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domenica 31 marzo 2013

Dopo il deja vù

Allora c'è questo concorso ispirato al mondo di Matrix che va avanti da un po' e non trovano abbastanza racconti che vanno bene.  Allora il coniglio ne ha mandato un sltro un po' sfigato sperando che faccia ridere.  

So che molti di voi pensano che siano tutte sciocchezze. E forse sareste sorpresi di sapere che, all'inizio, lo credevo anche io.

Sono uno che ha sempre vissuto alla giornata, senza badare troppo ai fatti del prossimo: quelli come me lo fanno tutti. Non dico che gli altri mi evitassero; semplicemente, non facendo caso alle coincidenze, la maggior parte di loro mi ignorava. 

giovedì 28 marzo 2013

Tante brevi (contro)favoline II


Altre favole del Coniglio per il concorso "un tweet da favola"  a cui si partecipa con storie di 140 caratteri, incluso il tag #hca13.
Aggiornamento: Annarita Ruberto e Leonardo Petrillo hanno raccolto l'idea e prodotto una serie di favole di scienza che trovate qui, "Al Tamburo Riparato" e qui su "Scientificando".
Al di là delle storie, gustose e divertenti,  entrambi i blog sono favolosi, appunto, e da seguire con attenzione!  
Il Coniglio ha risposto con alcune tweetfavole mediche, che trovate invece qui sotto.

mercoledì 27 marzo 2013

Cristalli di pensiero - stilografiche e parole

Adoro le stilografiche. Penso che sia perché mi ricordano che le parole hanno un prezzo, ed implicano un’eternità.
Le parole, quelle buone, non si costruiscono con artificiosa tecnica produttiva, né si colgono distrattamente ai margini delle comode strade maestre. Spuntano invece di  nascono, in luoghi impervi e difficili, verso i quali è ardua la strada. Spuntano seguendo lo stesso silenzioso lungo cammino per il quale, da notte a mattina, sboccia un fiore.  Inondate dell’argentea luce della luna attraversano il varco sottile fra il mondo del possibile e quello della realtà.

Il muro di polvere



C’era una luce strana nell’aria.
Laura era infastidita da un pulviscolo, come una pioggia di perle, impalpabili e traslucide, che rendeva tutto appena lievemente sfocato.
Un disturbo appena percettibile, ma persistente, che resisteva ad ogni tentativo di eliminarlo: non era servito sfregarsi gli occhi, sciacquarsi la faccia e nemmeno prendere due volte il caffè.
Lei lo notava, ma era l’unica. Se chiedeva ad amici e colleghi, accennando al problema, liquidavano la questione con un’alzata di spalle, confermando che sì, loro ci vedevano bene, come sempre.

domenica 24 marzo 2013

Meccanismo imperfetto


Fino a quel martedì mattina uggioso, di fine inverno, la parte perfetta della vita di Mario marciava con la meticolosa prevedibilità di un orologio. Impeccabili ingranaggi, oliati alla perfezione, giravano senza conoscere il più minuscolo inceppamento.
Lavoro di prestigio, soldi, vita di società, sport avventurosi, viaggi esclusivi. Ogni tassello del puzzle combaciava perfettamente con gli altri, scivolava al suo posto con un movimento fluido, senza intoppi, contribuendo a comporre un idilliaco quadro di insieme.
Nella vita di Mario le rotelle dell’orologio giravano con ticchettio regolare e continuo, senza scosse. Ma il loro moto perennemente uniforme rimaneva fine a sé stesso, un meccanismo perfetto ma chiuso, non connesso e quindi incapace di trasmettere all’esterno alcun movimento.
L’orologio ticchettava, ma le sue lancette  rimanevano ferme.

giovedì 21 marzo 2013

Se oggi...

Se lo sentite, quel profumo sommesso che volteggia nella luce leggera, invisibile come getto d'acqua cristallina e sommesso come il gorgoglio di un ruscello fra i prati fioriti.
Se vi pare, uscendo la sera dalla porta di casa, che vi balzi in gola il ricordo di un sapore lontano che trascina con sé altre memorie, come una collana di perle, ma fatta di brezze serene e di limpidi cieli stellati.
Se in fondo a voi stessi avvertite qualcosa di nuovo e inatteso che rinasce, germoglia e prorompe silenzioso, ma non si arresta, e non sapreste dire né di dove proviene, né dove andrà, ma lo chiamate vita.

Allora, sì, non vi siete ingannati.
Oggi è primavera.

lunedì 18 marzo 2013

Il cucciolo di Quk


Il Quk stava lì, accoccolato sotto un cespuglio di rose, cercando di scaldarsi al sole del mattino.
Aveva il pelo rosa, lungo e arruffato; era tutto infreddolito e scosso da un tremito continuo.
Quando Frate Marco lo vide, era troppo debole per cercare di scappare. Si lasciò prendere e infilare  dentro l’ampia tasca della tonaca di lana grezza.
Si guardò intorno, temendo che qualcuno dei confratelli lo vedesse, ma nessuno di loro era uscito con quel gelo, malandati com’erano. Rassicurato, il frate tornò alle proprie faccende.
La tasca era morbida e calda; il Quk si rannicchiò stretto e si addormentò.

