonto, che li inondava di luce dorata.
Era uno sguardo d’amore totale, completo. Lui smontò da cavallo, prese la mano della fanciulla e la baciò teneramente.
Si incamminarono abbracciati su di un prato fiorito, un dolce declivio che conduceva verso il lago. Passeggiarono lungo le sue rive, sorbendo dolce vino passito da coppe di cristallo. Il sole scivolò lentamente nelle acque profonde, che lo accolsero tingendosi di porpora.
Le gelide stelle scintillarono sui corpi nudi dei due amanti, un nodo inestricabile di passione.
Infine giacquero, sazi e stremati.

mercoledì 12 dicembre 2012

Quattro stagioni magiche



Lo ammetto, mi ci ero abituato.
Dal primo giorno del secolo ad oggi, che è l’ultima volta, i giorni così li ho sempre aspettati, e me li sono goduti. Sono dodici anni, in cui sapevo che ogni tredici mesi sarebbe arrivato un giorno speciale.
Quanti come me, a partire da quel primo gennaio del duemilauno, non si son sentiti almeno una volta in attesa della magia del 2.2.2?
Non vi ha consolato pensare che dopo ci sarebbe stato un 3.3.3, seguito da un 4.4.4 e via così?

lunedì 10 dicembre 2012

Il Tunnel



La luce cupa del tramonto illuminava solo le cime delle montagne. I pendii, aspri e scoscesi, erano già immersi nel chiarore grigiastro che segue il calar del sole.
Pochi prati brulli, intervallati da chiazze di bosco spogliato dal gelo, e qua e là punteggiati di gruppetti di case; la striscia d’asfalto dell’autostrada si snodava sospesa su vallate oscure e spopolate.
Luca guidava concentrato; il tratto che sale verso il valico appenninico non consente distrazioni. Accanto a lui, Laura osservava il paesaggio selvaggio e i pochi camion che arrancavano lenti sulla corsia di marcia.
Avevano spento la radio, dopo aver provato inutilmente a sintonizzarla.
“Certo che se completassero questa variante di valico…” attaccò Laura. Il silenzio in quel momento le sembrava pesante, come il cielo che si addensava di nubi.
Luca rispose con un mormorio di assenso. Una manciata di grosse gocce di pioggia si sfracellarono sul parabrezza; il tergicristallo le trasformò in altrettante strisciate.

mercoledì 5 dicembre 2012

Gli inverni di Nishapur



Questo racconto è dedicato all'anniversario della morte di Umar Khayyam, il grande matematico e poeta persiano i cui versi hanno ispirato Guccini e De André.
Questo post è stato scritto per il carnevale della matematica #56, che verrà ospitato da Scienza e Musica
 
« Non ricordare il giorno trascorso
e non perderti in lacrime sul domani che viene:
su passato e futuro non far fondamento
vivi dell'oggi e non perdere al vento la vita. »             

Il vecchio posò il foglio di pergamena e si strofinò gli occhi stanchi.
Lo rileggeva spesso.  Ogni volta gli pareva che, fra i suoi scritti, quelle parole di tanti anni fa fossero le più vive. Le più vere.

venerdì 30 novembre 2012

Metodo scientifico



John Elmut III aveva trascorso tutta la propria esistenza studiando il mondo e l’universo.

Fin da piccolo trascorreva le giornate scrutando oltre l’orizzonte, indagando il cosmo visibile per carpirne i segreti. Ciò lo aveva reso, agli occhi degli altri, un essere bizzarro ed in odor di eresia.
Perciò non aveva una compagna ed era quasi sempre evitato da tutti.
Era un tratto ereditario. Anche John Elmut I e II, che pure si erano fatti una famiglia, avevano lo stesso tarlo. Ed era meditando sulle scoperte di suo padre, buonanima, che lui era potuto giungere alle proprie rivoluzionarie conclusioni.

mercoledì 28 novembre 2012

Il misfatto

Questo racconto è stato scritto per un esercizio di scrittura creativa dal titolo "racconta un quadro", nel bel forum di "inchiostro e patatine".
Il gioco consiste nel descrivere una serie di personaggi di un quadro.
Il mio personaggio è quello sotto la scritta "wererabbit78", di cui si vede solo la testa e il cappello color senape.



