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martedì 31 dicembre 2013

Sogni, bambina.

Dormi, ignara di quanto sia possente, quest'alba di dicembre.
Anche il dolce mare, quieto nel suo pigiama di indaco e velluto, riflette pigramente l'incendio di corallo che graffia il cielo. Un sibilo gelido si è impadronito delle strade deserte, vorticando nelle piazze saluta per primo il giorno neonato. Il disco di fuoco dardeggia dalla cima dei monti, il suo raggio trafigge le morbide nuvole rosa per giungere a questa riva, ed indugia leggero sulle mani rugose di un vecchio pescatore, carezzandole con la dolcezza di un'antica consuetudine.

sabato 28 dicembre 2013

Gioco da ragazzi

“Sei sicuro di saperlo fare?”
Roberto non rispose; chino sulla rozza impalcatura di legno, con a fianco il piccolo oggetto affusolato che giaceva nel fango, continuava ad armeggiare con il pezzo di miccia. Franco sbuffò, rinunciando a domandare altro: sapeva che era inutile insistere, quando suo fratello maggiore si intestardiva.

Si guardò nervosamente intorno, scrutando i campi deserti. Il sole stava cominciando a riscaldare la terra umida, sollevando nuvole di vapore dalle zolle fangose dei solchi arati.
Da qualche parte un cane abbaiò e lui si innervosì.
“Ci vuole ancora molto?”
“Stai zitto. Ho quasi finito”.

martedì 24 dicembre 2013

Delusione d'amore

Quando il Cartografo uscì dalla cabina del comandante, sbatté il pesante portellone con tanta forza che le pareti dell'alloggio tremarono violentemente. Fuori di sé per l'ira, il possente ufficiale si allontanò, imprecando a voce alta e calpestando con falcate rabbiose il pavimento del corridoio.
La giovane in attesa fuori dalla stanza notò le sgraziate impronte, che gli zoccoli avevano lasciato sul delicato tappeto di erbaseta, e scosse sconsolata la testa.
“Sono solo degli animali” sibilò mentre bussava rispettosamente alla porta del suo comandante.
“Che altro c'è?”
La voce del Signore, sebbene attutita dallo spesso portello, le parve imperiosa e profonda. Lei adorava sentirlo parlare. Un brivido di emozione si fece strada attraverso la sua pelle, traslucida e tesa, mentre pronunciava in fretta il proprio nome. Dopo alcuni istanti udì lo scatto secco della maniglia e il boccaporto si aprì con un sibilo.
Il Signore era in divisa e la fissava dal basso con il suo sguardo fiero e intelligente. Le lunghe appendici flessuose del tronco fluttuavano lentamente intorno al corpo basso e tozzo, portando le mani sottili a disegnare elaborate carezze nell'aria.

domenica 22 dicembre 2013

Trappola per Builombre

La prima volta che vidi il Builombre, lui fece capolino da sotto il tavolo del soppalco, ed io non realizzai subito quanto fosse straordinario ciò che era accaduto in quell’istante. Fu comunque una visione fugace e parziale: un ammiccare rapido, fra le ombre della scala della soffitta, subito seguito da un guizzo verso la piccola biblioteca nel sottotetto. 
La voce del dottore, salendo leggermente di tono, mi costrinse a voltarmi e a fissare di nuovo il suo sguardo spento. Mi sforzai di concentrare l’attenzione su quella cantilena monotona, ma io di quelle probabilità, di quei paroloni, scanditi diligentemente una sillaba alla volta, avevo capito subito il succo.
Non mi importava molto della malattia, in quel momento. Temevo le necessarie cure, la sofferenza, ma come possibilità ancora remote, che si affacciavano soltanto ipoteticamente in prossimità dell’orizzonte degli eventi.
Quando finalmente se ne andarono, lui e quell’infermiera carina, che continuava a guardarmi con un sorriso di circostanza, mi persi finalmente fra le note di un movimento di Ravel, solenne e pacato, che si diffuse nell’aria insieme all’aroma fruttato di un ricercato infuso orientale: sperai che lui avrebbe gradito entrambe le cose, come era scritto nel libro, perché volevo prenderlo.

Lo desideravo più di ogni altra cosa.

venerdì 13 dicembre 2013

giovedì 12 dicembre 2013

Portami via

La pietra scomparve con un tonfo sordo dentro l’acqua scura. Le onde concentriche si allargarono pigramente, riflettendo le luci fredde del porto.
Lucia lasciò dondolare le gambe al ritmo di quelle oscillazioni: fissava un punto indistinto sulla superficie oleosa dell’acqua. Rilassando gli occhi, lasciò che i riflessi si sfocassero e nelle macchie di colori cupi le sembrò di vedere un corpo che galleggiava.
Un cadavere di luce, che si stava spegnendo.
“Ne vuoi ancora?”
Pietro aveva la voce roca, da adolescente cresciuto in fretta. Lei si voltò a guardarlo, mentre le porgeva la piccola sigaretta storta che aveva arrotolato con le dita sottili.
La ragazza scosse il capo e sorrise, dolcemente. Rimasero in silenzio a guardare i fari di servizio della banchina che disegnavano strisce azzurrognole sugli scafi lucidi delle barche.
Lucia non sapeva esattamente per quale ragione andassero lì, la sera, invece di andare in giro per le vie del centro, insieme a quelli della loro età. Immaginava che fosse per quel muro invisibile, che univa loro due e li separava dagli altri, fatto di cene silenziose, di frasi rabbiose sussurrate a mezza voce nella notte. C’erano lividi da nascondere e sguardi muti, che dicevano tutto, ma che nessun altro ragazzino sapeva leggere.

domenica 8 dicembre 2013

Di muschio e vecchie pietre

L’aria è sottile in queste mattine di quasi inverno e si respira a fatica. Bocconi di nebbia fredda, che però quando scendono nei polmoni lasciano in bocca un sapore buono, come di un’antica promessa, e la voglia di un sole limpido nel cielo, azzurro e gelato.


E’ tempo per alcune cose, senza tempo, che hai trovato lì prima di te.

mercoledì 4 dicembre 2013

Sfogo di cometa

Sono tutti qui a spiarmi, ammutoliti e con il naso all’insù. Sperano che rischiari le sere d’inverno, ammiccando agli innamorati, o che mi metta in posa per le foto di Natale.
Mi hanno anche puntato addosso gli occhi indiscreti di quegli ammassi di ferraglia con cui impestano il loro sistema. Analizzano, scrutano, indagano, frugano: se potessero, mi salirebbero addosso e mi bucherebbero tutta, solo per il gusto di sapere di che cosa sono fatta.

Sciocchi e primitivi, sono i bambini capricciosi dell’universo, lo sanno tutti. Nessuno che abbia mostrato un po’ di rispetto, mentre io mi offro al loro Sole! 

domenica 1 dicembre 2013

Di Nonne, cipolle ed aldeidi leggere

Questo post, oltre che partecipare al 34° Carnevale della Chimica da Leonardo Petrillo, è tratto da una storia vera. E saporita.  

La piccola cucina è inondata di sole.
E’ la luce dorata, discreta e soffusa, di una giornata gelida d’inverno, in cui anche il sole si copre di soffici nuvole, come se persino lui soffrisse il freddo.
Arriccio il naso, lo sguardo va ai fornelli dove borbotta  un plotone di pignatte e tegami; quelli grossi, da guerra, che raramente vedono il mondo fuori dal proprio ripostiglio.
Annuso gli effluvi che salgono lenti dalle mutevoli superfici di cottura, dove interfacce di composite miscele organiche gorgogliano, ribollono, gemmano in vescicole viscose, da cui  traboccano con liquidi schiamazzi le vaporose risultanze delle energie convettive sottostanti.
Il piccolo laboratorio biochimico del mio organo olfattivo si dimostra all’altezza dei millenni di perfezionamenti a cui l’evoluzione l’ha sottoposto, restituendomi l’ordinato rapporto analitico delle impronte odorose di un vasto connubio di ortaggi.

sabato 30 novembre 2013

Maddlands

« È come se ci fosse una Agenzia per il Controllo Cronologico che impedisca la comparsa di curve temporali chiuse, così da rendere l'universo un luogo sicuro per gli storici. »
Stephen Hawking (1992)

Il sole si era levato lentamente; il suo disco splendente galleggiava nella luce giallognola dell’alba, basso sull'orizzonte, come se faticasse ad arrampicarsi nel cielo velato di nebbia.
Beren stava in piedi sul ponte del piccolo natante e ne assecondava il leggero beccheggio osservando il mare calmo, dai toni scuri, piatto come una distesa di velluto, appena mossa delle morbide e fugaci increspature delle onde.

