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giovedì 31 luglio 2014

Il mondo ciambella

Disclaimer: il mondo ciambella è una follia distopica del Coniglio. No, non esiste davvero e, se la gente ha un po' di buon senso, nessuno ne costruirà mai uno (ma chissà....)
Serve perché chiunque possa ambientarci dei racconti, citandone la fonte e dandone notizia all’autore.

Se qualcuno desidera scaricare l'infografica completa, può farlo qui

Caratteristiche generali
Planetoide artificiale, a forma di toro, con raggio maggiore di circa 20.000 km, raggio secondario di circa 2.500 km, area della superficie esterna di circa 1,97 miliardi di km quadrati. È realizzato attorno ad un asse centrale, lungo il quale si svolge il ciclo del giorno, di circa 52,4 ore terrestri, di un reattore termonucleare di grandi dimensioni, che funge da sole e fornisce l’irraggiamento della faccia interna del toro, unica abitabile.

lunedì 28 luglio 2014

La dama incolore - 1

L’ultimo giorno del viaggio, che aveva visto Lord Asterion abbandonare le comodità della propria casa di Newcastle, per inoltrarsi oltre la sponda settentrionale del Kielder Water fino al limitare delle Highlands, aveva piovuto fin dall'alba e senza interruzione. 

In prossimità del tramonto il viandante, disperando ormai di poter raggiungere Teviothead prima del buio, si era rassegnato a chiedere ospitalità per la notte presso una delle fattorie che sorgevano lungo il fiume. All’improvviso il cielo si era deciso a schiarirsi; gli ultimi raggi dorati della breve giornata autunnale dardeggiavano sulle propaggini della brughiera, facendo scintillare l’erba fradicia, piegata dal vento in maestose ondate sul fianco delle colline.  In alto, al posto del manto cupo che fino a quel momento aveva ricoperto la terra fradicia, vagavano banchi frastagliate di nuvolaglie, incendiate di tinte vivaci, insolite per il luogo e la stagione, che riflettevano una luce dorata. Lord Asterion, smontando dal carro per liberarsi dell’incerata grondante di pioggia, si fermò ad osservare la riva del lago, scarlatta dei riflessi del crepuscolo, indugiando a lungo dinanzi alla straordinaria profusione di colori, che mai si sarebbe atteso di contemplare in quelle lande. In seguito, ogni volta che avrebbe trovato malvolentieri il coraggio di raccontare della propria disavventura, il ricordo della vivace luminosità di quel paesaggio gli sarebbe balzato alla mente, come un particolare grottesco: e sempre avrebbe evitato di riferirlo, ritenendolo di cattivo gusto.

giovedì 24 luglio 2014

Sotto il manto informe della nebbia

Sotto il manto informe della nebbia, la distesa scura della vallata dormiva nel buio, rischiarata dalla luce lunare che occhieggiava a tratti fra le nuvole. Il percorso dell'antica via si intuiva appena: agli occhi esperti dell'uomo appariva come una linea spezzata immaginaria, che serpeggiava fra le alture, verso nord, congiungendo gli aloni biancastri dei rari villaggi. 

Castore sbatté gli occhi, che stentava a tenere aperti, e si morse con forza il labbro inferiore per scacciare il sonno: anche se il Passo di Altanebbia era sicuro, non avrebbe mai permesso alla sua famiglia di trascorrere una sola notte in viaggio senza organizzare i turni di guardia; a  lui toccava il compito di dare il buon esempio.

Oltre la nebbia del primo mattino - Capitolo 6

Nota: questa è la conclusione di un racconto, ambientato in un mondo particolare, che potrebbe anche essere il nostro. I dettagli li puoi trovare qui.