Il ragazzo continuava a ripetersi che non avrebbe mai voluto farlo. Sapeva di essere una brava persona; se  avesse avuto una scelta, le cose sarebbero andate diversamente.
Una parte di lui attendeva comunque di vedere quel che sarebbe successo. Il fatto era compiuto e non poteva annullarlo, questo lo sapeva. Ma ciò non gli impediva di coltivare un ambiguo sentimento, un miscuglio di rimorso e di curiosità verso le conseguenze del suo gesto.
Perciò anziché fuggire, come avrebbe fatto chiunque altro si trovasse nelle sue condizioni, il ragazzo restava nei pressi del parco. Passava da un tavolo all’altro, mescolandosi nei gruppetti che conversavano, unendosi ai cori di chi levava i calici e intonava strofe di buon auspicio per gli sposi novelli.

venerdì 23 novembre 2012

Il pelo nell'olio



Ho letto di una linea di prodotti di cosmetici a base di olio d’oliva. IGP Toscano.  
Creme viso, latte corpo, perfino shampoo. Con l’indicazione geografica tipica. Come se fosse Morellino di Scansano o prosciutto di Parma.
Roba per il consumatore attento, illuminato, eco-sensibile. Capace di apprezzare l’impiastro spalmabile che coniuga l’innovazione con la tradizione, promuovendo le eccellenze del territorio.
Il mio corpo è diverso. Davvero.

martedì 20 novembre 2012

La confessione del pugnaltore di freezer



“Ieri sera, improvvisamente, il mio frigo si è rotto.”
Vorrei poter scrivere così. Raccontare del disappunto di un giovane padre costretto a provvedere alle esigenze alimentari della propria famiglia senza l’ausilio della tecnologia moderna.
Di una serata e una mattina presto passate a salvare le provviste di cibo per il lungo inverno affidandole ai refrigeratori dei vicini di condominio. A gestire la cucina trasformata in tundra allagata, ad avanzare come un rompighiaccio sovietico nel permafrost residuo all’interno del freezer, fra brandelli di cinghiale che si risvegliano e tocchi di oscura materia abnorme che fu verdura.  
Invece devo scrivere una confessione. E tanto vale farlo subito.

Confessione

venerdì 16 novembre 2012

Creatività


Zewarl entrò nel boccaporto di poppa, storcendo il lungo collo per farlo passare nel pertugio. Odiava quella parte della nave.
Zilar era chino sul Programmatore, come sempre. Zewarl ne aveva più che abbastanza. Non sopportava quella missione e non sopportava il suo compagno, che invece ne era letteralmente entusiasta.
“Allora?” fece con tono brusco raddrizzandosi “Hai finito con quel maledetto giardino?”
“Non ancora” rispose Zilar.
“Ma a che punto sei, si può sapere?”
Zilar alzò tutti e sei gli occhi verso il compagno “E si può sapere tu cos’hai?”
“Che cos’ho?” domandò Zewarl con tono polemico. “Ok, te lo dico che cos’ho. Sono chiuso in un’astronave da laboratorio con un esaltato, incosciente e stacanovista.”
“Ah, è così che la pensi? Siete sempre i soliti , voialtri!” rispose Zilar con cattiveria. “Sempre tre occhi al marcatempo, due chiusi e uno sul lavoro, se va bene! Sempre a cercare di fare il minimo indispensabile!”
“Non ti permetto queste calunnie!”
“Calunnie?! Ho detto esattamente la verità, Zewarl. Fin dal primo giorno, hai cominciato a protestare su quello che non è di nostra competenza.”
“E lo confermo, per gli dei! Ma chi ti credi di essere?”

mercoledì 31 ottobre 2012

Fuori di zucca

Sembra incredibile, ma giuro che è vero. Ho scoperto che il 31 ottobre è la festa di Halloween quando ero all'università, guardando i Simpson.
Fino ad allora, il 31 ottobre rappresentava il giorno prima della festa di tutti i Santi, che è seguita da quella dei morti. Tradizioni della mia infanzia.
Di solito si ricordavano gli uni e gli altri andando alla Messa, e poi tutti nella casa in montagna della nonna. Ci si metteva a tavola e si facevano scomparire molte creature (commestibili) del Signore. Gli unici mostri che ricordo sono quelli che sognavo la notte, dopo tre piatti di cinghiale in umido e porcini fritti.
Altri tempi, ma neanche lontani, non son mica vecchio.
Oggi comunque ci son altre robe. Le Zombie Walk,  i ragazzini per strada che strillano "dolcetto o scherzetto" (mentre tutti si domandano che cavolo vuol dire).
Chi si veste da mostro, chi da scheletro, belle figliole che girano in succinti abitini (e ci vuol fantasia a vederci le streghe).
Noi invece, da ragazzini, si stava a vedere solo quando maturavano le zucche.

