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venerdì 13 settembre 2013

De finis vacantiae (elogio inquieto della verdura)

Ecco fatto. Si ritorna. No, non abbiamo quasi mai camminato.
Documenti smarriti, febbri infantili e mal di pancia notturni ci hanno accompagnato in questi giorni di vacanza, come una sorta di nuvola da impiegato; poco più in là del suo raggio d'azione, proprio sopra la nostra testa, ha quasi sempre brillato beffardo un buon sole di settembre.


Sul finire del giorno (prima parte)


Verrà, al termine di un lunghissimo giorno, il respiro del tempo.
Soffierà dalle montagne e la luce fuggirà al suo cospetto,
di ora in ora si stenderanno le ombre
e sdraiate a terra piangeranno il loro sole, rosso di sangue, che giace morente.
Sulle sue ali verranno, per restare, cieli senza orizzonte.

Cap. Jerrod Berwel - Diario di Bordo


Qualcosa lo aveva svegliato. Un rumore sconosciuto, che tuttavia si stagliava, nitido e continuo, sullo sfondo dei suoni abituali della prateria. In seguito Rel si sarebbe vantato di aver riconosciuto subito il fischio del vento, senza averlo mai udito prima; era proprio come lo descrivevano le leggende.