Sbuffi di fumo si levavano a tratti dal fornello della pipa, stretto fra le mani fredde, scomparendo rapidi nell'aria: lui li guardava, desiderando di veder svanire in questo modo anche i propri ricordi.

E invece, come gli accadeva sempre più spesso, continuava a rivivere le emozioni indefinibili di bambino, tornando a quella notte in cui l'anima di suo padre era salpata, senza un saluto, verso l’unico luogo che lui non aveva saputo ancora trovare.  

Nonostante lo avesse cercato.

venerdì 22 novembre 2013

Ricordo Rosso (a mio nonno)

Nelle albe d’inverno, da bambino, respiravo l’aria gelata e poi,
con le labbra socchiuse, sbuffavo lentamente e disegnavo le mie piccole nuvole.
Le guardavo sciogliersi salendo verso l’azzurro,
che occhieggiava oltre i morbidi drappeggi della nebbia.

Fremevo in quel silenzio odoroso di muschio e pane arrostito,
con la sua dolcezza sottile e aguzza che entrava in gola
da sotto i denti, ghiacciandoli,
e lasciava nel petto una voglia strana,
di piangere a lungo senza ragione.

giovedì 14 novembre 2013

Carnevale della Matematica numero 67

Carnevale della Matematica #67
"La matematica e gli organismi viventi"

Cosa c’è, Coniglio? Che ti piglia?
Non è da te restare chiuso nella tua tana, tremante con le orecchie basse, annusando l’aria titubante, mentre fuori c’è tutta questa gente.
Non li conosci? Non è vero, alcuni di loro sono amici di vecchia data.
Guarda, molti di loro ti hanno suggerito sogni e storie, e qualcuno ha anche partecipato al Carnevale della Letteratura che abbiamo ospitato.

Insomma, Coniglio, ma che figura!
Abbiamo invitato i Carnevalisti Matematici e loro sono venuti a trovarti! Ti rendi conto che non puoi restare chiuso qui dentro? E’ una cosa inaccettabile!
Che dici? Ti vergogni?
Ma come “non so niente di matematica!”
Hai perso il senno.
Che accidenti significa “Sono solo un coniglio, mannaro, per di più?”

Ma sai che il tema scelto per questa edizione è proprio “la matematica e gli organismi viventi”? Non ti rendi conto che c’è più matematica nel tuo vecchio pelo arruffato di quanta ne stia nei libri di una intera biblioteca?
No, caro bello, non lo dico solo per farti coraggio.
Sapessi quanta matematica è servita all’evoluzione per mettere insieme un deficiente come te? Quali leggi scientifiche entrano in gioco, e quanta complessità, ogni volta che punti una carota e ti metti a sgranocchiarla?

Ah, non mi credi?
Vecchio leporide testardo!! Te lo dimostrerò.

martedì 12 novembre 2013

Terre senza luce - parte prima

La prima volta che Eleanor lo vide, era arrivata alla Cittadella da poche ore.
Il nobile stava in piedi sulla terrazza più alta e teneva le lunghe braccia scarne poggiate al parapetto. Le sue dita erano talmente sottili che sembravano affondare nelle crepe fra le vecchie pietre muschiose.
Si avvicinava una tempesta ed il cielo, un drappo scuro impigliato nelle cime aguzze dei monti, era solcato da sinistre ragnatele di fulmini. L’uomo teneva il tronco piegato in avanti, protendendo verso il baratro il collo sottile. Le raffiche furiose del vento, gonfie di pioggia, gli agitavano lunghe ciocche bianche che spuntavano da sotto il cappuccio scuro.
Lei, percorrendo il lato opposto della piazzetta, aveva osato gettare un’occhiata fugace alla sagoma sottile che le dava le spalle, ma quello si era girato subito, di scatto, piantandole in viso gli occhi, aguzzi e scintillanti come pietre preziose.
Sentendosi trapassare da quegli occhi la ragazza aveva abbassato subito lo sguardo, affrettando il passo e tremando tutta.
Prima di imboccare il ripido vicolo che scendeva verso il borgo, serpeggiando fra gli orti e le mura delle case, non resistette e si voltò di nuovo, ma il nobile era sparito.
Quella sera, sua madre morì, lasciando Eleanor del tutto sola al mondo.

giovedì 31 ottobre 2013

Materia viva

Questo racconto partecipa al 33° Carnevale della Chimica e omaggia il grande De Andrè, che ha saputo riscrivere più di una splendida poesia.

Solo la morte m'ha portato in collina

un corpo fra i tanti a dar fosforo all'ariaper bivacchi di fuochi che dicono fatuiche non lasciano cenere, non sciolgon la brina.Solo la morte m'ha portato in collina.

( Fabrizio De Andrè
“Un Chimico”
da “Non al denaro, non all'amore né al Cielo)

Avrei freddo, se potessi sentirlo. E forse paura.

Ma la mia pelle nuda, stretta nell'abbraccio greve dell'argilla, non vibra alle emozioni, né sussulta al gelido tocco della terra umida. Qua sotto i secondi e i secoli formano un amalgama omogeneo, liquefatto come le mie membra, già pallide quando lo scoppio mi strappò alla vita.

Sebbene non amassi il sole, vederne sorgere un mortale simulacro dal bancone del mio laboratorio mi portò a concepire un pensiero struggente. L'idea che non l'avrei più visto, né splendere nel cielo, né languire al tramonto, mi colpì come una vampa, più violenta di quella che mi uccideva.

sabato 12 ottobre 2013

Cinque parole perfette

“Non scriverò più romanzi dopo questa ultima frase.”

Le otto parole si stagliavano nette sul monitor, un plotone di pixel scuri schierato alla fine della pagina bianca. Un grande spazio, vuoto come un oscuro presagio, separava quella riga dal resto del testo, monolite continuo e fitto di una moltitudine di parole.

Appoggiò i gomiti sulla scrivania e la fronte sul palmo delle mani. La testa gli doleva e così le dita; si accarezzò le tempie con un delicato movimento circolare dei polpastrelli, ma senza trarne beneficio.
Vagò con lo sguardo intorno alla stanza. Era uno studiolo raccolto, in un angolo riparato della casa, riempito di mensole a loro volta stipate di libri.
I corposi volumi delle edizioni pregiate, austeri nelle loro massicce custodie di cuoio e sovracoperte riccamente decorate, campeggiavano troneggiando su un oceano sparso di edizioni economiche, manuali, opuscoli, libriccini.
L’unico, vecchio tavolo tarlato della stanza era ricoperto di maestose opere in plano, adagiate con cura lungo tutta la superficie, al di sopra della quale traballavano improbabili torri di ottavi e sedicesimi, accatastatesi, nel tempo, in modo da formare una compatta muraglia.
Come tutte le cose piccole, si appoggiavano le une alle altre per non crollare.

lunedì 30 settembre 2013

Le lettere di Schrodinger

Ho scritto di getto perché il tempo era poco, quando ho iniziato a scrivere. Sarà, a maggior ragione, poco anche quando avrò finito; quando voi leggerete, starà finendo, e poi sarà finito. Verranno lettori per cui tutto questo sarà passato, trapassato, strapassato. 
Per chi leggerà. 
Ma ora, qui, nel piccolo spazio del rigo vuoto, in cui piovono le lettere e le parole si raccolgono in pozzanghere di pixel scuriti, qui il tempo è indefinito.

sabato 28 settembre 2013

Affinché la morte non ci separi

Le nuvole erano basse nel cielo; immobili, assiepate in banchi, galleggiavano livide sopra la linea netta dell’orizzonte. Una foschia leggera ricopriva i campi fradici e la lunga riviera tortuosa, spazzata dalla mareggiata. Le colline, battute da folate di vento freddo, sembravano rattrappite, come una vecchia coperta inzuppata d’acqua. 
La luce tendeva al viola, le nubi erano bluastre, gonfie di una pioggia vecchia e sporca.
Un suono si levò, acuto e penetrante. Risuonò ripetutamente, assumendo un ritmo cadenzato e fisso. Echeggiava ancora quando l’uomo si svegliò.

giovedì 26 settembre 2013

Tempo per i tempi

Per l'occasione del quarto #carnevaledellaletteratura, un piccolo contributo del Coniglio... al tema del tempo!

martedì 24 settembre 2013

Il tempo imperfetto


"Per un lungo periodo della mia vita ho avuto l’impressione di essere sul punto di contemplare una visione diretta del vero.
Pur non essendo mai giunto ad una completa illuminazione, ho l’assoluta certezza che non vi sia affatto la necessità, per comprendere la natura di ciò che esiste, di prendere in considerazione concetti come la materia, l’energia o il tempo.”

lunedì 16 settembre 2013

Sul finire del giorno (seconda parte)

Questa è la seconda parte (qui la prima) di un racconto che ho scritto per il quarto Carnevale della Letteratura, ospitato da Leonardo Petrillo su Scienza e Musica.
Grazie a Leo anche per il supporto scientifico, che mi ha permesso di scrivere qualche bischerata in meno!

