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giovedì 29 maggio 2014

Se butti un sasso nello stagno delle idee (aggiornamento distopico)



Giorni intensi per il Coniglio, che di recente si è trovato a completare, in famiglia, il terzo step della serie di Fibonacci (1, 1, 2) con l'arrivo del secondo figliolo.
In attesa che la nuova generazione faccia il suo lavoro e produca l'atteso risultato di tre coniglini-nipoti, il vecchio Coniglio ha ripassato le procedure per l'utilizzo dei pannolini taglia 2 e continua a lavorare sulla sua distopia, puntanto a concludere la prima parte di un racconto lungo ambientato nel mondo delle Colonie Resilienti per il fine settimana (coniglini permettendo, è chiaro).

La storia dovrebbe ambientarsi nell'emisfero boreale, dove sono insediate una serie di colonie con una vocazione prettamente scientifica, disinteressate a problematiche di espansionismo o prevenzione dei conflitti militari. La situazione opposta a quelle boreali, dove invece la pressione degli ingombranti vicini nippo-continentali continua a farsi sentire, nonostante siano passati soltanto 15 anni dalla clamorosa disfatta della Guerra delle Sorgenti.

martedì 27 maggio 2014

Distopia Coniglio 01 - come creare un mondo e raccontarci delle storie

Perché un blog che si occupa di short stories e scrittura creativa dovrebbe realizzare una dettagliata descrizione di una distopia, intesa come futuro alternativo, più o meno plausibile, derivato da elementi storici reali?
La risposta, per  il Coniglio, è nella natura stessa della Fantascienza classica: prendete il ciclo della Fondazione di Asimov, o i suoi romanzi del Ciclo dei Robot, per citare due pietre miliari del genere. Gli eventi narrati affondano le loro radici nella realtà storica: non è un mistero che l'autore abbia preso ispirazione dalle vicende dell'Impero Romano dal II al V secolo per raccontare della Caduta di Trantor, e tutto quel che ne consegue.
Ma come ogni albero ben cresciuto, la novella fantastica è capace di proseguire il suo sviluppo ben oltre la propria radice, svettando con la chioma verso un cielo aperto di possibilità.

Così, quando io e Michele Scarparo ci siamo imbatttuti in questo articolo: "Collasso Globale e Colonie Resilienti" di Alessandro Corradini, pubblicato sul blog  "Effetto Risorse" del professor Ugo Bardi, abbiamo fiutato aria di racconti.

La possibilità di scrivere di un mondo possibile, alternativo, originale e non troppo distante dal nostro, ambientandovi le nostre storie, facendoci respirare dentro i nostri personaggi, ci ha catturato subito. 
Così abbiamo pensato di partire con qualcosa da condividere nei rispettivi blog: nel caso del Coniglio, abbiamo optato per una distopia, non ancora una storia di senso compiuto, ma una ricca ambientazione che ne delinei con precisione lo scenario. 

Ognuno di voi, se lo desidera, è libero di partecipare al progetto, prendendo spunto dal post originario e realizzando il proprio contributo liberamente. O, se lo desiderate, traendo ispirazione dalla Distopia che trovate di seguito (con l'ottimistica presuntuosa idea che altre ne seguiranno, l'ho chiamata "Distopia Coniglio 01")
L'unico "requisito", che è più che altro un auspicio, è quello di condividere con noi il frutto della vostra fantasia!

Tutto quello che trovate scritto qui di seguito è frutto di pura fantasia dell'autore e non ha altra attinenza con il lavoro o la persona del dr. Corradini, argomenti sui quali non si intende esprimere alcun tipo di giudizio. Non vi è altra finalità oltre a quella di prendere spunto da alcuni degli elementi dell'ipotetica società delle Colonie Resilienti, da questi teorizzata, per scrivere il background di uno o più  racconti di fantascienza.

sabato 24 maggio 2014

Benvenuto

Un piccolo bambino appena nato
Scoprì  a delizia del latte riscaldato
Poi la sua mamma  un mattino
Lo fece poppare un pochino
E si innammorò, quel piccolo affamato!

