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mercoledì 26 marzo 2014

La porta del bagno (le parole ci salveranno, o lo faranno gli sguardi)

“Mi scusi: dove trovo il bagno?”
“La porta marrone alle mie spalle, sulla destra.”
Sorrido e mi avvio, superando la ragazza. Il corridoio, stretto e basso, è punteggiato di luci vivaci, stelle domestiche che brillano in un cielo di vetri sfaccettati. L’echeggiare di una musica soffusa soffia dalla sala, mi spinge come una brezza decisa. Avanzo beccheggiando, imitato da un caleidoscopio di me stesso negli specchi. Mentre cammino poso gli occhi su una bottiglia di vino pregiato, non so dire se sia reale o riflessa.
Quella marrone è l’unica porta a destra. 
Assi di legno pregiato, volutamente scheggiato, con la verniciatura lasciata artisticamente incompleta, che ricorda qualcosa di antico e decadente; ma non lo è affatto, è moderna, curata e molto costosa.

L’impressione di ridondanza mi colpisce improvvisamente, insieme alla consapevolezza di quello spreco di parole. Marrone, alle mie spalle, sulla destra: ma c’è solo una porta, oltre la ragazza.  

lunedì 24 marzo 2014

Realglasses 3/3

continua dalla (seconda parte)

Nel buio, Marika chiuse gli occhi, e subito il frastuono cessò. Un lentissimo battito di ciglia, e li riaprì su un’affollata strada di città. La luce morbida e avvolgente di una fredda sera d’inverno scendeva dolcemente dal cielo, velato e triste. Altre luci, colorate e brillanti, occhieggiavano dalle vetrine agghindate. La gente si spostava in vortici confusi, indistinti, che cambiavano continuamente direzione seguendo schemi immensamente complessi.
Il brulichio di individui era la sommatoria di una moltitudine di parti, a loro volta composte da miriadi e miriadi di elementi. Il suo sguardo contemplava quell’immensità di particelle elementari, che si aggregavano in componenti organiche, e queste in corpi, e i corpi nella folla che riempiva la strada.
Era di più, che essere come Dio: Lui, con la sua parola, aveva creato quell’inverso. Ma lei ne contemplava un numero illimitato di alternative, ciascuna delle quali attendeva soltanto il suo sguardo per divenire reale.

domenica 23 marzo 2014

Realglasses 2/3

(continua dalla prima parte)

Il prato si stagliava contro il cielo, inondato di sole. Dal basso, Marika vedeva gli steli, grossi e succosi, salire dal terreno e slanciarsi verso l’aria cristallina, frementi nella brezza vivace. Le tonalità di verde scuro della base dell’erba digradavano verso tonalità più morbide, poi il colore stesso si faceva fluido, mentre gli steli si venavano di un azzurro intenso. In prossimità della punta i filamenti vegetali ondeggiavano e vibravano; tozze gocce di colore si raccoglievano, gemmavano,  e infine si staccavano in una pioggia inversa, che dalla terra inondava la volta celeste, colorandola d’azzurro.
Un lieve sforzo della mente, come la contrazione di un muscolo fino ad ora sconosciuto, portò lo sguardo di Marika in alto, invertendo la prospettiva e permettendole di osservare quell’assurda rugiada che le veniva incontro dal basso.
Avvertì una sensazione di intenso calore dietro all’orecchio, nel punto in cui le aste degli occhiali entravano in contatto con la sua pelle, mentre la minuscola batteria rilasciava l’immensa quantità di energia necessaria a realizzare quello che vedeva intorno a lei.
Sorrise, la sensazione inebriante del potere assoluto che gli esplodeva nel petto come un esaltante oceano di fuoco: quella era realtà, non finzione.

sabato 22 marzo 2014

Boomstick Award del Coniglio

Un premio distribuito, non convenzionale, da blogger a blogger, fregandosene dell’ufficialità e delle regole. Anzi no, le regole ci sono. Quattro, ed è vietato cambiarle.
1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore
2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione
3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto
4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come lui le ha concepite