Vista dal lungo crinale su cui correva l’ultimo tratto della pista, a poche leghe di distanza, Gween Hill assomigliava in qualche modo ad un lungo bastone coricato al suolo. La Torre Dimenticata, che si stagliava verso il cielo, ne rappresentava l’impugnatura, dalla cui base partiva una lunga fila di case che terminava con la mole della Reggia, compatta come un puntale.
Rel aveva sempre amato, tornando dai propri viaggi, contemplare la vista della sua città, limpida nel cielo chiaro, pregustando il refrigerio di un tetto ombroso sopra la testa e la sensazione di ristoro che gli dava stendersi nel Giardino dell’Ombra.
Ma quella volta era diverso.

venerdì 13 settembre 2013

De finis vacantiae (elogio inquieto della verdura)

Ecco fatto. Si ritorna. No, non abbiamo quasi mai camminato.
Documenti smarriti, febbri infantili e mal di pancia notturni ci hanno accompagnato in questi giorni di vacanza, come una sorta di nuvola da impiegato; poco più in là del suo raggio d'azione, proprio sopra la nostra testa, ha quasi sempre brillato beffardo un buon sole di settembre.


Sul finire del giorno (prima parte)


Verrà, al termine di un lunghissimo giorno, il respiro del tempo.
Soffierà dalle montagne e la luce fuggirà al suo cospetto,
di ora in ora si stenderanno le ombre
e sdraiate a terra piangeranno il loro sole, rosso di sangue, che giace morente.
Sulle sue ali verranno, per restare, cieli senza orizzonte.

Cap. Jerrod Berwel - Diario di Bordo


Qualcosa lo aveva svegliato. Un rumore sconosciuto, che tuttavia si stagliava, nitido e continuo, sullo sfondo dei suoni abituali della prateria. In seguito Rel si sarebbe vantato di aver riconosciuto subito il fischio del vento, senza averlo mai udito prima; era proprio come lo descrivevano le leggende.

lunedì 9 settembre 2013

Prima dell'autunno

Un racconto per il Carnevale della Letteratura #65 che verrà ospitato da Roberto Zanasi sul blog "Prooooof" con il tema "La Navigazione"

Cullo nel pensiero quel sentimento aguzzo, di dolce dolore, come una rosa incastrata nel petto.
So cos'è: voglia di autunno, di roveri odorosi che soffiano nel camino mentre un vino maturo, più stanco che forte, mi scalda di lenta dolcezza come una vecchia amante.
Ascolto il ritmo delle onde che danzano sotto il legno, sprofondato nel letto morbido. Mi convinco che la cadenza è buona. Il mare è in pace e io so di essere al sicuro.
Poco dopo sto già sognando.

domenica 1 settembre 2013

Nel piccolo spazio

Nel piccolo spazio, stretto fra l'ombra di antiche querce e di vecchie mura, hai dormito un sonno lieve, sospesa fra l'erba morbida e il dolce vento di settembre.



Là, in quel lembo di prato dorato di sole, giocavo  in un tempo che soltanto oggi mi è sembrato lontano. Chissà se tu anche tu, nel tuo sogno bambino, sentivi parlare di un mondo incantato, perduto oltre quella porta di pietra e di fronde.



domenica 25 agosto 2013

Notti d'inverno

Michele guidava con attenzione spasmodica lungo la strada stretta e insidiosa. Per diversi chilometri, mentre saliva verso il valico con secchi tornanti, il nastro d’asfalto si restringeva paurosamente, seguendo una traccia tortuosa fra enormi macigni.  

La luna occhieggiava a tratti fra la trama degli alberi, illuminando i rami spogliati dal precoce inverno, che si piegavano alle dure sferzate del vento. Le folate afferravano la vettura imprevedibili, e la spingevano verso il ciglio del baratro. 

Se non fosse stato in fuga, Michele avrebbe viaggiato a ben altra andatura su quella strada, in una notte del genere. Sullo specchietto retrovisore occhieggiava minacciosa, comparendo puntuale ogni volta che il tragitto si faceva rettilineo, la luce azzurrognola dei fari inseguitori.

domenica 18 agosto 2013

Di castelli, funzioni e vanità dell'opera umana

Per il maschio umano adulto, una delle maggiori attrattive offerte dalla frequentazione di una spiaggia d'estate al seguito della propria famiglia è la possibilità di applicarsi alla costruzione di castelli di sabbia.
La straordinaria duttilità della rena bagnata e la sua indiscutibile abbondanza sul posto ne fanno l'elemento ideale per riprodurre con poco sforzo fedeli ricostruzioni di antiche fortezze ispirate all'arte militare di tutte le epoche, dotate di torri, bastioni, mura, merlature, guglie, piazzeforti e, per i più esigenti, interi sistemi di fortificazione muniti di passerelle, fossati e canali comunicanti fra loro e con il mare.  


L'occupazione ludica, a cui si dedicano con variabili risultati bagnanti maschi di tutte le età, ha invero origini antichissime e annovera uno stuolo di serissimi estimatori, veri professionisti delle scienze edili balneari che non disdegnano dedicare parte del meritato riposo estivo alla partecipazione a competizioni articolate e di grande impegno. 

sabato 17 agosto 2013

Neve sull'argine grande

Per il terzo #carnevaledellaletteratura, deliziosamente ospitato da Maria Cuccaro sul suo Skipblog, il Coniglio propone un racconto, ispirato ad un dipinto di Matteo Pedrali (autoritratto con paesaggio).

Oggi il fiume sembra specchiarsi nel cielo.
L'aria fredda e umida è uno sfondo grigio, dai toni morbidi, disegnato con pennellate frettolose; vi galleggiano densi gli ammassi di nuvole come grumi di bianco sporco e mal steso. Il cielo mi sembra una tavolozza di acquarelli troppo liquidi, che colano sui campi, impregnano le case e infine sgocciolano, lenti, nel grande fiume.
Seduto sulle antiche sponde lascio la corrente scorrere dentro ai miei occhi chiari, che dell'acqua hanno preso la fredda luce.

mercoledì 14 agosto 2013

Presentazione del libro "Il Principe Dimenticato"

 Presentazione del libro - "Il Principe dimenticato"

1 ottobre 2013, ore 17.30 Auditorium Comunale “Aldo Ducci”Via Cesalpino n. 53 - Arezzo

 

Intervengono: Simone De Fraja e Claudio Santori
per info: www.societastoricaretina.org 
tel.-fax 0575299386
In collaborazione con Società Storica Aretina e Brigata Aretina Amici dei Monumenti

venerdì 9 agosto 2013

Posizione di Fortezza



“Non farò mai ciò che volete. La questione è chiusa.”

L’uomo legato alla sedia aveva parlato con calma, scandendo bene le parole; nonostante i denti spezzati gli conferissero un buffo accento strascicato, la sua voce trasmetteva sicurezza e autorità. I due scagnozzi in piedi lo fissarono brevemente.

Per diversi minuti il suono sordo dei pugni e dei calci riempì l’aria stantia del vecchio magazzino. L’uomo sulla sedia gemeva piano, tenendo la testa il più possibile piegata sul collo per proteggersi il viso.
Gli altri due si davano da fare con metodo, alternando i colpi, mantenendo un buon ritmo. Ansimavano, fradici di sudore; ogni tanto si passavano sulla fronte grondante una mano sporca di sangue.
Per terra tutto si mescolava in una poltiglia calda su cui era difficile non scivolare.

martedì 6 agosto 2013

In quella pallida estate

Noi non ricordiamo molto, di quella pallida estate; i nostri ricordi sono indistinti; bolle di sapone, come sogni dentro ad un altro sogno, che brillano alla luna e svaniscono quando la luce si fa più intensa.
Ma c'è stato un singolo tempo in cui i pensieri erano più limpidi, anche se tenui come il riflesso delle stelle su un lago.
E' nitida l'immagine della collina; sulla sommità c'era un piccolo spazio erboso, chiuso da quattro vecchie mura e da un boschetto di querce, a cui salivamo dai campi come la bruma, nell'ora del tramonto; giungevamo in cima insieme alle prime lucciole, fiammelle timide ed eteree che ai nostri occhi splendevamo come mille soli. A volte, quando il buio era soave e i campi si impregnavano di dolcissima nostalgia, restavamo là anche oltre la notte.

sabato 3 agosto 2013

Carnevale della letteratura #2 - I luoghi di confine

E' notte fonda e i conigli, rannicchiati con le zampette sotto il soffice pelo caldo, dormono nelle loro tane. Fuori una luna pallida illumina senza scaldarlo un gelido paesaggio di campagna invernale, diffondendo fra gli alberi spogli il suo chiarore spettrale.