martedì 20 maggio 2014

La superficie della vita

"Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose ci si può spingere a cercare quel che c'è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile" - I. Calvino, "Mister Paolmar (Dal terrazzo)"

Succede a volte che anche i conigli si alzino prima dell'alba; sono giorni speciali, dal destino imprevedibile, in cui l'aria di città fa brillare gli occhi e frizzare il palato, e sembra persino avere un sapore diverso.
A spingerti giù dal letto, a quell'ora impropria, è quasi sempre un evento speciale, la cui eco si allarga nei giorni che lo precedono e lo seguiranno, come insolite onde circolari che agitano la superficie quasi sempre calma della vita. 
La realtà si deforma sotto la spinta di queste perturbazioni, increspando lo specchio delle tue percezioni e riempiendolo di nuove immagini; le cose che di solito non vedi, quelle che accadono dietro l'angolo che non svolti, o un minuto dopo che sei passato. Ciò che ti sfiora e non ti raggiunge. 

domenica 18 maggio 2014

Non fermarti prima della spiaggia

Tempo di passione
Nell'aria dolce della primavera
Non ti aspettavi che sbocciasse un fiore.
Il custode del giardino,
un taglio secco delle forbici.
La rosa è strappata.

Tempo di giustizia
le tue mani insanguinate dalle spine.
 (sospeso nel vuoto)
 Il mare prende tutte le lacrime
e torna la voglia di lottare
per qualcosa di più grande.
Risali la corrente:
la vita è come un fiume

Tempo di ideali
ogni goccia nasce in alto.
Un'altra tempesta
ma non c'è tempo per aver paura!
Il sole spacca le nubi
è già ora di incamminarsi:
fermati solo oltre la riva del mare!

Quella che avete appena letto, non è una poesia.
O meglio: è anche una poesia, ne ha forma e struttura: ma il susseguirsi dei suoi versi corrisponde al sommario di "Non fermarti prima della Spiaggia", il nostro Iperomanzo.

venerdì 16 maggio 2014

Più vicino del sangue nelle vene

I concetti che la biologia moderna usa per definire le diverse tipologie di associazione fra esseri viventi sono irrimediabilmente  improntati ad una visione parcellare ed antropocentrica delle relazioni fra organismi viventi.
Come quasi sempre accade l’essere umano, nel suo goffo tentativo di interpretare la realtà dal suo marginale punto di osservazione, giunge a concepire idee aberranti, distorte dall’erraticità dei mezzi limitati di cui dispone, sprofondando in una visione alienante e grottesca dell’universo.
La realtà oggettiva è, al solito, molto più lineare ed estremamente semplice: viviamo inconsapevoli, immersi nel gregge che nutriamo.
( Die Erscheinung der Symbiose, di A. de Bary -  commento a;  anonimo)


Non sono mai stato propenso ad accettare le verità dogmatiche che mi venivano proposte come tali; non senza sforzarmi di percorrere da solo la catena di sillogismi che conduce all’ineluttabile assioma. Di me, dirò inoltre che provengo da una buona famiglia, cui sono debitore di un’eccellente educazione, riguardo alla quale non ho alcun merito, se non quello della volenterosa e diligente dedizione con cui mi sono sempre assoggettato agli studi.
In sintesi, vengo a ragione considerato un uomo acuto, di raffinata e profonda cultura, dotato di una insolita chiarezza di pensiero. 

martedì 13 maggio 2014

Il mare non è fatto per il buio

Il villaggio, con i suoi tetti bagnati fradici, scintillava nella luce bassa dell’ultimo pomeriggio. Un sole tardivo si era fatto largo, bucando le nubi basse sopra al mare cupo, contendendo alla pioggia la fine di una domenica di mancata primavera.
I pochi passanti, determinati a non farsi rovinare la festa dal maltempo, ammiccavano soddisfatti ai crescenti squarci d’azzurro, che s’allargavano sopra l’orizzonte; richiudevano gli ombrelli e se li appuntavano al polso, trascinandoli sulle pietre della passeggiata a mare come vecchi cani svogliati. Per terra, alle loro spalle, le punte di alluminio graffiavano e stridevano, saltellando ad ogni interruzione fra le lastre di ardesia, marcando la strada percorsa con strisciate sottili.
Anderline guardava verso il mare, oltre la linea discontinua e ondeggiante degli alberi delle barche alla fonda. Un braccio della bambina era sollevato e trattenuto per il polso dalla stretta guardinga del padre, che ogni tanto la tirava  a sé, per allontanarla dalle evoluzioni di una bicicletta, o dal vagabondare di un cane a cui era stato lasciato troppo guinzaglio.