venerdì 26 ottobre 2012

Apocalisse

Dunque che dire di questa moltitudine? Degli uomini e donne, codardi ed eroi, che fin qui han camminato sulla terra?
Di quasi tutti non v'è rimasta che polvere. Delle spoglie che ancora rimangono, poche son venerate, molte di più dimenticate.
Pertanto che dire a voi, che vi radunate alle mie soglie, come se il giudizio che esprimo potesse far differenza?
È il vostro stesso tempo a giudicarvi.
Quello è già scorso, e tal cosa non c'è potere che possa cambiaria.
Il vostro giudizio vi precede.
Dunque partite da qui, falange di mortali morti.
Non v'è niente che possa fare per voi.

Si guardarono ammutoliti, gli uomini morti.
Poi uno di loro disse: "e dunque ora, che facciamo?"
____________________________________
www.spartacomencaroni.net

martedì 23 ottobre 2012

Lupus Sapiens

Il grande lupo nero avvicinò lentamente il muso al lettino dove giaceva il piccolo.
Annusò il suo odore, intenso, di latte e di vita. Percepì la quiete del suo sonno inconsapevole.
Lo fissò a lungo, gli occhi gialli ridotti ad una stretta fessura.
Poi di colpo si allontanò, silenzioso come un'ombra.
Sulla porta della stanza, la sua compagna stava aspettando. Si sfiorarono il muso, in segno di saluto.
Poi lei chiese:
"Si è addormentato?"
Lui annuì. "Sì. Ora è tranquillo."
Lei gli si strofinò vicino "Sei bravissimo".

venerdì 19 ottobre 2012

Il trentottesimo minuto

L'intervallo di tempo di questo racconto è insignificante.
Solo i 37 minuti che servono ad un Frecciargento, passata Bologna, per farsi gli appennini, sbucare nella piana nebbiosa e infilarsi nel groviglio urbano che fu dei Medici (ora però c'è Renzi).
Sì, è poco tempo, ma quando parti ti sembra sempre tanto.
Si fa in tempo a legger qualcosa, a darsi un'occhiata intorno nel vagone, che è sempre interessante.  Fra l'altro a Bologna sale sempre tanta gente, l'avete notato? Non importa che ore siano o dove vada il treno.
Tutte le volte sembra che in città ci sia stato un concerto e la folla ne venga via. E probabilmente è così.

giovedì 18 ottobre 2012

I mille

Stanotte, in un momento non meglio precisato fra mezzanotte e le tre, qualcuno di voi ha letto qualcosa su questo blog ed è stato il millesimo visitatore.
Non so chi sei, non so che cosa hai visto, e anche per questo non hai vinto niente. Tralasciando il fatto che non c'era niente in palio.
Il fatto è che quando ho iniziato non pensavo di arrivare a mille visite, e mi ha fatto piacere scoprirlo per caso stamattina in autobus.
Spero che vi siate divertiti a leggerle, queste mille volte tante pagine, almeno quanto mi son divertito io a scriverle.
Prometto che se arriviamo a diecimila, si festeggia. Da qualche parte, in qualche modo.
Ma si festeggia.
Ciao a tutti. Chiunque siate.
Statemi meglio che si può!

mercoledì 17 ottobre 2012

In verità

Nota: Scritto per il carnevale della matematica, edizione #55, che verrà ospitato dal sito di  Maddmaths!



“Ho scritto un libro”, disse il mio amico.
“Davvero? Congratulazioni.” Feci io.
Me lo porse. Era un volume bello grosso, con la copertina scura e rigida.
“Leggi qui”.
Guardai. La copertina non riportava il titolo, ma c’era una frase in fondo, in piccoli caratteri dorati.
C’era scritto: questo libro contiene almeno un errore. Lo restituii, con l’aria perplessa.
“Che bisogno c’era di scriverlo?” domandai. “Tutti conoscono il paradosso.”
“Ah sì?” fece il mio amico
“Certo. E’ una frase che è sempre vera, e non c’è bisogno di leggere il libro per verificarla.”
“Sei sicuro?”