Ma chi diavolo è, lui? Ecco qui, nomen omen, Hell di Book and Negative che si è inventato il Boomstik Award, del quale campeggia in fondo a questo post il logo per l’annata 2014.
Come specificato nelle scarne istruzioni per l’uso, “Il Boomstick è un premio per soli vincenti, per di più orgogliosi di esserlo. Tutto qua.
Come si assegna il Boomstick? Non si assegna per meriti. I meriti non c’entrano, in queste storie. (cit.).
Si assegna per pretesti. O scuse, se preferite. In ciò essendo identico a tutti quei desolanti premi ufficiali che s’illudono di valere qualcosa.
Il Boomstick Award possiede, quindi, il valore che voi attribuite a esso. Nulla di più, nulla di meno.”

E né più, né meno, sto scrivendo questo post perché nell’immensità della rete c’è chi ha pensato al Coniglio, quest’anno, ritenendolo meritevole di ricevere un Boomstick tutto suo.

Realglasses - 1/3

Marika cominciava ad essere seccata. Cambiò più volte posizione, facendo gemere la pelle lucida del divanetto, poi accavallò le gambe e sbuffò nervosamente.
Si guardò intorno; ad esclusione dell’unica segretaria, dall’altra parte della stanza, l’elegante sala d’attesa era deserta. L'impiegata sollevò a sua volta lo sguardo, guardandola con quell’aria di misurato rammarico e discreta comprensione che sanno assumere le segretarie davanti ad un cliente importante.
Sbirciò l’agenda degli appuntamenti: quel pomeriggio, la giovane ereditiera delle industrie Marinell era l’unica in lista. Verificò ancora una volta che il signor Niels avesse controllato il promemoria, poi strinse nervosamente le dita delle mani. Perché la stava facendo aspettare così tanto?

martedì 18 marzo 2014

Piccolo come l'oceano

Attraversando la sterminata distesa di piccole dune, indorate del primo tramonto, giungemmo infine alla riva dell'oceano; già occhieggiava, scura, la notte. 
Là, in quell'angolo di molo, nell'incerta luce porpora, osservammo l'estrema battaglia per lo scoglio muschioso, antica fortezza di pietra, protetta da un bosco incantato. Si compì il destino di un sasso piatto, sommerso all'improvviso da un'onda più alta, Atlantide ai tuoi occhi, con le sue selve di palazzi, scintillanti sotto le stelle, che ora ammiccano dal fondo del mare.

sabato 8 marzo 2014

La panchina

E’ un bel giorno, per guardarvi passare.
Sono brava a spiare dal basso i volti, cogliere espressioni. Indovino i pensieri, le parole non dette, ciò che rimane là dove c’era l’ombra di un sorriso, o la scia di una frettolosa lacrima.
C’è chi si ferma; fremo per le sue emozioni. Come pioggia mi impregnano la fretta, l’inquietudine, il sottile dolore. Scaldano come il sole d’inverno le brevi gioie, speranze e sogni agitano l’aria di un vento impetuoso, un vorticar di foglie, nel solenne canto del mare lontano.

giovedì 6 marzo 2014

Il tempio

I due soldati procedevano affiancati, in silenzio, ansimando sotto il peso delle tute pressurizzate, mentre risalivano con passo ritmato gli antichi gradoni della tortuosa scalinata.
Le pietre bianche, perfettamente squadrate, si susseguivano regolarmente lungo il bizzarro sperone di roccia, una tortuosa propaggine di pietra poggiata sul nulla, che collegava il piccolo spazioporto al corpo principale dell’asteroide.
Mikerson sfiorò un’altra volta il vetro del casco con il dorso della mano, ripetendo inutilmente il gesto familiare di asciugarsi il sudore dalla fronte.
Nessuno aveva mai capito in quale modo i filosofi riuscissero a generare una gravità artificiale di tale intensità in quel loro bizzarro mondo, né per quale artificio la stessa forza di attrazione, che rendeva quella salita una vera tortura, non facesse crollare le torri del monastero e la scalinata sospesa nel vuoto.
“Pensi anche tu che sia una follia, vero?”