Un movimento, improvviso e furtivo, anima per un istante la scena, facendo sobbalzare il tuo occhio attento, lettore.
Eccolo di nuovo, là, proprio sotto quel cespuglio di rovi. Poi un altro guizzo, più vicino. Ed uno ancora. 
Il tuo sguardo rincorre la fugace apparizione, una macchia bianca nella luce incerta, che moltiplica i rapidi guizzi, si lancia in brevi corse, per poi tuffarsi e scomparire nuovamente nel sottosuolo. 

Ti avvicini, rabbrividendo nel buio, ma non fa così freddo. E' piuttosto l'emozione che ti assale, insieme ad un crescente senso di aspettativa. Forse l'attesa è finita. Sei consapevole della tua incredibile fortuna; sai che stai per assistere a qualcosa di straordinario...

sabato 27 luglio 2013

Diritto d'asilo



Sul fondo la luce non arriva. Nel freddo strisciano correnti che portano cose, invisibili e letali. Ti afferrano e ti trascinano con loro, nei posti dei morti.  Le sento spesso sussurrare vicine, mentre cerco di dormire tenendomi i piccoli ben stretti, perché non scivolino via nel buio.

Anche io, come tutti gli altri, non volevo vivere sul fondo, ma non ho avuto scelta. Eravamo in troppi, con poco cibo e ancor meno ossigeno. Le tane erano affollate e sporche, vivevamo assiepati come bestie, in branchi troppo grandi per andare d’accordo.

mercoledì 24 luglio 2013

Scritte sulle onde

C'era stata burrasca, con la risacca che flagellava la spiaggia per tutta la notte; poi il vento di terra, soffiando deciso, aveva imposto una docile calma. Rami e tronchi bianchissimi, spellati dal mare, giacevano sul bagnasciuga là dove la tempesta li aveva rovesciati. Luccicavano nella luce cupa di quell’alba uggiosa, immobili come le colonne spezzate di antiche rovine.

L’uomo con la giacca scura stava in piedi vicino ad uno dei relitti più imponenti, che emergeva inclinato dalla sabbia come una torre pendente.
Teneva lo sguardo fisso verso l’orizzonte e il vento alle spalle gli gonfiava le vesti, facendone volteggiare i lembi con rapidi, violenti schiocchi. Respirava l’immensità di quell’aria di confine, fra terra e oceano, assaporando sulle labbra il gusto salmastro degli spruzzi.

Stava immobile, con le scarpe sprofondate nella sabbia. Guardava l’azzurro sfumare fino a perdersi all’infinito e aspettava. Lo stava facendo da tempo.

venerdì 19 luglio 2013

Finis Terrae

Le onde scure carezzavano lo scafo leggero, che ne assecondava il ritmo con un dolce rollio, lasciandosi cullare nel buio.

Il ponte della nave era sospeso fra l'oscurità del cielo e quella del mare, entrambe sconfinate. In alto, fra le vele, incomprensibili stelle ammiccavano con i loro sguardi gelidi alle figure immobili e silenziose dei marinai.
Appoggiato alla bordata di prua, il capitano guardava scivolare le luci lontane della costa, tremule nella calura estiva che saliva dalle distese desertiche della costa africana. A bassa voce, poco più di un sussurro, affidava al vento nomi di città maledette e smarrite, corrispondenti a quelle macchie evanescenti nel buio. I libri che aveva letto parlavano di quella terra e dei suoi abitanti, catalogando i brandelli di informazioni che affioravano dalla nebbia fitta del mondo di prima.

sabato 13 luglio 2013

Quando ritorno

Vieni a prendermi, quando ritorno.
Non so come, ma tu cercami. Sarò in piedi, silenzioso e smarrito, al riparo dalla pioggia di una sera d’inverno. Oppure sarà estate, e allora camminerò per le piazze. Avrò un passo lieve, perduto nel profumo delle arance, lo sguardo vagabondo sull’azzurro mare, sul profilo dei mondi, sulle pietre antiche del castello.
Tu sai dove cercarmi, mi troverai presto; io starò guardando la tua gente, quel loro sorriso di dentro, i gesti limpidi e veri.
Sarò appena tornato, quando mi troverai.
Non temerò di incontrarti, inizierò presto a sentirmi di nuovo a casa.

martedì 9 luglio 2013

I confini dei Conigli

Si entra nel vivo della preparazione della seconda edizione del Carnevale della Letteratura, ed alcuni, affascinanti contribuiti cominciano ad arrivare dai più remoti confini del regno dell’umano sapere.
Già, perché di questo si parla, visto che il tema del prossimo Carnevale è “luoghi di confine”.
Al Carnevale, ve lo ricordo, è possibile partecipare fino al 31 luglio, inviando la segnalazione di un contributo originale sul vostro blog all’indirizzo di posta del blog del Coniglio Mannaro (spartacomencaroni at gmail).

Succede poi che, insieme ai contributi, alcuni dei veterani dei ben più affermati Carnevali scientifici ci fan notare come il tema del confine sia talmente ampio da esser quasi… “sconfinato”.
E se questo da un lato è un bene, dovendo appunto i carnevalisti occuparsi di sconfinamenti fra diverse discipline, ambiti e sfaccettature delle arti e delle emozioni dell’uomo, dall’altra parte l’eccessiva libertà potrebbe disorientare e scoraggiare.

domenica 7 luglio 2013

Le infinite parole

Per il Carnevale della Matematica #63, sul blog di Mister Palomar, un racconto che parla del rapporto fra le parole e l'infinito. 

Socchiudo gli occhi, la luce è intensa.
Le palpebre vibrano nello sforzo di mantenere aperto allo sguardo uno spiraglio, affacciato sull’orizzonte, immobile e immenso, del mare.
Il sole al tramonto cola sull’indaco del cielo come una macchia di vernice; si rovescia lentamente, entra nell’acqua  ribollendo in un caleidoscopio di sfumature senza nome.

Mi scuoto e riprendo a camminare, guardandomi intorno.
La linea della costa, il profilo delle montagne, persino il rumore del vento e l’odore che porta, tutto è come mi è stato descritto nella sua lettera. Sono vicino.

giovedì 4 luglio 2013

Carnevale della Lettaratura #2 - Prima chiamata

I luoghi di confine - la letteratura incontra...


Dopo il successo della prima edizione del Carnevale della Letteratura, ideato, splendidamente preparato ed ospitato dal blog de "Il Gloglottatore", eccoci all'inizio del lavoro per dare un adeguato seguito al lavoro di ospite e partecipanti, augurandoci, io e il Coniglio, che siano numerosi e intraprendenti.
Il tema che abbiamo pensato di proporvi è, come titola questo post, quello dei luoghi di confine, dove la letteratura incontra le più disparate e variegate sfaccettature dell'ingegno e sensibilità umana.

lunedì 1 luglio 2013

Nel profondo dei cieli

Ero certo di conoscere già la Porta del Cielo, quando ci arrivai; la sua esistenza faceva parte del mio bagaglio culturale, come la Grande Piramide di Giza, o le cascate di metano liquido su Europa.
Fin dal mio primo passo in quel mondo seppi che mi ero illuso. Il mio arrivo coincise in maniera straordinariamente precisa al sorgere del giorno. Si tratta di un evento talmente improbabile da non essere stato nemmeno considerato nel mio periodo di preparazione; la cosa turbò alquanto la mia anima per un tempo considerevole, prima di capire che non esisteva alcun modo di prepararsi al Suo volere.  
In un attimo il buio che avvolgeva il paesaggio fu squarciato dall'abbacinante fiamma di un sole trasfigurato, di indescrivibile potenza. Il cielo ribolliva sotto il soffio rabbioso del vento solare, fondendo il terreno come un ghiacciolo gettato in una padella d’olio bollente. Uscendo dal trasporto, mentre la violenza di quel fenomeno schiantava a terra me e la mia tuta corazzata, ho pensato che quello era lo sguardo di Dio.