Messaggio in bottiglia



Al fortunato viandante,
che ha trovato il mio messaggio: anzitutto, di cuore vi auguro che possiate morir di malattia.
Lunga, e dolorosa, se possibile.  
Se domandate il motivo di tanto livore, sappiate che a chi vi scrive è appena toccata una brutta morte.
E la colpa è soltanto vostra.
Anche se non mi credete, aprendo la bottiglia avete preso la mia vita, e dovete sapere perché.

giovedì 11 ottobre 2012

Autographer


Oggi mi ha incuriosito leggere di questa macchina fotografica da indossare al collo. 
Come funziona? In questo articolo si spiega: l'appendi. Vai fuori. Vivi. 
Lei decide quando succede qualcosa degno di essere immortalato, e scatta.
Fantastico. Non devo far più niente, ci pensa lei.
Ma come fa 'sta cosa a decidere quando scattare?
Semplicissimo: dentro ci hanno messo una galassia di sensori. Sa dove sei, quando ti volti di scatto, se stai correndo, se ti fermi, se fa caldo, se accendi la luce all'improvviso... E sa cosa accade là fuori. 

La tecnologia è stupenda. Ma pensati la sera, a letto, che riguardi le foto automatiche della tua bella giornata qualunque... E' come se facessero un film su di te ogni giorno.
Ma vediamo 'ste foto.

martedì 9 ottobre 2012

Caffè fuori orario



Roberto correva come un pazzo, nonostante il caldo fosse terribile.
Attraversò la strada senza guardare, rischiando di essere investito da un autobus. L'autista suonò e strillò, ma lui era già sull'altro lato del viale, giù per le scale della metropolitana.
Saltò tutti insieme gli ultimi sei gradini, sentì il rumore di un treno in arrivo e accelerò ancora.
L'orologio della stazione indicava le 7 e 42. Era terribilmente in ritardo, e non per la prima volta! Se avesse perso quella corsa, probabilmente avrebbe perduto anche il lavoro.
Quando arrivò sul marciapiede, sparato come un proiettile, le porte dei vagoni si stavano già chiudendo. Si lanciò verso la più vicina e riuscì ad infilarsi dentro all’ultimo istante.
Non guardò né il numero della corsa, né il capolinea dove era diretta.
Mentre riprendeva fiato, appoggiato ad un sostegno, il treno iniziò a muoversi. Ce l'aveva fatta.

Si sedette sul primo posto libero, e iniziò a guardarsi intorno.
Era la solita vettura della metropolitana, pareti giallo crema e sostegni arancione. Ma aveva qualcosa di insolito.

sabato 6 ottobre 2012

Dove non c'è il "mi piace"

Non funziona così. Non ha un pulsante "mi piace" da cliccare.
Nessun tag, nemmeno un cinguettio di 140 caratteri può dare un indizio riguardo ai gusti, alle ansie, le paure e le meravigliose sensazioni che prova.
Ma lei condivide sempre.
Sei tu che devi saper leggere.
Quel che serve infatti è il momento giusto, e quindi ci vuole tempo.
Tempo per trovarsi con lei una sera d'autunno, quando fuori è l'ora del temporale, dentro quella della nanna. Fra un tuono forte e un sospiro leggero, troverà il modo di dire "mi piace... Se quando dormo qualcuno mi guarda e mi tiene stretta, perché ancora ho paura di scivolare via."
____________________________________
www.spartacomencaroni.net

venerdì 28 settembre 2012

Paletti e testate

Sui "paletti" messi per chi scrive. Per chi ama scrivere e lo fa per volare un po'. Qualcuno si libra come l'aquila del Fernet Branca, altri svolazzeranno a mo' di pollo incalzato per l'aia dalla roncola assassina del contadino-cuoco...
Ma nessuno si leva da terra se vien legato ai paletti.

C'è chi dirompe, e promette stragi di vincoli.
Così gli rispondo.

martedì 25 settembre 2012

L'ascensore

Era difficile farci caso. Dopo tutto gli ascensori erano almeno una dozzina, metà dei quali andavano su in cima, fino all’ottantesimo.
Lucidi, con le superfici cromate, li avevano installati da cinque anni ma non sembravano vecchi di un mese. Roba fatta per durare, tedesca a giudicare dalla scritta per le emergenze. Ma di emergenze in quei gioiellini non ce ne erano mai state, nossignore.