Andreij Vassilli percepiva lo scorrere del tempo come un liquido denso all’interno di una clessidra troppo stretta: i secondi si appiccicavano l’uno sull’altro, impilandosi e sovrapponendosi nella sua mente, spingendolo verso una dimensione sempre più irreale. Tutto ciò non influenzava minimamente la capacità del Pilota di Prima Classe di controllare la squadriglia dei suoi droni, rossi messaggeri di morte che solcavano la superficie dell’oceano a volo radente; invisibili a qualunque sistema di rilevazione, trasportavano il loro fardello di morte in una danza elegante appena sopra il pelo dell’acqua.
 Il tempo si contraeva e si dilatava ai margini della sua percezione, concentrata sull’istante in corso, e lo spazio che percepiva si era ridotto a quella sottile linea, in continuo accorciamento, che separava lo stormo dalle navi da guerra. Non contava null’altro. L’orizzonte si riempì di bersagli: all’approssimarsi dello stormo, davanti agli occhi increduli dei soldati, decine di allarmi acustici trillarono all’improvviso e le sirene di emergenza ulularono il loro tardivo avvertimento. Andreij ne era del tutto inconsapevole, né avrebbe fatto per lui alcuna differenza percepire l’ondata di stupore e panico totale che aveva suscitato la comparsa dei suoi droni. Tutto questo si svolgeva in un’altra scala temporale, in un mondo parallelo che non lo riguardava, se non per il fatto che lui stava per distruggerlo. I pensieri si susseguivano lucidi nella sua mente: armare i missili, inquadrare il bersaglio, lanciare. Cabrare, attivare gli scudi termici, virare. Rilevare la distruzione del bersaglio. Rientrare. 
Alle spalle della squadriglia, una foresta abbacinante di colossali funghi atomici faceva evaporare tutto ciò che si trovava nell'area, mescolando nuvole di metallo fuso a quelle sollevate dall’acqua dell’oceano. 

mercoledì 23 luglio 2014

Obliteraconiglio - Il Mercato dei Sogni

Terzo - e probabilmente ultimo - racconto della serie "gli obliterati" lanciata da Katia Mazzoni su Pendolante. Il gioco estivo con il quale, lo confesso, inganno il (vostro) tempo mentre sto scrivendo il gran finale di "oltre la nebbia del primo mattino". 

Oggi, dal sacco di vecchi racconti, riposti disordinatamente nella tana del Coniglio, vi propongo "Il mercato dei sogni", un pezzo che scrissi diversi anni fa, e che è incluso nella raccolta "I racconti della Tana". 
Buona lettura!

Ci sono giorni in cui sembra inconcepibile dovere stare soli; giro per la città, in macchina, e guardo scorrere la gente al di là del vetro, come un film: solo ora capisco quanto lontane possano essere le persone che ci passano accanto…
Provo la tentazione di fermarmi, chiamare uno di loro, dirgli se ha voglia di fare due chiacchiere. Non lo so: cosa farebbe un passante se uno sconosciuto gli chiedesse di parlare?
Parlare di cosa?
Non lo so, amico: quello che vuoi. Ho voglia di stare a sentire qualcuno che parla, così, perché mi faccia compagnia. E magari anche per imparare qualcosa da te, che senz’altro avrai mille cose da raccontare.
Ah, vai di fretta? Magari mi hai preso per un matto, eh? Bhè, non ti biasimo, con i tempi che corrono. Sì, certo, magari ci vediamo in giro. Sicuro, sarà per un’altra volta.

lunedì 21 luglio 2014

Recensioni - Sonata per pianoforte

Titolo: Sonata per pianoforte
Formato: Ebook 
Sonata per pianoforte

Store: Amazon

Sinossi: (dalla pagina dell'autore)
1786.
Gabriele, giovane illuminista che ha provato sulla propria pelle gli effetti della miseria, torna a casa ricco dopo una giovinezza di stenti, e stabilisce di adibire la propria villa a scuola per i giovani compaesani.
Mentre si reca alla sua villa, incontra una bambina, Emone, che gli chiede di far parte anche lei del gruppo di alunni.
Nonostante la diffidenza iniziale, i due stabiliscono un rapporto basato sul silenzio e sulla musica che entrambi suonano al pianoforte, e che si accresce fino a diventare amore.



Comincia così la storia di una giovane musicista talentuosa e del suo maestro, raccontata attraverso musica, lunghi silenzi e gesti intimi, un linguaggio esclusivo che costringe i due personaggi al di fuori della coppia alla solitudine e all’incomprensione.
La prosa è quasi priva di dialoghi per privilegiare i silenzi e la comunicazione musicale con un’attenzione particolare per i piccoli gesti simbolici

Recensione

domenica 20 luglio 2014

Obliterato - un brivido estivo con "Tortura!"

Continua in questo inizio d'estate caratterizzato dal ritorno del Pannolino taglia II e poppate notturne, la rassegna di racconti obliterati,  idea di Katia Mazzoni che la pratica nel suo Pendolante

Questo racconto è però addirittura un biglietto fuori corso, di quando il blog del Coniglio Mannaro non esisteva proprio. 
Il titolo, Tortura,  lo commenta. Buon brivido estivo...


