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sabato 1 giugno 2013

Vele strappate (seconda parte)

Leggi la prima parte

Dentro la baita fermentava un caos controllato. Myra era bravissima a coordinare gli sforzi eccitati dei tre bambini, che partecipavano entusiasti al “gioco della fuga”, rivaleggiando per dimostrarsi efficienti. Il più piccolino aveva tolto tutti gli abiti contenuti in un grosso baule, stando in bilico sul bordo e rischiando di sprofondarvi. La mamma gli corse in aiuto.
“Mattew, prendi soltanto quello che ti serve. Non possiamo portare tutto quanto.”
Il piccolo annuì con aria seria. La donna gli arruffò i capelli e tornò di corsa al suo lavoro. Passando davanti a Ginevra le disse:
“Ho un cassapanca con alcuni vestiti di quando ero ragazza” abbassò lo sguardo sul suo corpo e aggiunse “penso che andranno benissimo per te.”
Ginevra la fissò, seria.
“Io non ho fatto niente. Non ho niente da temere.”
“Credi che a loro questo importi? Sei qui, conosci questo posto. E’ abbastanza per fare di te una criminale.”
“Ma perché? Di cosa vi accusano?”
“Di vivere. O almeno, di vivere a modo nostro.”

Vele strappate (prima parte)

Questa è la prima parte di un racconto un più lungo del solito (per gli standard del Coniglio), che prende spunto da un post de "il tredicesimo cavaliere".



L’oscurità rollava, un moto dolce e continuo che induceva al sonno e rendeva difficile concentrarsi sui comandi. La botta giunse violenta e imprevedibile, un’esplosione di vuoto che si spalancò all'istante sotto la navicella, seguita dalla sensazione di precipitare a velocità folle, lo stomaco impazzito, il terrore che gli accapponava la pelle. Poi il buio si riempì di un bagliore iridescente; sorgeva dall'orizzonte, vorticante come un mulinello di fuoco. Istintivamente serrò le palpebre, anche se sapeva che era del tutto inutile.
Puntualmente, come ogni volta, la voce concitata di Butch lacerò il silenzio assoluto di quell'abisso di morte.
“Che stai facendo, Mike? Così ci ammazziamo!”
Un grido stridulo, uno scroscio di cristalli di panico che precipitavano in frantumi.
Strinse i pungi mentre ascoltava la propria voce rispondere, a sua volta distorta da un terrore cieco:
“Il tether di destra si è smagnetizzato! La vela sta collassando.”
“Come può essere?”
Sapeva che l'istante successivo avrebbe provato a chiamare il controllo missione, per dire che stavano andando giù, ma che non ci sarebbe riuscito. Si aggrappò con le dita, aspettando il dolore, e lui giunse puntuale mentre la schiena gli si torceva, piegata dallo strappo della navetta che decelerava di venti g in una frazione di secondo. Annaspò, respirando la colla viscosa della propria saliva, agitando le braccia alla ricerca di un appiglio.