Marcello se ne era accorto in uno di quei pomeriggi troppo lunghi in cui passeggiava nell’atrio del grattacielo, osservando la vita scorrere intorno a lui.
Era successo, e lui era lì. Era questo l’unico merito che si attribuiva Marcello per quella sensazionale scoperta: essere stato nel posto giusto al momento giusto. Un puro caso.

Da allora ogni giorno scendeva nell’atrio e aspettava il momento buono nell’angolo dell’edicola, fra il portone principale e la scala della metropolitana, sbirciando la civetta del Corriere o le copertine di moda.

Il momento arrivava, e non c’era modo di prevedere quando. Il consueto via vai di avvocati, imprenditori, rappresentati e operai, che pulsava giorno e notte con bizzarre variazioni di intensità, si interrompeva del tutto. Per uno, a volte anche due minuti, il gigantesco atrio rimaneva completamente vuoto.

giovedì 20 settembre 2012

Il torsolo nella mela morsicata. Ovvero: iOS 6 in una notte buia e tempestosa

Notte di fine estate.
Fuori dalla finestra imperversa un temporale che di estivo non ha davvero nulla. La "beta" dell'autunno, per rimanere nel tema di questo post.
Cammino su e giù nel buio della stanza da letto, sperando che il dondolio e la demenziale filastrocca abbiano un effetto soporifero su mia figlia.
Speranza vana, finché continua il concerto di tuoni e fulmini.
D'un tratto, nel vago chiarore della casa addormentata (tranne noi due), dalla scrivania ammicca il vivace schermo del mio iPad.
Il mela-coso non si attiva nel buio senza una buona ragione (non vorrete perdere gli sconti notturni di groupon?) perciò mi avvicino cautamente.
Un'allettante finestrella mi avverte che è finalmente disponibile iOS 6, il nuovo sistema operativo per tutti gli i-Cosi del mondo!
Evoluzione! Rivoluzione!
La mia vita sta per cambiare. Di nuovo.

sabato 15 settembre 2012

Se sei sicura di me

In pace chiudi
I tuoi occhi piccoli
Sul mondo immenso




____________________________________
www.spartacomencaroni.net

giovedì 13 settembre 2012

Follie estive


"Testardi! E arroganti, per di più.”
Il vecchio posò la pialla e si sfregò le mani piene di dolorose vesciche.

Alzò lo sguardo verso i suoi tre figli che ultimavano i preparativi per la partenza. Erano tutti eccitati come ragazzini, correvano qua e là scherzando con le mogli, mentre caricavano le provviste.
Sputò con rabbia su un mucchio di segatura, e riprese il lavoro.

Per fortuna era una delle ultime assi.

“Sono impazziti tutti quest’anno, per l’Altissimo!"
Si pentì subito dell’imprecazione, ma era stato più forte di lui. Per costruire quella mostruosità, dapprima gli avevano fatto tagliare metà del frutteto, poi gli era toccato di  lavorare come un somaro per tutta la primavera, rovinandosi le mani e  la schiena.
Lui, che aveva sempre odiato fare il carpentiere!
__________________________________________________

www.spartacomencaroni.net

Salute automatica



Il giorno in cui ebbe l'attacco cardiaco, Roberto conduceva una vita che poteva definirsi un completo fallimento. Quindi la sensazione di star per morire gli sembrò incredibilmente liberatoria. Abbozzò persino un sorriso mentre si accasciava sulla propria detestata scrivania.
Non si rese conto che tutto questo non sarebbe dovuto accadere.

Ci pensò invece il medico che lo aveva visitato. La crisi cardiaca sembrava rientrata, e Roberto non era in pericolo di vita. Aveva acceso il suo terminale e stava sfogliando la scheda sanitaria; il computer lo informò che il paziente faceva parte del programma sperimentale.
Il medico imprecò, spense il terminale e lasciò in fretta la stanza.

"Ma come diavolo è successo?"
Come previsto, il direttore dell'ospedale non aveva preso bene la notizia. Era una notizia pessima, capace di buttare alle ortiche anni di faticose ricerche, e di mandare in fumo un paio di miliardi; un infarto in un paziente del "Progetto Salute Automatica" era estremamente grave. E non sarebbe mai dovuto accadere.