mercoledì 26 giugno 2013

Le mura di Anperion

Le mura di Anperion, comunque le si guardasse, si estendevano fino a perdersi nella foschia buia. Erano scure, levigate e fredde. In alcuni punti trasudavano un'abbondante umidità, ma non c'erano in esse pertugi, né porte, o feritoie. Sembravano fatte di un'unica, ininterrotta pietra liscia.  
Sorgevano in mezzo alla pianura erbosa, chiudendo la valle da un capo all'altro, arrampicandosi sulle pendici dei colli alle estremità, facendosi basamento dei fianchi scoscesi delle montagne, fin quasi all'apice.
Là, dove l'altitudine e il terreno sbarravano ogni passo, il fianco del baluardo si continuava con la roccia viva della vetta, divenendo esso stesso limite della terra e confine al cielo. 
Lo sguardo non giungeva ad esplorarne la cima, pertanto non si sapeva se vi fossero spalti, merlature, qualcuno che montasse la guardia. 
Erano fiorite leggende che gli abitanti della valle si tramandavano, narrandole intorno ai fuochi la sera o nei bivacchi estivi sulla pianura. In esse, le mura di Anperion erano guardate da uomini alati armati di archi che scagliavano saette. Torri di cristallo sorgevano sulla sommità, slanciandosi fino a bucare il cielo; in spazi oscuri, ad altezze inconcepibili, le loro bandiere garrivano fra le stesse dita di Dio.

giovedì 13 giugno 2013

Ecologia domestica - o delle buste riutilizzabili

Vecchia di pochi anni, l'idea della busta riutilizzabile nel nostro Paese è stata accolta da quel misto di entusiasmo (teorico) e indolenza (operativa),  con cui siamo soliti aderire ad iniziative  e  mutamenti socio-culturali del genere.
Consapevole dell'impossibilità (in questo Paese) dell'estinzione completa del sacchetto di plastica usa e getta, pena la diserzione di massa dai propri scaffali, la piccola e  grande distribuzione ha risolto il problema sostituendo le sempiterne buste di plastica chimicamente scorrette con assai meno inquinanti involucri in materiali biodegradabili.

Biodegradabili all'istante.

mercoledì 12 giugno 2013

Indaco dei sepolcri


Nel silenzio della chiesa vuota qualcosa riempiva il buio. Non era abbastanza per definirla una presenza, ma l’avvertiva; anche al di là del sudario di quel torpore che l’aveva invaso, i sensi storditi la percepivano comunque.
Lorenzo annaspava, affondando nella tenebra più fitta che aveva dentro. I pensieri vorticavano confusi, tutto gli sembrava farsi vago, come il ricordo di un sogno, struggente e dolcissimo, in cui ogni particolare è perduto e delle sensazioni, ormai lontane, rimane soltanto un impronta lieve sull’anima.
La porta si aprì lentamente e la sensazione si dissolse. La figura ammantata scivolò silenziosamente dentro, richiuse la porta e si avviò a passo lento verso il punto in cui si trovava il novizio, raggiungendolo.
Padre Filippo si sedette accanto a lui e con semplicità gli sorrise.

lunedì 10 giugno 2013

Il paradosso del "rettibondo"

Per il Carnevale della Matematica #62, sul fantastico blog Popinga, un raccontino dedicato ad uno sconosciuto genio molto particolare.

Che cos’è il genio?
A cosa ci riferiamo esattamente, quando usiamo la parola per descrivere qualcuno, o qualcosa, di straordinariamente unico?
Mi sono posto questa domanda molte volte nel corso della mia esistenza, ed ora che sto per lasciarla sento di non essere mai stato così vicino ad una risposta definiva.
Mi trovo qui perché ho avuto il coraggio di seguire fino in fondo la scintilla di rivelazione che mi abbaglia e mi ossessiona da sempre. Ed anche se ciò mi costerà la vita, non sono pentito del mio cammino. E’ unico e irripetibile e io ne sono giustamente orgoglioso.
Nessun percorso in questo mondo può vantare le straordinarie caratteristiche di quello che ho scelto io: lo so perché fin da giovanissimo ho dedicato la vita ad osservare gli spostamenti degli altri.

mercoledì 5 giugno 2013

Il buio del giorno

Lisa viveva nel pieno delle stagioni impossibili, un susseguirsi di giorni segnati da caotiche contraddizioni e dal ritmo sincopato di sempre nuovi mutamenti. 
Sono gli anni difficili, convenivano tutti parlando di lei, spettatore occasionale di conversazioni di cui era solo l'oggetto inanimato.
Lei registrava passivamente quella condiscendenza presuntuosa e ottusa che invariabilmente farciva il mondo degli adulti, impregnandolo ai suoi occhi della luce satura di un nauseabondo faro viola. 
Il suo universo invece restava sospeso fra successivi stadi larvali, in cui lei e i suoi simili erano costantemente travolti dal cambiamento. 

martedì 4 giugno 2013

Casa nuova

La casa nuova ha quell'odore, estraneo e familiare insieme, che hanno tutte le cose all'inizio. Fanno così anche le case, certamente, ogni volta che cambiano inquilino; sono nuove per te, che ci vieni una sera di primavera e lei ti aspettava, con le tapparelle tirate giù, i pavimenti puliti in fretta, le mura tinteggiate, tutto messo a posto come se fosse davvero la prima volta, che ci entra qualcuno.
Lo sappiamo entrambi che sono balle: sono un inquilino veterano, io.
So che adesso sembri un sogno perfetto, bella come una ragazza al primo appuntamento. Mi guardo in giro e sulle spalle sento il tuo, di sguardo. Avverto  la presenza inquieta dei tuoi difetti, quegli angoli ammaccati nei mobili, quei cigolii di armadi, quel tremolio di cassetto fuori squadra, quel rumorino insopportabile che farà una delle tue finestre quando qualcuno, da basso, aprirà il portone del condominio.

domenica 2 giugno 2013

Un flauto spezzato

Questo breve racconto è dedicato al Suonatore Jones dell'Antologia di Spoon River. Ne da occasione l'imminenza del primo Carnevale della Letteratura, che generosamente ospita Il Gloglottatore
E che chiama tutti voi, uomini e donne di penna!

Stanotte lacrime di luna, come cristalli d’argento, galleggiano mollemente posati sul tuo dolce seno e tu,  generoso mistero di frescura e di vita, li doni ai miei occhi nel gioco di un riflesso vivace.
Mi seduci in un istante e io mi immergo in te, nudo e libero; fluisco liquido nel tuo immenso ventre fresco. Le tue acque asciugano il sudore dei fianchi e le lacrime del viso, lavano via la polvere di questa terra ipocrita; così  è di notte, nascosti al mondo da un’illecita veglia, che io te ci amiamo, o mio fiume, mio Spoon.
Anche quel giorno l’alba ci sorprese uniti. Perso in te, goccia di te, il mio sonno era lieve. Vagavo cullato dalle tue onde verso un altro punto delle tue sponde. Presi terra fra morbide sabbie, mi svegliò la carezza del primo sole.
Venni dal fiume e non ho altra memoria di me stesso. Giaceva al mio fianco un flauto di canna, simbolo e dono del mio retaggio. Mi alzai dalla riva ristorato e lieto. Quel giorno, nella luce crescente dell’aurora, iniziai a camminare e suonare, ed entrambe le cose feci per tutta la vita.

sabato 1 giugno 2013

Vele strappate (seconda parte)

Leggi la prima parte

Dentro la baita fermentava un caos controllato. Myra era bravissima a coordinare gli sforzi eccitati dei tre bambini, che partecipavano entusiasti al “gioco della fuga”, rivaleggiando per dimostrarsi efficienti. Il più piccolino aveva tolto tutti gli abiti contenuti in un grosso baule, stando in bilico sul bordo e rischiando di sprofondarvi. La mamma gli corse in aiuto.
“Mattew, prendi soltanto quello che ti serve. Non possiamo portare tutto quanto.”
Il piccolo annuì con aria seria. La donna gli arruffò i capelli e tornò di corsa al suo lavoro. Passando davanti a Ginevra le disse:
“Ho un cassapanca con alcuni vestiti di quando ero ragazza” abbassò lo sguardo sul suo corpo e aggiunse “penso che andranno benissimo per te.”
Ginevra la fissò, seria.
“Io non ho fatto niente. Non ho niente da temere.”
“Credi che a loro questo importi? Sei qui, conosci questo posto. E’ abbastanza per fare di te una criminale.”
“Ma perché? Di cosa vi accusano?”
“Di vivere. O almeno, di vivere a modo nostro.”

Vele strappate (prima parte)

Questa è la prima parte di un racconto un più lungo del solito (per gli standard del Coniglio), che prende spunto da un post de "il tredicesimo cavaliere".



