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lunedì 29 aprile 2013

La bambina senza colori



Nel cuore del Bosco Incantato, proprio al centro di una piccola radura, sorgeva una graziosa capanna di tronchi e rami intrecciati, dove viveva una bambina grigia.

Pur essendo molto bella, la bambina era nata senza i colori.
Aveva la pelle di un grigio tenue e delicato, come una nuvola d’estate. Le sue labbra, color della fuliggine, erano appena più chiare degli occhi, che parevano d’argento. I lunghi capelli, neri come la notte, le scendevano ai lati del viso raccolti in due lunghe trecce.

giovedì 25 aprile 2013

Il bambino curioso nel mondo frattale

Mi capitava di pensarci da piccolo, durante i lunghi viaggi in macchina con la famiglia, interminabili tragitti autostradali che ci portavano verso i luoghi di riposo estivo.
A volte la meta era un posto di mare, più spesso ci arrampicavamo verso le vallate alpine, qualche volta visitavamo una città.
In tutti i casi era frequente osservare le grandi arterie stradali che penetravano le periferie cittadine innestandosi nel contesto urbano come il picciolo in una mela, inserendosi in profondità e ancorandosi alla città, dopo essersi sfrangiate in una ramificazione successiva di svincoli, incroci, deviazioni, gemmazioni successive di raccordi, viali, strade urbane, viuzze e vicoli. 

lunedì 22 aprile 2013

Imprevedibile cambiamento

Iniziò all'improvviso. Il mondo fu squarciato da un precipitoso susseguirsi di scosse, rabbiose e convulse. Sembravano non finire mai; un sussulto dopo l'altro, impietosi, finché tutto intorno mi crollò addosso. Il mio corpo, costretto dal peso immenso, veniva stritolato in un groviglio di dolore. Lottavo per respirare, in preda al panico, cercando di sfuggire a quel torchio che mi spezzava la schiena.

sabato 20 aprile 2013

Passeggiata d'inverno

Il tempo era rimasto incerto per tutto il giorno. Sullo sfondo di un cielo informe si stagliavano brandelli di nuvole, livide e scure, come rammendi sparsi su una vecchia coperta. A tratti il vento si levava e sbatteva gli alberi spogli, strappando le rare foglie morte che l'autuno aveva dimenticato sui rami.
La pioggia però rimaneva nell'aria e non scendeva, come tante volte succede alle lacrime.


Nonno Armando, così lo chiamavano tutti, camminava da solo. Figli e nipoti, per rispetto, lo seguivano da vicino pronti sostenere il suo passo, incerto malgrado il bastone.
C'era diversa gente che li accompagnava. Un corteo discreto, percorso dal fremito di un chiacchiericcio, di brevi commenti e cenni raccolti del capo, che si era formato ammassandosi fin davanti alla porta di casa rendendo difficile il transito delle macchine che attraversavano l'abitato.

mercoledì 17 aprile 2013

Strada verso casa

1. Fa freddo qui dentro. Fuori era caldo, c'era luce. Le immagino sono confuse, il sole si rifletteva nei campi di grano, con le spighe ondeggianti al vento. Ricordi vaghi, nebulosi. L’onda di luce rotolava sulle spighe come una cosa liquida e io mi sentivo galleggiare, capovolto in un oceano verde.  Poi sono annegato. Quello però era prima.

1. Ho chiesto di alzare la temperatura. Non riesco a vederli, ma in qualche modo le loro risposte mi raggiungono. Si confondono ai miei pensieri, sono come sensazioni difficili da distinguere dalle mie, eppure estranee. Il freddo fa parte della cura. La cura per cosa? Non posso continuare a scrivere, le mani mi fanno un male terribile.

giovedì 11 aprile 2013

Sedicesimo punto di fuga

Questo racconto prende ispirazione da un bel post di Popinga, ed è stato proposto per il Carnevale della Matematica #60 che verrà ospitato dal Gloglottatore

 

Quando lui riapparve all’improvviso nella mia vita, non lo riconobbi subito.
Sarebbe stato difficile farlo, visto che stava precipitando a folle velocità verso il marciapiede, fra la tintoria e il negozio di ortofrutta. Oltre al fatto, naturalmente, che era scomparso da sedici anni.  

*             *             *

All’università il Bombolo lo conoscevo bene. Facevamo parte dello stesso gruppo di amici, uno sciame di individui appena maturi, che tentavano di trovare i riferimenti nel caotico mondo degli adulti, alle prese con le prime esperienze fuori casa, gli intricati meccanismi della città e dell’università.

lunedì 8 aprile 2013

La Torre di Pratopiazza

La torre era spuntata dal nulla nel giro di una notte.

Dalla sera alla mattina aveva riempito la grande spianata che scendeva dolcemente verso il fiume. Tutto lo spazio disponibile, fino a quel momento utilizzato dagli abitanti della cittadina per passeggiare oziosamente sui sentierini improvvisati nell'erba incolta di quel simulacro di parco, a cui ci si riferiva affettuosamente con il nomignolo di Pratopiazza.

Quella mattina, quando i cittadini alzarono lo sguardo per cogliere i primi svolazzi dell'aurora in cielo, dolci come le carezze di un amante premuroso che risvegli teneramente l’amato, la torre era lì, visione immensa, maestosa, inattesa e inconcepibile.

lunedì 1 aprile 2013

Immersione!

Quando si saprà tutta la storia, è inutile che cerchiate i responsabili. La colpa di quello che sta accadendo alla nave è solo mia.

In questo momento ci troviamo a diciottomila metri sotto la superficie e scendiamo ancora. Dovevamo navigare molto più in alto, ma continueremo ad andar giù, fin quando sarà troppo tardi. Sarà una cosa veloce.