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giovedì 28 febbraio 2013

Diritti di lavoratore


La notte era piena di cristalli.
Schegge purpuree, acuminate come aculei, che guizzavano ovunque nel buio. Le incontrava a sciami, vorticanti e mortali. Gli sfrecciavano ad un palmo dal viso, mancandolo di un soffio, per poi rituffarsi nel vuoto senza fine.
Pensava sempre che la sua vita era legata a quelle cose quanto lo era la sua morte.
Sapeva di non poterle evitarle in eterno, prima o poi lo avrebbero fatto a pezzi. E cominciava a capire che non sarebbe mai riuscito a raccoglierne abbastanza per tornare a casa.

mercoledì 27 febbraio 2013

Calcolo approssimativo


Questo post partecipa al Carnevale della Matematica numero 59, che si svolgerà sul sito di DropSea il 14 marzo. Che si può scrivere 3.14 se vogliamo. Quindi, il tema del Carnevale, vien da sé, giusto?

“Non vorrei sembrare approssimativo…”
“Prego?”
Mario alzò lo sguardo dal libro e lo fissò in due occhi completamente gialli. Si impaurì, solo un poco, prima di pensare che l’anziano signore che l’aveva apostrofato con cortesia forse era malato.
“Ho detto che spero di non sembrare approssimativo.”

Mario pensò che essere apostrofato da uno sconosciuto, mentre stava leggendo seduto su una panchina al parco, era già abbastanza fastidioso. Figurarsi poi mettersi a ragionare su una domanda del genere. Così, risposte con diplomazia svogliata.
“Eh? No, no. Non c’è problema.” Disse con un germoglio poco convincente di sorriso.
“Ah, meno male.” Rispose l’altro, sollevato. Rimase lì in piedi, dondolando il suo peso da una gamba all'altra  fissandolo con quegli strani occhi sottili da gatto. Aveva un abito di Loden verde chiaro, che risultava nell'insieme elegante e simpatico.
Un ossimoro di lana cotta.

lunedì 18 febbraio 2013

Distanze

Questo post è stato proposto per il Carnevale della Matematica #60 che sarà ospitato sul blog de "Il Glogottatore"

Nel locale si diffondeva una melodia morbida, appena percettibile. Riempiva le brevi pause fra i rumori ovattati che giungevano nei separé. Laura la trovava triste, ma non lo disse.
Lui era distratto. Lo osservò mentre faceva ondeggiare pigramente il calice, una gemma liquida di rubino che scintillava nella luce soffusa. I riflessi sanguigni dardeggiavano sulla tovaglia, mutevoli e indistinti come in un caleidoscopio spezzato. Le sembrò una similitudine perfetta. 

sabato 16 febbraio 2013

Una goccia di cielo

Come tutti gli anni anche ieri si è svolto  m'illumino di meno, la giornata del risparmio energetico promossa da Caterpillar.
E perché non parlarne anche oggi?!


Si piccolina, il babbo ha spento la luce.
Brillava in salotto, proprio mentre il sole splendeva in cielo. I tuoi occhioni grandi, spalancati sopra le tue labbra piegate in una “O” di meraviglia, adesso non la fissano più. Cercano fuori la luce nell’azzurro, che ogni giorno si dona.

venerdì 15 febbraio 2013

Il Furto


Questo post è dedicato alla Giornata Nazionale del Gatto (ne ho appreso da questa divertente disamina della questione sul blog di Skip). E' un vecchio racconto che rispolvero volentieri! 

 

Quando successe, Marcello si trovava esattamente all’incrocio fra via Verdi e la sopraelevata, e si accingeva a svoltare su quest’ultima.
Naturalmente non si accorse di niente, come chiunque altro, e continuò a camminare.
Nel foglietto che portava in mano una singola parola tracciata a penna scomparve. Non si cancellò, ma sparì senza traccia, come se non fosse mai stata scritta.
Fu solo uno degli innumerevoli eventi che accaddero in quel momento in tutto il globo. Molti di essi passarono quasi completamente inosservati: etichette che si scolorivano, spot pubblicitari che si azzittivano per una frazione di secondo, furgoni alimentari che improvvisamente presentavano un vuoto oblungo nelle succulente illustrazioni che li adornavano.

giovedì 14 febbraio 2013

I treni



I treni continuavano a passare. Comparivano ad intervalli brevi, apparentemente casuali, poi scivolavano via, sfrecciando come siluri lucidi lanciati da un nemico invisibile. 
Andavano tutti verso sud, dove i Preti dicevano che c’èra la Città. Nessuno ne aveva mai visto uno tornare indietro.
Georg osservava i  treni dal limitare degli alberi,  seduto sul suo Lupo. Non si avvicinava mai a meno di un miglio dalla rotaia, non da quando uno di quei proiettili d’argento era deragliato, sfracellando il suo villaggio di contadini imprudenti.
Era un bambino quando successe.  Il treno aveva lasciato un solco di trenta chilometri prima di precipitare in mare, scomparendo per sempre. Per anni aveva scorrazzato lungo il canalone del Treno Morto, con gli altri ragazzini, cercando pezzi di lamiera da rivendere giù al porto.

venerdì 8 febbraio 2013

Primo Ultimo

Anche questo post è stato scritto per il Carnevale della matematica numero 58, che sarà ospitato nel Blog dei rudi matematici
È dedicato alla scoperta del quarantottssimo numero Primo di Mersenne, di cui Annarita Ruberto tratta qui in modo affascinante:


Quando si scoprì il Numero, questo era tanto immensamente grande che in nessun modo si poteva scriverlo. Così gli scenziati presero in considerazione il Suo posto nell'ordine dei primi di Mersenne e lo chiamarono il Primo Ultimo.
Era avvenuto infatti che matematici, filosofi e i più grandi fra i teologi, unendo i lumi delle proprie menti, avevano stabilito senza ombra di dubbio che i Primi di Mersenne esistevano in quantità finita. E che quell’enormità, quel numero tanto grande da trascendere ogni notazione ed ogni possibilità di scrittura, era l’ultimo di loro. Il Numero completava la corona dei preziosi gioielli che il nobile matematico aveva teorizzato secoli e secoli prima.
Custodiva Egli, pertanto, le porte dell’infinito.

mercoledì 6 febbraio 2013

Soluzioni Infinite



Questo post è stato scritto per  il Carnevale della Matematica #58, che sarà ospitato sul blog dei Rudi Matematici

La pioggia scrosciava impetuosa, appena oltre il limite della pensilina. Il cielo era cupo e nella penombra risaltava la stria lucida del binario, martellata di gocce furiose. Laura calcolò che ne cadevano ottocento al secondo in ogni metro di rotaia.
Con sollievo vide che il treno stava arrivando. Presto sarebbe stata a casa.
La sagoma di un vagone si arrestò lungo il marciapiede. Balzò verso l’apertura luminosa delle porte spalancate. Per un attimo, folate rabbiose e spruzzi gelati le inzupparono il viso e i capelli. Settantaquattro gocce la colpirono sulla testa, poi fu avvolta dal tepore secco del riscaldamento.
Si guardò nervosamente intorno: grazie al cielo lo scomparto era  vuoto.