L’oscurità rollava, un moto dolce e continuo che induceva al sonno e rendeva difficile concentrarsi sui comandi. La botta giunse violenta e imprevedibile, un’esplosione di vuoto che si spalancò all'istante sotto la navicella, seguita dalla sensazione di precipitare a velocità folle, lo stomaco impazzito, il terrore che gli accapponava la pelle. Poi il buio si riempì di un bagliore iridescente; sorgeva dall'orizzonte, vorticante come un mulinello di fuoco. Istintivamente serrò le palpebre, anche se sapeva che era del tutto inutile.
Puntualmente, come ogni volta, la voce concitata di Butch lacerò il silenzio assoluto di quell'abisso di morte.
“Che stai facendo, Mike? Così ci ammazziamo!”
Un grido stridulo, uno scroscio di cristalli di panico che precipitavano in frantumi.
Strinse i pungi mentre ascoltava la propria voce rispondere, a sua volta distorta da un terrore cieco:
“Il tether di destra si è smagnetizzato! La vela sta collassando.”
“Come può essere?”
Sapeva che l'istante successivo avrebbe provato a chiamare il controllo missione, per dire che stavano andando giù, ma che non ci sarebbe riuscito. Si aggrappò con le dita, aspettando il dolore, e lui giunse puntuale mentre la schiena gli si torceva, piegata dallo strappo della navetta che decelerava di venti g in una frazione di secondo. Annaspò, respirando la colla viscosa della propria saliva, agitando le braccia alla ricerca di un appiglio.

domenica 26 maggio 2013

Il bar prima dell'alba

Il cielo era un mosaico di nuvole fra i tetti spioventi, dove si intrecciavano le gioiose follie delle rondini. Lontane spruzzate di rosa pallido annunciavano l'alba, mentre una crescente luce inondava i piani più alti dei palazzi come vernice dorata.   
La strada deserta e il quartiere silenzioso davano una sensazione di irrealtà; nel vuoto lasciato dall'assenza degli uomini e delle macchine, spento il frastuono dell'insensato brulicare feriale, quella domenica mattina di primavera restituiva momentaneamente la città a sé stessa. 
C'era tempo per passeggiare sul ciglio del torrente, che assolveva al suo compito ingrato di fogna cittadina mantenendo la sua pacifica bellezza; ascoltare i suoni nascosti, la radiazione di fondo di una realtà solitamente sommersa, fatta di quiete.

giovedì 23 maggio 2013

Pensiero fisso



Si era svegliata all’alba con quell’assurda idea in testa. Una follia completa, che aveva subito bollata come tale, stupendosi di averla pensata. Ma invece di svanire nelle pieghe della coscienza, l’abnorme pensiero gli tornava in mente mentre si lavava e faceva colazione. Per strada, era ricomparso ammiccando fra i titoli delle civette, o nei brandelli di conversazioni che volteggiavano nell’affollato marciapiedi. Anche dopo, mentre andava al lavoro, continuava suo malgrado a coglierne allusioni velate nella segnaletica della metro, fra gli ammiccamenti dei cartelloni pubblicitari, persino nel ritmo ovattato che filtrava dagli auricolari degli altri passeggeri.

martedì 21 maggio 2013

Sovrapposizione



Un racconto scritto per il Carnevale della Fisica #43 che sarà ospitato sul blog di Abbey-Travel   e per il quale è stato scelto l'affascinante tema della Creatività.

L'uomo armato era in piedi davanti alla porta rossa e teneva una mano poggiata al cinturone della tuta mimetica. Il suo atteggiamento minaccioso non sembrava impressionare il bambino seduto per terra davanti a lui, che rimaneva tranquillo, assorto nel contemplare la parete liscia della torre.
Il soldato respirò a fondo, cercando di dominare la tensione, e si concentrò nel tentativo di capire perché mai fosse toccato a lui accompagnarlo là dentro. Naturalmente non si trattava di un errore, non erano possibili.

Le sue istruzioni erano composte da un laconico foglio di meno di dieci righe. Seguendole, si era presentato in divisa e con l'arma di ordinanza al centro di ricerche.
Le due attendenti che li avevano accompagnati in automobile per molti chilometri fuori città, fra le colline, erano giovani e graziose; sorridevano in continuazione ma non parlavano mai.

lunedì 13 maggio 2013

Tre cose che insegnano le orchidee


A casa ho delle Phalenopsis. Sono le orchidee più diffuse ed è facile trovarle ovunque, persino come gadget abbinato ad alti regali.
Sono piante ritenute generalmente ardue da coltivare, forse perché è semplicissimo distruggerle; come per la maggior parte delle cose belle, basta continuare a fare la cosa sbagliata per un tempo abbastanza lungo.

Il Turco


Non sono mai andato per il sottile, quando si tratta di fare soldi. Ma quella porcheria mi ha fatto schifo fin dal primo giorno, quando il Turco ci disse che l’avremmo usata per i clienti.
Anche i ragazzi, che pure ne hanno viste tante, erano rimasti sconvolti. Il fatto è che stavamo entrando in un giro grosso, nel quartiere avevamo un certo nome.
Ma poi lui ci spiegò che il nuovo grossista chiedeva la metà, ed era molto difficile accorgersi della differenza. Era disposto a rivedere le percentuali di tutti e, a conti fatti, ci veniva in tasca un bel po’di grana.

domenica 12 maggio 2013

Momento angolare

Questo racconto trova la sua ispirazione in un bel post di Quantizzando,




Il comunicatore aveva di nuovo dei problemi. La voce della sala radio sul Ginevra  gli giungeva con un ritardo di diversi secondi e a Ted sembrava di stare in uno di quei documentari sull'esplorazione spaziale di due secoli fa.
Dall'altra parte sentì una voce familiare che strillava: “Allora, che diavolo stai facendo la sotto?”.
“Vedi di darti una calmata, Laura!” rispose alzando a sua volta la voce. “La modulazione quantistica si è fottuta e il segnale viaggia subluce.”
Attese quasi venti secondi prima che lei si facesse sentire di nuovo, con tono decisamente più amichevole.
“Ted! Non sapevo che fossi tu in missione. Tutto bene?”
Lui grugnì e chiuse la comunicazione. Odiava le domande idiote di sua moglie.

mercoledì 8 maggio 2013

Rondine di mare

Questo post è stato scritto per il Carnevale della matematica numero 61 che sarà ospitato sul blog notiziole di Mau, 
È ispirato alla figura di Leonardo Fibonacci, alla sua famosa sequenza, che nasconde la costante del rapporto aureo, ma più di tutto al suo grande amore per la libertà. 

L’uomo camminava a testa alta, lo sguardo perduto nel limpido tramonto che incendiava il cielo sopra la Darsena di festosi drappeggi arancio e cremisi.
Percorreva con passo spedito, reso sicuro dalla consuetudine, lo stretto viottolo che costeggiava l’argine di mezzogiorno, a ridosso della graziosa mole del tempietto di Pontenuovo.
Dall’altro lato del fiume le rondini saettavano improvvise, sbucando dal chiuso delle viuzze del borgo di tramontana, lanciandosi in traiettorie imprevedibili che le conducevano a capofitto verso le acque dell’Arno. Giungevano intrepide a lambirle, per poi risalire più dolcemente, lasciando sulla superficie sottili ed effimeri solchi.

C’era qualcosa, nel volo degli uccelli, che aveva sempre affascinato Leonardo.
Li adorava fin da ragazzo, quando al seguito di suo padre di quelle rondini aveva seguito per mare le misteriose rotte celesti, scoprendo per la prima volta le meraviglie di una terra generosa e calda, straripante di vita, in cui non esisteva il tempo.

venerdì 3 maggio 2013

Ritratto in chiaroscuro


Nei miei ricordi, l'immagine più viva è quella del grande prato. Una distesa morbida di erba grassa, che seguendo le curve sinuose del paesaggio avvolge come un manto una valletta nascosta a mezza costa, nelle pieghe del colle, riparata da due modeste alture. Al centro del pianoro sorge l'antica casa di famiglia, un luogo che mi sforzo inutilmente di dimenticare.

Ogni volta che ci tornavo, mentre la macchina scivolava lungo il viale incrociando le ombre nette dei cipressi che lo costeggiavano, guardavo le onde che le folate di vento disegnavano lungo la pianura. L'erba si inchinava, alternando il verde brillante degli steli dritti ai toni più scuri, smeraldini, di quelli piegati.
Ci si fermava sotto il maestoso platano al centro del piazzale e io, dal momento in cui aprivo la portiera e posavo il piede sulla ghiaia polverosa, sentivo salirmi alla gola un nodo soffocante.

lunedì 29 aprile 2013

La bambina senza colori



Nel cuore del Bosco Incantato, proprio al centro di una piccola radura, sorgeva una graziosa capanna di tronchi e rami intrecciati, dove viveva una bambina grigia.