sabato 10 maggio 2014

Avventura al Policlinico

“Procedevamo verso sud, tenendo il fiume che scorreva sulla destra, e un occhio alla sponda messicana”. Il pistolero giaceva supino sul letto d’ospedale, con un braccio piegato dietro la nuca; il sottile tubicino di una flebo scompariva gli fra le masse imponenti dei muscoli dell’altro arto, disteso lungo il fianco. Non aveva voluto saperne di togliersi i propri abiti polverosi e adesso, i jeans azzurri e la sgargiante camicia gialla si stagliavano sul lenzuolo candido, con un contrasto stridente.
Fissò il medico, apparentemente senza notare quanto fosse a disagio, lì in piedi in mezzo alla stanza, tanto da non avvicinarsi al capezzale dei suoi pazienti, poi proseguì il racconto: “I Rurales non battono quasi mai le zone fra Juarez e Ojinaga,  lasciando il campo libero alle bande di desperados che scendono indisturbate dal Chihuahua, varcando il Rio Grande a sud di Fort Stokton.”
“Per questo il Comando ha avuto la bella pensata di mandare noialtri a farci impallinare dai bandidos” intervenne il più anziano dei quattro ricoverati.
Il dottor Riboli si girò verso colui che aveva parlato, osservandolo con attenzione. Anche quello si era coricato vestito, rifiutandosi di abbandonare gli abiti da bovaro, del tutto simili a quelli del compagno, fuorché per il colore della camicia a frange, verde scuro.

Un brutto limerick (e che volevate?)

Succede che questo mese il Coniglio si è dato da fare poco, anzi pochissimo. E per il Carnevale della Matematica #73, in gestazione qui, dal buon Martino Sorbaro, ha prodotto un modesto e scarso Limerick. Il testo, che è pure brutto, risponde però in pieno ai requisiti dell'edizione carnascialesca maggiolina, laddove il tema da trattare è appunto: matematica e bruttezza.

Buona lettura, con la consolazione, non da poco, che è breve. 

lunedì 5 maggio 2014

La Mer - “Dialogue du vent et de la mer” - Animé et Tumultueux

"La Mer" è un racconto sinfonico impressionista in tre parti. Qui trovate la prima, e qui la seconda
In questo post, invece, è possibile rovinarsi la sorpresa leggendo il suo "make of". Potete sempre ignorarlo, o farlo dopo, se questo è il vostro stile. 

In quel luogo alienante, la marcia assumeva la dimensione di un orribile sogno, dal quale era impossibile svegliarsi. Un’eterna successione di rettangoli d’acciaio, lisci e identici, riempiva da ogni lato il breve orizzonte di quel cunicolo cubico, apparentemente illimitato. Galatea lottava per restare sveglia; il suo corpo esausto, che ad ogni istante le implorava di fermarsi, desiderava accasciarsi sul lucido pavimento e dormire.
Un passo dopo l’altro, cadenzando il respiro, si spingeva avanti con la sola forza della disperazione, consapevole che la tregua era solo temporanea e che da un momento all’altro le orde degli Scritifini avrebbero potuto invadere il passaggio e farli a pezzi.
“Vorrei sapere dove hanno trovato quei fucili” bofonchiò il ritter, che camminava davanti a lei mantenendo un passo spedito nonostante le sue gravi ferite.
“Questi sono i livelli più grandi della nave” spiegò Roland; la  sua voce, sebbene ridotta a poco più di un bisbiglio, sembrava rimbombare in quel luogo surreale. “Sotto di noi, nella parte immersa dell’Eastbourne, ci sono immensi depositi di materiale, compresa una piccola armeria.”
“Come fai a saperlo?” domandò il guerriero, diffidente. “Saranno almeno vent’anni che nessuno viene qui sotto, da quando quella feccia ha preso il controllo del primo ponte”

sabato 3 maggio 2014

La Mer - “Jeux de vagues" – Allegro

"La Mer" è un racconto sinfonico impressionista in tre parti. Qui trovate la prima. 
In questo post, invece, è possibile rovinarsi la sorpresa leggendo il suo "make of". Potete sempre ignorarlo, o farlo dopo, se questo è il vostro stile. 

