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mercoledì 24 luglio 2013

Scritte sulle onde

C'era stata burrasca, con la risacca che flagellava la spiaggia per tutta la notte; poi il vento di terra, soffiando deciso, aveva imposto una docile calma. Rami e tronchi bianchissimi, spellati dal mare, giacevano sul bagnasciuga là dove la tempesta li aveva rovesciati. Luccicavano nella luce cupa di quell’alba uggiosa, immobili come le colonne spezzate di antiche rovine.

L’uomo con la giacca scura stava in piedi vicino ad uno dei relitti più imponenti, che emergeva inclinato dalla sabbia come una torre pendente.
Teneva lo sguardo fisso verso l’orizzonte e il vento alle spalle gli gonfiava le vesti, facendone volteggiare i lembi con rapidi, violenti schiocchi. Respirava l’immensità di quell’aria di confine, fra terra e oceano, assaporando sulle labbra il gusto salmastro degli spruzzi.

Stava immobile, con le scarpe sprofondate nella sabbia. Guardava l’azzurro sfumare fino a perdersi all’infinito e aspettava. Lo stava facendo da tempo.