Pur essendo molto bella, la bambina era nata senza i colori.
Aveva la pelle di un grigio tenue e delicato, come una nuvola d’estate. Le sue labbra, color della fuliggine, erano appena più chiare degli occhi, che parevano d’argento. I lunghi capelli, neri come la notte, le scendevano ai lati del viso raccolti in due lunghe trecce.

giovedì 25 aprile 2013

Il bambino curioso nel mondo frattale

Mi capitava di pensarci da piccolo, durante i lunghi viaggi in macchina con la famiglia, interminabili tragitti autostradali che ci portavano verso i luoghi di riposo estivo.
A volte la meta era un posto di mare, più spesso ci arrampicavamo verso le vallate alpine, qualche volta visitavamo una città.
In tutti i casi era frequente osservare le grandi arterie stradali che penetravano le periferie cittadine innestandosi nel contesto urbano come il picciolo in una mela, inserendosi in profondità e ancorandosi alla città, dopo essersi sfrangiate in una ramificazione successiva di svincoli, incroci, deviazioni, gemmazioni successive di raccordi, viali, strade urbane, viuzze e vicoli. 

lunedì 22 aprile 2013

Imprevedibile cambiamento

Iniziò all'improvviso. Il mondo fu squarciato da un precipitoso susseguirsi di scosse, rabbiose e convulse. Sembravano non finire mai; un sussulto dopo l'altro, impietosi, finché tutto intorno mi crollò addosso. Il mio corpo, costretto dal peso immenso, veniva stritolato in un groviglio di dolore. Lottavo per respirare, in preda al panico, cercando di sfuggire a quel torchio che mi spezzava la schiena.

sabato 20 aprile 2013

Passeggiata d'inverno

Il tempo era rimasto incerto per tutto il giorno. Sullo sfondo di un cielo informe si stagliavano brandelli di nuvole, livide e scure, come rammendi sparsi su una vecchia coperta. A tratti il vento si levava e sbatteva gli alberi spogli, strappando le rare foglie morte che l'autuno aveva dimenticato sui rami.
La pioggia però rimaneva nell'aria e non scendeva, come tante volte succede alle lacrime.


Nonno Armando, così lo chiamavano tutti, camminava da solo. Figli e nipoti, per rispetto, lo seguivano da vicino pronti sostenere il suo passo, incerto malgrado il bastone.
C'era diversa gente che li accompagnava. Un corteo discreto, percorso dal fremito di un chiacchiericcio, di brevi commenti e cenni raccolti del capo, che si era formato ammassandosi fin davanti alla porta di casa rendendo difficile il transito delle macchine che attraversavano l'abitato.

mercoledì 17 aprile 2013

Strada verso casa

1. Fa freddo qui dentro. Fuori era caldo, c'era luce. Le immagino sono confuse, il sole si rifletteva nei campi di grano, con le spighe ondeggianti al vento. Ricordi vaghi, nebulosi. L’onda di luce rotolava sulle spighe come una cosa liquida e io mi sentivo galleggiare, capovolto in un oceano verde.  Poi sono annegato. Quello però era prima.

1. Ho chiesto di alzare la temperatura. Non riesco a vederli, ma in qualche modo le loro risposte mi raggiungono. Si confondono ai miei pensieri, sono come sensazioni difficili da distinguere dalle mie, eppure estranee. Il freddo fa parte della cura. La cura per cosa? Non posso continuare a scrivere, le mani mi fanno un male terribile.

giovedì 11 aprile 2013

Sedicesimo punto di fuga

Questo racconto prende ispirazione da un bel post di Popinga, ed è stato proposto per il Carnevale della Matematica #60 che verrà ospitato dal Gloglottatore

 

Quando lui riapparve all’improvviso nella mia vita, non lo riconobbi subito.
Sarebbe stato difficile farlo, visto che stava precipitando a folle velocità verso il marciapiede, fra la tintoria e il negozio di ortofrutta. Oltre al fatto, naturalmente, che era scomparso da sedici anni.  

*             *             *

All’università il Bombolo lo conoscevo bene. Facevamo parte dello stesso gruppo di amici, uno sciame di individui appena maturi, che tentavano di trovare i riferimenti nel caotico mondo degli adulti, alle prese con le prime esperienze fuori casa, gli intricati meccanismi della città e dell’università.

lunedì 8 aprile 2013

La Torre di Pratopiazza

La torre era spuntata dal nulla nel giro di una notte.

Dalla sera alla mattina aveva riempito la grande spianata che scendeva dolcemente verso il fiume. Tutto lo spazio disponibile, fino a quel momento utilizzato dagli abitanti della cittadina per passeggiare oziosamente sui sentierini improvvisati nell'erba incolta di quel simulacro di parco, a cui ci si riferiva affettuosamente con il nomignolo di Pratopiazza.

Quella mattina, quando i cittadini alzarono lo sguardo per cogliere i primi svolazzi dell'aurora in cielo, dolci come le carezze di un amante premuroso che risvegli teneramente l’amato, la torre era lì, visione immensa, maestosa, inattesa e inconcepibile.

lunedì 1 aprile 2013

Immersione!

Quando si saprà tutta la storia, è inutile che cerchiate i responsabili. La colpa di quello che sta accadendo alla nave è solo mia.

In questo momento ci troviamo a diciottomila metri sotto la superficie e scendiamo ancora. Dovevamo navigare molto più in alto, ma continueremo ad andar giù, fin quando sarà troppo tardi. Sarà una cosa veloce.

domenica 31 marzo 2013

Dopo il deja vù

Allora c'è questo concorso ispirato al mondo di Matrix che va avanti da un po' e non trovano abbastanza racconti che vanno bene.  Allora il coniglio ne ha mandato un sltro un po' sfigato sperando che faccia ridere.  

So che molti di voi pensano che siano tutte sciocchezze. E forse sareste sorpresi di sapere che, all'inizio, lo credevo anche io.

Sono uno che ha sempre vissuto alla giornata, senza badare troppo ai fatti del prossimo: quelli come me lo fanno tutti. Non dico che gli altri mi evitassero; semplicemente, non facendo caso alle coincidenze, la maggior parte di loro mi ignorava. 

giovedì 28 marzo 2013

Tante brevi (contro)favoline II


Altre favole del Coniglio per il concorso "un tweet da favola"  a cui si partecipa con storie di 140 caratteri, incluso il tag #hca13.
Aggiornamento: Annarita Ruberto e Leonardo Petrillo hanno raccolto l'idea e prodotto una serie di favole di scienza che trovate qui, "Al Tamburo Riparato" e qui su "Scientificando".
Al di là delle storie, gustose e divertenti,  entrambi i blog sono favolosi, appunto, e da seguire con attenzione!  
Il Coniglio ha risposto con alcune tweetfavole mediche, che trovate invece qui sotto.

mercoledì 27 marzo 2013

Cristalli di pensiero - stilografiche e parole

Adoro le stilografiche. Penso che sia perché mi ricordano che le parole hanno un prezzo, ed implicano un’eternità.
Le parole, quelle buone, non si costruiscono con artificiosa tecnica produttiva, né si colgono distrattamente ai margini delle comode strade maestre. Spuntano invece di  nascono, in luoghi impervi e difficili, verso i quali è ardua la strada. Spuntano seguendo lo stesso silenzioso lungo cammino per il quale, da notte a mattina, sboccia un fiore.  Inondate dell’argentea luce della luna attraversano il varco sottile fra il mondo del possibile e quello della realtà.

Il muro di polvere



C’era una luce strana nell’aria.
Laura era infastidita da un pulviscolo, come una pioggia di perle, impalpabili e traslucide, che rendeva tutto appena lievemente sfocato.
Un disturbo appena percettibile, ma persistente, che resisteva ad ogni tentativo di eliminarlo: non era servito sfregarsi gli occhi, sciacquarsi la faccia e nemmeno prendere due volte il caffè.
Lei lo notava, ma era l’unica. Se chiedeva ad amici e colleghi, accennando al problema, liquidavano la questione con un’alzata di spalle, confermando che sì, loro ci vedevano bene, come sempre.

domenica 24 marzo 2013

Meccanismo imperfetto


Fino a quel martedì mattina uggioso, di fine inverno, la parte perfetta della vita di Mario marciava con la meticolosa prevedibilità di un orologio. Impeccabili ingranaggi, oliati alla perfezione, giravano senza conoscere il più minuscolo inceppamento.
Lavoro di prestigio, soldi, vita di società, sport avventurosi, viaggi esclusivi. Ogni tassello del puzzle combaciava perfettamente con gli altri, scivolava al suo posto con un movimento fluido, senza intoppi, contribuendo a comporre un idilliaco quadro di insieme.
Nella vita di Mario le rotelle dell’orologio giravano con ticchettio regolare e continuo, senza scosse. Ma il loro moto perennemente uniforme rimaneva fine a sé stesso, un meccanismo perfetto ma chiuso, non connesso e quindi incapace di trasmettere all’esterno alcun movimento.
L’orologio ticchettava, ma le sue lancette  rimanevano ferme.

giovedì 21 marzo 2013

Se oggi...