La luce del giorno si affievoliva lasciando il posto alle lunghe dita oscure della notte. 
“Di nuovo!” Pensò con un fremito di orrore. L’essere arrivava sempre a quell’ora, portando con sé la sua dose quotidiana di dolore; veniva, e usava su di lui quelle sue terribili lame, gli spruzzava addosso un orribile veleno che lo lasciava ustionato e mezzo soffocato.

martedì 15 luglio 2014

Oblitera e non obliare - Le 100 parole del Coniglio


Continua la realizzazione dell'idea presa in prestito da Katia Mazzoni, che ripropone sul suo blog "Pendolante" vecchi post già obliterati.

Il Coniglio l'ha fatto anche ieri ed oggi c'è venuto in mente che ad un certo punto avevamo pensato di scrivere dei racconti in 100 parole, poi la cosa è rimasta un po' così, ma qualche racconto l'avevamo scritto e ora ve li metto qui, ve li potete leggere andando di corsa o con calma, comunque son 100 parole, precise, titolo escluso.
Buon viaggio!


lunedì 14 luglio 2014

Oltre la nebbia del primo mattino - capitolo 5

Nota: questo è il quinto capitolo di un racconto, ambientato in un mondo particolare, che potrebbe anche essere il nostro. I dettagli li puoi trovare qui.


Il piccolo emporio si trovava nel cuore della città vecchia, nascosto fra le pieghe della collina che dominava il porto, ed era circondato dalle umili abitazioni prefabbricate dei contadini. L’unica strada si snodava fra i terrazzamenti sbilenchi dei pascoli, separati da fossati traboccanti di sterpaglie e rade macchie di alberi. Nora osservava il cielo scuro, adombrato da una coltre irregolare di nuvole lattescenti, qua e là più scure e minacciose. Quando scesero dal piccolo fuoristrada eolosolare che il maggiore Baranov era riuscito a requisire all’aeroporto, l’aria era impregnata di minuscole goccioline di condensa, mentre un sordo brontolio proveniente dall’oceano si propagava tutto intorno.

“Non pioverà molto.” annunciò il soldato boreale, con fare saccente. “Da queste parti sembra sempre che stia per scoppiare una tempesta, ma il più delle volte si tratta di poche gocce.”
La ragazza non rispose, limitandosi ad osservare il negozio verso il quale si stavano dirigendo, dall’altro lato della strada in forte pendenza. Era una casupola rosso scuro, a due piani, con le pareti di vetroplastica dipinte in modo da ricordare le antiche facciate in legno delle case tradizionali. Il tetto, rivestito di vernice fotoelettrica, aveva gli spioventi larghi e ripidi, incurvati all’ingiù, come i baffi di un vecchio triste.

Coniglio obliterato e carote frollate


Io le obliteratrici me le ricordo così, giallo canarino affumicato, di forma grossolanamente cubica nella parte inferiore, destinata, si presume alla raccolta del cerchietto di carta avulso dal biglietto (il quale si accartocciava irreparabilmente nel tentativo di allinearlo a sinistra). 

Ormai le vecchie torrette citrine sono state sostituite da più rotondeggianti macchinette verdi e bianche, ma la desueta immagine può essere ancora utile per evocare ricordi passati, magari estivi. 

Ed è quello che propone Katia Mazzoni dalle colonne del blog più pendolante della grande ragnatela, lanciando la sfida del riciclo di vecchie postate, con un'idea originale e simpatica:
http://pendolante.wordpress.com/2014/07/14/tempo-di-vacanze/

Il Coniglio ha deciso di aderire, tirando fuori dalla tana qualche carota frollata (che pare siano buone, magari per centrifugarle) e pubblicandola postuma di un'epoca, recente per questo blog, in cui ci leggevano solo i congiunti e solo se se costretti. Oggi, che i congiunti si sono emancipati e non ci leggono e basta, ma abbiamo un folto (?) pubblico di nuovi lettori, ritiriamo fuori una carota della prima ora, un po' tragica e un po' dimenticata...  sperando che sia conservata.