Il medico che seguiva Roberto rispose cautamente:
"Non so proprio cosa dire. Ho controllato tutti i dati del paziente. E' stato inserito nel programma cinque mesi fa, e i risultati fin qui sono stati ottimali. HENRY ha tutti i suoi dati sanitari, sociali, il profilo psicologico. Tutto da protocollo, nessun errore."
"E la capsula?"
"Modello standard, 50 nanometri. Verificata e collaudata."
"Capisco" mentì il direttore.

lunedì 10 settembre 2012

Ninna-bot

Ted fece qualche passo sul suolo coperto di cenere, attento ad evitare i detriti nascosti.
Avanzò cautamente verso l'ingresso di un edificio ancora in piedi, l'unico che avevano individuato in mezzo alle rovine.

"Ted, mi ricevi?"
"Ciao Mario. Dove sei sceso?"
"Duecento metri a nord del punto di ritrovo."
"Sei sulla mia sinistra. Accendi il segnalatore".
"Ok."

Ted si voltò, e strizzò gli occhi. Un bagliore violaceo era visibile nella penombra, oltre la cortina di polvere radioattiva.
"Ti vedo" disse con sollievo.

Pochi minuti dopo erano vicini. Si salutarono con un breve contatto delle mani attraverso le tute antiradiazioni.
L'edificio era quasi completamente crollato, sbriciolato e soffiato via dall'onda d'urto delle esplosioni, ma un'ala era rimasta in piedi fin quasi a tutto il secondo piano. Forse era stata protetta da qualche edificio più alto. L'ingresso era ancora integro.

Vi si diressero, con Mario che si dava da fare con lo scanner portatile.
Ted superò con qualche difficoltà una scala in rovina, e trovò un varco fra i battenti fracassati del portone. Si trovò in un ampio atrio.
Sullo sfondo, il fascio della torcia illuminava l'inizio di uno scalone, dalla balaustra in ferro battuto semifusa. Le pareti erano di marmo scuro, quasi completamente eroso dalla polvere.
Doveva essere stata una palazzina di lusso, da borghesia agiata.

"Ehi, c'è qualcosa qui". La voce di Mario all'auricolare sembrava eccitata.
"Arrivo". Il compagno era fermo a pochi metri dall'ingresso.

sabato 8 settembre 2012

continuità

L'arcobaleno
germoglia nei frantumi
della cascata




____________________________________
www.spartacomencaroni.net

venerdì 7 settembre 2012

Regola d’arte


Questo racconto partecipa al progetto di "Gente che scrive per..." a sostegno dell'associazione "Salvamamme"

Sir Kerdan non poteva vedere il cielo oltre le cime dei cedri, mentre il cocchio funebre con i cavalli scuri avanzava lungo la strada in pietra.
Pochi seguivano l’ultimo membro della casata nell’estremo viaggio.
Un tappeto di aghi macerati attutiva il rumore degli zoccoli, riducendolo ad un sommesso, ritmico battito.
Il vecchio Marcus, seduto a cassetta, immaginò che appartenesse al cuore boscoso della tenuta, che invece ormai non apparteneva a nessuno. Rabbrividì.

Quando giunsero al cimitero di famiglia, nel fitto del bosco, il cielo minacciava pioggia.
La cappella era avvolta dai rampicanti, foglie autunnali che spiccavano sul marmo come gocce di sangue. Marcus scese e si diresse verso la catapecchia dove viveva.
Come becchino di famiglia aveva passato la vita in quel lugubre, solenne sepolcro che marciva nel cuore della foresta.

domenica 2 settembre 2012

Neonatica quantistica

Definizioni
Il neonato esiste in due stati fondamentali: sonno e pianto.

Principio di indeterminazione dello stato di sonno
Qualunque sistema usato per scoprire se il neonato sta dormendo, lo sveglierà.

Principio di entanglement
Se hai addormentato il neonato, dovunque tu sia, appena hai trovato una posizione comoda, lui piangerà.

Paradosso del neonato di Schrödinger
Al di là della porta della stanza dove si trova la culla, il neonato è sveglio o addormentato. Non lo saprai mai finché non apri la porta, e lui si sveglia.

Interpretazione di Copenaghen
Al di là della porta di prima, ci sono due neonati, uno sveglio e uno che dorme. O uno solo, ma contemporaneamente sveglio e addormentato.
In alternativa, il neonato non c'è, finché non lo stai guardando.
Qualunque sia la situazione, quando lo svegli aprendo la porta ti senti idiota.