Tante brevi favoline

Sapete del concorso "un tweet da favola?" E' simpatico, si tratta di scrivere favole di 140 caratteri, incluso il tag #hca13
Ecco quelle del Coniglio (per ora) che trovate @elagantbear78

martedì 12 marzo 2013

Piano Immaginario

Questo post è stato proposto per il Carnevale della Matematica #60 che sarà ospitato sul blog de "Il Glogottatore

La vecchia signora continuava a piangere in silenzio, con dignitosa compostezza. Solo a tratti era scossa da sussulti intensi che le sollevavano la camicetta di pizzo, come se fosse stata colpita da una scarica elettrica. I capelli bianchi, raccolti sulla nuca in un’acconciatura elegante, ricadevano sul viso leggermente inclinato in avanti.
Il poliziotto era grasso e sudato e aveva voglia di tornare in ufficio. Le sedeva di fronte, su una poltrona molto antica e scomoda.
Sospirò e guardò il suo compagno, più giovane e magro, in piedi vicino ad una preziosa consolle di legno lucido. Avevano entrambi l’aria annoiata. Da qualche parte, in una delle stanze del vasto attico, una pendola batté le quattro.
“Deve sforzarsi di ricordare qualcosa che possa aiutarci, signora” disse di nuovo il poliziotto grasso sporgendosi verso di lei. La sedia scricchiolò. “Così non possiamo fare molto per ritrovare suo figlio.”

venerdì 8 marzo 2013

Polvere nell'aria


Nella terra del ghetto la polvere ricopriva subito ogni traccia. Il vento era forte.
Dai fianchi delle colline rotolavano nubi di sabbia; scendevano sopra ogni cosa, rendendo tutto piatto e informe. Solchi profondi, sfregi violenti nella pianura riarsa, si avvolgevano intorno alla città come la pelle secca di un serpente.
Il ghetto era un dedalo di camminamenti stretti e tortuosi. C’era poca luce. Il vento sputava refoli improvvisi, folate rabbiose di aria rovente in cui vorticavano miriadi di granelli. Scendevano e riempivano tutti gli spazi vuoti.
No, pensò. Tutti no. C’erano posti dimenticati, inaccessibili anche alla polvere, fatti solo di niente. Quelli dove vivevano le loro famiglie, giù nel buio.

mercoledì 6 marzo 2013

Quando i fuochi, nella notte...


Questo post è dedicato alla Città della Scienza di Napoli, distrutta il 4 marzo 2013 da un rogo su cui è impossibile chiudere gli occhi. 

Quando i fuochi si levano nella notte, a nessuno è concesso il sonno.
Le lingue di fiamma che si avventano contro il buio fanno breccia nel velo del torpore, inceneriscono la quiete sospesa dei sensi e l’oblio delle coscienze.

I fuochi nella notte svelano la realtà che, nel buio, può esistere in uno stato indistinto e sovrapposto di bene e di male, di giusto e sbagliato, autorizzandoci a coltivare una sorta di indeterminazione quantistica nell’intimo delle nostre vite.

Qualcosa che chiamiamo inconsapevolezza, ma è ipocrisia.

domenica 3 marzo 2013

Del broccolo strinato (per genitori ai fornelli e non)


Succede che a volte siamo a pranzo dai suoceri.
Che, si può obiettare, se capita di domenica, in Italia, non è né insolito né degno di nota.

Ma intanto son lauti pasti, allietati da buona compagnia e passan via che è un piacere, che all’ora di andarsene ti dispiace, ci son poche domeniche e troppe robe con cui riempirle.
E questa è una fortuna, non di tutti, di star bene a pranzo con i suoceri che ti dispiace andar via.

Poi ci sono i broccoli saltati di mia suocera.

venerdì 1 marzo 2013

Scusa, micio


Io, giuro che non lo sapevo. Ma lo dico sul serio.
Non come succede quasi sempre, che le cose le ignori per pigrizia, che hai poca voglia di informarti e poi c’è un momento in cui sei rimasto lì, come un baccalà, quando ti sei accorto che tutti  sapevano e tu no.
Io del gatto di Schrodinger mi ero informato, e come. Voi, se vi pare il caso, fate in tempo a rimediare facilmente.
Sapevo che stava lì, chiuso in quella maledetta scatola, impenetrabile ad ogni sguardo, persino al pensiero. E che aspettava noi, maldestri e arroganti artefici del suo fato, che ad un certo punto, incapaci di attendere oltre, quella scatola l’avremmo aperta per vedere (ma com’è che siamo, a volte!) se il felino fosse già stecchito.