giovedì 10 luglio 2014

Lupus in fabula

La superficie piatta del deserto era animata da guizzanti bagliori, che sfilavano all’orizzonte, oltre il profilo tozzo delle dune. In testa al gruppo due mecca avanzavano veloci, calpestando la sabbia e ruotando il torso corazzato con scatti repentini: un modo di muoversi che li faceva assomigliare a giganteschi polli da cortile. All’improvviso uno dei  Mammolo deviò verso destra, abbandonando la rotta parallela a quella del compagno, e puntò con decisione in avanti, brandendo le canne rotanti della torretta centrale. Per qualche istante rimase fermo, come fiutando l'aria, poi il cannoncino entrò in azione, vomitando un flusso accelerato di metallo pesante fuso.
L'aria, investita dal torrente di fuoco, iniziò a tremolare: fiotti di scintille incandescenti rimbalzavano contro una superficie compatta e fino a quel momento invisibile. In pochi secondi, un ammasso cilindrico di lamiere contorte e semifuse uscì dall'occultamento elettromagnetico e crollò in una pozza di sabbia liquefatta. Le sottili strutture meccaniche che lo avevano sostenuto continuarono ad agitarsi a lungo, sempre più annerite e contorte, fondendosi in fretta. Prima che il vincitore dello scontro si fosse allontanato del tutto, camminando all'indietro e sorvegliando il nemico che aveva distrutto, sulla sabbia vetrificata restava soltanto una grumo fumante di metallo.
–  Come l'hai individuato? – gli domandò il compagno, non appena l’altro fu tornato al suo fianco per riprendere il pattugliamento.
–  C'era un picco di 3 sigma sullo spettro dei 200 GHz –  fece una pausa, regolando gli strumenti sulla scansione a lungo raggio. –  In pratica l'ho visto per caso.

venerdì 4 luglio 2014

La musica del cielo

Mephal sapeva che non sarebbe dovuto andare di nuovo da lui. Si guardava intorno nervosamente, scrutando l’orizzonte tremolante oltre il profilo tozzo delle dune, nel timore di veder spuntare all’improvviso la sagoma scura di un catafratto romano. L’uomo con il turbante era lì, seduto tranquillamente all’ombra: la lunga asta del suo strumento spuntava dalla bisaccia, in bella vista, come se si fosse trattato di un oggetto qualunque.
Il ragazzo affrettò il passo, lanciandosi di corsa per l’ultimo tratto della stradina che congiungeva il centro di Nisibis alla spianata dove era stata costruita la chiesa. Il vecchio persiano lo vide e spalancò le braccia in segno di saluto, alzandosi faticosamente in piedi. 
“Salute, piccolo uomo!” lo salutò, colmo di gioia.
“Azad! Vecchio pazzo” rispose il ragazzo, fuori di sé dalla paura, additando il manico del liuto. “Che ti salta in mente di venire in città con quello? Sai che il governatore ti può mettere a morte!”
“L’ho fatto per te, mio piccolo sole! Per farti udire i suoni delle sfere celesti.”
“Ah! Taci! Se ti odono!” 

martedì 1 luglio 2014

Oltre la nebbia del primo mattino - Capitolo 4

Nota: questo è il quarto capitolo di un racconto, ambientato in un mondo particolare, che potrebbe anche essere il nostro. I dettagli li puoi trovare qui.


Nel silenzio assoluto, i confini della Sfera si espandevano e si ritraevano, seguendo l’imprevedibile fluttuare dei picchi di corrente. Il suo cuore sembrava pulsare ritmicamente, se solo in quel luogo fossero stati applicabili concetti come lo spazio e il tempo. Lo stesso termine geometrico, con il quale ci si riferiva al centro nevralgico della rete informatica delle Colonie, veniva usato dai tecnici come pura astrazione, per dare un nome all’entità della cui manutenzione erano responsabili.
In realtà, nessuno avrebbe mai potuto svolgere direttamente qualunque genere di operazione sulla Sfera; le incombenze dei tecnici costituivano nel sorvegliare l’insieme di condizioni ambientali necessarie al mantenimento di un grappolo di singolarità quantistiche, che potevano esistere solo in un range molto ristretto di parametri fisici. Dalla Sfera dipendeva la capacità di interconnessione dei nodi: senza di essa, la Rete di Luci non sarebbe stata che la mera somma delle sue parti, un cumulo di qubit di ultima generazione del tutto incapaci di interagire in maniera complessa.
Da oltre un secolo le migliori menti delle Colonie erano impegnate in accesi dibattiti e dispute intellettuali, nel tentativo di definire il livello di coscienza e di consapevolezza che pervadeva la Rete di Luci, le cui decisioni venivano elaborate secondo un complesso meccanismo di sommatoria di potenziali d’azione, tipico di una rete neurale. Ma il fatto che quell’insieme potesse definirsi una forma di vita senziente, o al contrario fosse soltanto un calcolatore incredibilmente complesso, non comportava nei fatti alcuna differenza.