____________________________________
www.spartacomencaroni.net

venerdì 17 agosto 2012

Ultima notte di mezz'estate

"Non le vedi? Com'è possibile?"
Lui sgranò gli occhi nel buio, sforzandosi di cogliere qualcosa. Ci provò fino a farseli lacrimare, poi disse: "No. Mi dispiace. Non vedo niente".
La notte era completamente buia e nella loro piccola baita, isolata per chilometri in ogni direzione, non c'erano luci accese. L'oscurità era totale. Almeno, lo era stata fino ad un minuto prima.

"Incredibile..." fece lei con aria assorta.
Non capiva se la ragazza si riferisse a ciò che guardava, o al fatto che non lo vedesse lui.
"Ma cosa c'è esattamente?" Domandò alla fine.
"Lucciole." rispose lei. "Inconfondibili. Pallide, pulsanti, che fluttuano lentamente... a milioni. Illuminano tutta la valle. Oh Giorgio è impossibile che tu non le veda."

Un pensiero crudele lo colpì all'improvviso. Con un groppo in gola tirò fuori dalla tasca il telefonino, e premette una combinazione di tasti. La luce azzurrognola del display lo abbagliò dolorosamente, e lui ne fu immensamente sollevato.
"Spegni quel coso. Ti pare il momento?" sibilò lei infastidita.
"Scusami" borbottò. Guardò di nuovo verso il bosco, e la valle sottostante.
L'unica cosa che vedeva era l'abbacinante impronta rettangolare dello schermo impressa sulla retina. Svanita quella, rimase il buio più totale.

lunedì 13 agosto 2012

Rimedio per il caldo - stracotto al demonio

Questa cosa che scrivo ora è un incrocio fra una ricetta di cucina e un rito tribale amazzonico.
Lo considero il più drastico rimedio, estrema ratio, per il caldo estivo.
E' doloroso e lo odio.
E' buonissimo. L'ho appena mangiato.
Se decidete di continuare a leggere - e se poi lo fate davvero - io non sarò qui ad ascoltare lamentele sulle conseguenze.

Le dosi indicate sono rigorosamente per una persona. Certe cose vanno fatte da soli.

lunedì 6 agosto 2012

Haiku neonato (a mia figlia)

Noi ci sciogliamo.
Più intimo il calore
del nuovo abbraccio.



____________________________________
www.spartacomencaroni.net

mercoledì 1 agosto 2012

Mare d'ombra

Il sole splendeva sul mare turchese, calmo e profondo; dardeggiava ricami di luce sulle bianche scogliere, dove battevano ritmicamente ondate solenni.
Lui guardò il respiro della risacca, e l'orizzonte, limpido e sgombro.
Assaporò l'aria salmastra insieme con la solitudine totale di quel luogo.
Sedette e attese.

Il sole tramontava in un pozzo di fuoco, tingendo il cielo come un'immensa tavolozza di toni cangianti, sempre più cupi.
Quindi lei giunse, appena prima della notte.
Lui si alzò in silenzio.
Lei fece scivolare il cappuccio del mantello e sciolse i capelli corvini.
Era molto bella; gli avevano detto questo, ma qui era diverso.
Forse per tutta la strada che aveva fatto, o per il tempo passato a cercarla - sapendo di doverla incontrare, alla fine.

Lei parlò.
"Non è questa l'ora."
Aveva gli occhi bianchi. Completamente. Era difficile guardarla.
"Va'. Non puoi restare."

sabato 28 luglio 2012

Domani perché?

La domanda era rimasta sospesa nell'aria, tremula nelle onde di caldo che salivano dal piazzale di cemento.
La bambina guardava all'insù, cercando nel volto della sua mamma l'indizio di una risposta. Che non giungeva.
Gli occhi della donna invece cercavano qualcosa nell'orizzonte; lo trovarono.
In parte nascosto dalla foschia, ma luminoso nel riverbero del tramonto, il simbolo della Compagnia si stagliava sull'enorme fiancata di acciaio della nave.
La mano libera della donna, quella che non stringeva dolcemente il polso della bambina, scivolò sotto l'orlo della maglietta e si fermò sulla cicatrice che aveva sul fianco destro.
Era guarita bene. L'intervento, era andato bene. Ciò che restava dei suoi organi vitali si stava riprendendo.
Lei lo sapeva; ogni giorno riusciva a stare in piedi più a lungo. Oggi, per la prima volta, si era sentita abbastanza in forze da accompagnare sua figlia fino allo Spazioporto.
"Papà e Patrick sono lassù" le aveva detto indicando la luminosa capocchia di spillo che si stagliava contro il cielo screziato di rosa.
Venere... la Colonia. La salvezza.