La veste nera del lutto avvolgeva il corpo sottile della donna, lasciando intravedere soltanto i piedi nudi che avanzavano rapidi, sfiorando appena il pavimento del corridoio. I lunghi veli scuri ondeggiavano al ritmo dei suoi passi, disegnando intorno al corpo complicati arabeschi che le davano un aspetto vagamente spettrale. I due Bahamutritter, quando la videro sbucare dal nulla alle loro spalle, si voltarono bruscamente, mettendo mano a lame e dardi, temendo un'imboscata.
"Cerco la zona residenziale di questo ponte" fece Galatea fermandosi a pochi passi da loro, per nulla impressionata dalle armi che le avevano puntato contro. "Dovrebbero esserci delle cabine poco lontane da qui".
"Sì, più avanti c'è un corridoio abitato." rispose uno dei guerrieri. "Ma la zona è pericolosa, Nereide, e noi non possiamo abbandonare il nostro posto."
"Non mi serve una scorta, solo di sapere la strada" rispose sicura.
Ricevute le indicazioni, la giovane proseguì da sola, inoltrandosi nelle profondità della nave e nella crescente penombra. Gli impianti di illuminazione erano stati danneggiati piuttosto seriamente; nessuno osava avventurarsi al di sotto del terzo ponte, per timore delle frequenti incursioni della gente di sotto. Anche i ritter mantenevano soltanto pochi presidi, per la maggior parte semplici sentinelle, che avevano il compito di darsela a gambe e avvertire i compagni dei ponti superiori al primo segno dei predoni.
Erano pochi i passeggeri che sceglievano di vivere in questa zona di confine: quelli che lo facevano avevano in genere qualcosa da nascondere, o non temevano i barbari. Roland delle nuvole, pensò la ragazza, probabilmente apparteneva ad entrambe le categorie.

venerdì 2 maggio 2014

La Mer - "De l'aube à midi sur la mer" - Très Lent

Nota: questo è un racconto sinfonico impressionista, in tre atti, corrispondenti ai movimenti della celebra opera da cui prende il nome.
Prima che venisse scritto, le linee fondamentali della trama e l'ambientazione erano state progettate con buon dettaglio. Questo materiale è confluito in una sorta di "make-of", che trovate qui. Potete consultarlo anche durante la lettura, se volete, per orientarvi in questo strano mondo.


Roland guardò giù, seguendo il profilo scintillante degli abissi d’acciaio che precipitavano lungo le linee mozzafiato delle torri di segnalazione. Da lassù i dieci ponti della Eastbourne, agganciati alla sagoma dei due massicci archi gemelli che ne costituivano la base d’ancoraggio, si estendevano sotto di lui come un’immensa foresta artificiale.
Anche a quell’ora, appena dopo l’alba, le passerelle di collegamento superiori erano piene di passeggeri, ansiosi di godersi ogni momento della preannunciata giornata di sole: gente comune, quasi tutte coppie, che indugiavano sugli aerei collegamenti tenendosi per mano, asciugando gli abiti e le membra intorpidite dai troppi giorni di pioggia battente. Diversi Nereidi, con i loro caratteristici costumi sgargianti, si erano radunati agli incroci dei passaggi principali, offrendo musica o ritratti ed attirando l’attenzione dei passanti. Roland distinse persino dei bambini, almeno tre o quattro, che ballavano al suono delle danze, attentamente sorvegliati dai genitori.
Lo spettacolo della gente comune che si godeva il bel tempo lo stancò in fretta. Afferrandosi saldamente ai gradini della scala di servizio, si sporse oltre il profilo della torre, sfidando il vento furioso d’alta quota: immediatamente lo sguardo gli scivolò giù, oltre la fiancata, e si perse nella distesa verdastra dell’immenso mare.