Se lo sentite, quel profumo sommesso che volteggia nella luce leggera, invisibile come getto d'acqua cristallina e sommesso come il gorgoglio di un ruscello fra i prati fioriti.
Se vi pare, uscendo la sera dalla porta di casa, che vi balzi in gola il ricordo di un sapore lontano che trascina con sé altre memorie, come una collana di perle, ma fatta di brezze serene e di limpidi cieli stellati.
Se in fondo a voi stessi avvertite qualcosa di nuovo e inatteso che rinasce, germoglia e prorompe silenzioso, ma non si arresta, e non sapreste dire né di dove proviene, né dove andrà, ma lo chiamate vita.

Allora, sì, non vi siete ingannati.
Oggi è primavera.

lunedì 18 marzo 2013

Il cucciolo di Quk


Il Quk stava lì, accoccolato sotto un cespuglio di rose, cercando di scaldarsi al sole del mattino.
Aveva il pelo rosa, lungo e arruffato; era tutto infreddolito e scosso da un tremito continuo.
Quando Frate Marco lo vide, era troppo debole per cercare di scappare. Si lasciò prendere e infilare  dentro l’ampia tasca della tonaca di lana grezza.
Si guardò intorno, temendo che qualcuno dei confratelli lo vedesse, ma nessuno di loro era uscito con quel gelo, malandati com’erano. Rassicurato, il frate tornò alle proprie faccende.
La tasca era morbida e calda; il Quk si rannicchiò stretto e si addormentò.

Tante brevi favoline

Sapete del concorso "un tweet da favola?" E' simpatico, si tratta di scrivere favole di 140 caratteri, incluso il tag #hca13
Ecco quelle del Coniglio (per ora) che trovate @elagantbear78

martedì 12 marzo 2013

Piano Immaginario

Questo post è stato proposto per il Carnevale della Matematica #60 che sarà ospitato sul blog de "Il Glogottatore

La vecchia signora continuava a piangere in silenzio, con dignitosa compostezza. Solo a tratti era scossa da sussulti intensi che le sollevavano la camicetta di pizzo, come se fosse stata colpita da una scarica elettrica. I capelli bianchi, raccolti sulla nuca in un’acconciatura elegante, ricadevano sul viso leggermente inclinato in avanti.
Il poliziotto era grasso e sudato e aveva voglia di tornare in ufficio. Le sedeva di fronte, su una poltrona molto antica e scomoda.
Sospirò e guardò il suo compagno, più giovane e magro, in piedi vicino ad una preziosa consolle di legno lucido. Avevano entrambi l’aria annoiata. Da qualche parte, in una delle stanze del vasto attico, una pendola batté le quattro.
“Deve sforzarsi di ricordare qualcosa che possa aiutarci, signora” disse di nuovo il poliziotto grasso sporgendosi verso di lei. La sedia scricchiolò. “Così non possiamo fare molto per ritrovare suo figlio.”

venerdì 8 marzo 2013

Polvere nell'aria


Nella terra del ghetto la polvere ricopriva subito ogni traccia. Il vento era forte.
Dai fianchi delle colline rotolavano nubi di sabbia; scendevano sopra ogni cosa, rendendo tutto piatto e informe. Solchi profondi, sfregi violenti nella pianura riarsa, si avvolgevano intorno alla città come la pelle secca di un serpente.
Il ghetto era un dedalo di camminamenti stretti e tortuosi. C’era poca luce. Il vento sputava refoli improvvisi, folate rabbiose di aria rovente in cui vorticavano miriadi di granelli. Scendevano e riempivano tutti gli spazi vuoti.
No, pensò. Tutti no. C’erano posti dimenticati, inaccessibili anche alla polvere, fatti solo di niente. Quelli dove vivevano le loro famiglie, giù nel buio.

mercoledì 6 marzo 2013

Quando i fuochi, nella notte...


Questo post è dedicato alla Città della Scienza di Napoli, distrutta il 4 marzo 2013 da un rogo su cui è impossibile chiudere gli occhi. 

Quando i fuochi si levano nella notte, a nessuno è concesso il sonno.
Le lingue di fiamma che si avventano contro il buio fanno breccia nel velo del torpore, inceneriscono la quiete sospesa dei sensi e l’oblio delle coscienze.

I fuochi nella notte svelano la realtà che, nel buio, può esistere in uno stato indistinto e sovrapposto di bene e di male, di giusto e sbagliato, autorizzandoci a coltivare una sorta di indeterminazione quantistica nell’intimo delle nostre vite.

Qualcosa che chiamiamo inconsapevolezza, ma è ipocrisia.

domenica 3 marzo 2013

Del broccolo strinato (per genitori ai fornelli e non)


Succede che a volte siamo a pranzo dai suoceri.
Che, si può obiettare, se capita di domenica, in Italia, non è né insolito né degno di nota.

Ma intanto son lauti pasti, allietati da buona compagnia e passan via che è un piacere, che all’ora di andarsene ti dispiace, ci son poche domeniche e troppe robe con cui riempirle.
E questa è una fortuna, non di tutti, di star bene a pranzo con i suoceri che ti dispiace andar via.

Poi ci sono i broccoli saltati di mia suocera.

venerdì 1 marzo 2013

Scusa, micio


Io, giuro che non lo sapevo. Ma lo dico sul serio.
Non come succede quasi sempre, che le cose le ignori per pigrizia, che hai poca voglia di informarti e poi c’è un momento in cui sei rimasto lì, come un baccalà, quando ti sei accorto che tutti  sapevano e tu no.
Io del gatto di Schrodinger mi ero informato, e come. Voi, se vi pare il caso, fate in tempo a rimediare facilmente.
Sapevo che stava lì, chiuso in quella maledetta scatola, impenetrabile ad ogni sguardo, persino al pensiero. E che aspettava noi, maldestri e arroganti artefici del suo fato, che ad un certo punto, incapaci di attendere oltre, quella scatola l’avremmo aperta per vedere (ma com’è che siamo, a volte!) se il felino fosse già stecchito.

giovedì 28 febbraio 2013

Diritti di lavoratore


La notte era piena di cristalli.
Schegge purpuree, acuminate come aculei, che guizzavano ovunque nel buio. Le incontrava a sciami, vorticanti e mortali. Gli sfrecciavano ad un palmo dal viso, mancandolo di un soffio, per poi rituffarsi nel vuoto senza fine.
Pensava sempre che la sua vita era legata a quelle cose quanto lo era la sua morte.
Sapeva di non poterle evitarle in eterno, prima o poi lo avrebbero fatto a pezzi. E cominciava a capire che non sarebbe mai riuscito a raccoglierne abbastanza per tornare a casa.

mercoledì 27 febbraio 2013

Calcolo approssimativo


Questo post partecipa al Carnevale della Matematica numero 59, che si svolgerà sul sito di DropSea il 14 marzo. Che si può scrivere 3.14 se vogliamo. Quindi, il tema del Carnevale, vien da sé, giusto?

“Non vorrei sembrare approssimativo…”
“Prego?”
Mario alzò lo sguardo dal libro e lo fissò in due occhi completamente gialli. Si impaurì, solo un poco, prima di pensare che l’anziano signore che l’aveva apostrofato con cortesia forse era malato.
“Ho detto che spero di non sembrare approssimativo.”

Mario pensò che essere apostrofato da uno sconosciuto, mentre stava leggendo seduto su una panchina al parco, era già abbastanza fastidioso. Figurarsi poi mettersi a ragionare su una domanda del genere. Così, risposte con diplomazia svogliata.
“Eh? No, no. Non c’è problema.” Disse con un germoglio poco convincente di sorriso.
“Ah, meno male.” Rispose l’altro, sollevato. Rimase lì in piedi, dondolando il suo peso da una gamba all'altra  fissandolo con quegli strani occhi sottili da gatto. Aveva un abito di Loden verde chiaro, che risultava nell'insieme elegante e simpatico.
Un ossimoro di lana cotta.