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mercoledì 26 novembre 2014

Supplemento di pena

07 di Ret 'I
Sono sveglio da poco e mi manca Medula. Ho sognato le colonne di luce che bucano il fogliame, e le acque profonde, tinte di smeraldo, che scorrono sotto le gallerie degli alberi; i ricordi sono strazianti. Appena uscito dalla bolla, ho scoperto quanto è difficile abituarmi a questo corpo pesante, alle frenetiche contrazioni delle sue viscere molli e alla sua prospettiva, che cambia in continuazione; forse è per questo che la città dei Ped Wick mi sembra ancora più orribile di come l'avevo immaginata. Quaggiù è uno schifo.

00 di Ret' k
All’inizio del nuovo balin mi sono spinto fin sulla soglia del mio provvisorio rifugio, un minuscolo anfratto sotterraneo che si estende per un breve tratto intorno alla bolla di stasi, ormai quasi del tutto riassorbita. I residui del portale, tramite cui il mio spirito è giunto in questo luogo, mi riportano alla spaventosa verità: sono stato esiliato, bandito. Tramutato in questa mostruosità semovente, scaraventato all’inferno. L’aria vi ristagna malsana: l’odore di muffa stordisce i sensi, ma non riesce ad annullare la presenza di miasmi ancor più penetranti, provenienti dall’ambiente esterno. I suoni, invece, giungono attutiti e confusi; in qualche modo, lontano e triste, mi ricordano le armonie orchestrali che le gocce d’acqua componevano cadendo lungo le scannellature della mia corteccia, quando vi fiorivano i muschi odorosi.
 Per esplorare aspetterò un periodo di buio: i Ped Wick sono molto meno attivi e il rischio di essere scoperto si riduce.  L’attività di quei mostri è frenetica, imprevedibile: emettono continuamente rumore, sembrano in preda ad un’eccitazione violenta e non conoscono pace. Se serve un tale incubo, per espiare le mie colpe, allora sono nel luogo giusto. 

venerdì 21 novembre 2014

Variabile umana - un finale nel finale

Questo post fa parte del meme #ScegliLaTuaAvventura, e prosegue un racconto che potete leggere per intero qui. Grazie a +iara R.M. per avermi chiesto di arrivare fino al... prossimo risveglio!

Era bello camminare nella neve fresca e Medor cercava di farlo, ogni volta che ne aveva l’occasione: raccogliere la legna nel bosco, ripulire il filtro dell’impianto di climatizzazione, foraggiare le bestie nella stalla. Per tutto il periodo dell’inverno, era sua qualunque incombenza che comportasse l’uscita dal piccolo rifugio, abbarbicato sul fianco di quella rupe scoscesa a picco su un lago senza nome.
Anche quel giorno, il giovane era stato all’aperto fin dal mattino: c’era da controllare un tratto del torrente, vicino alla piccola centrale idroelettrica, diversi chilometri a monte dell’insediamento, e rimuovere eventuali blocchi di ghiaccio dalle pale delle turbine. L’occasione per una lunga passeggiata solitaria, lontano da tutti.
Amava la compagnia degli altri, ma il suo carattere lo portava a cercare spesso la solitudine. Introspettivo e taciturno, godeva del selvaggio paesaggio intorno a sé come di un’opera d’arte: e quel mondo era un vigoroso diamante grezzo, dove splendevano vivide pennellate di luce selvaggia.
Era alto e magro, il corpo atletico, sempre pronto allo scatto. Quando correva, le sue gambe slanciate, su cui guizzavano muscoli sottili, volteggiavano sopra al terreno con tale rapidità che i piedi sembravano non toccare mai il suolo. Portava i capelli lunghi, ben oltre le spalle, e amava sentirli sbattere liberi nel vento, frustandogli il collo. Medor era figlio del mondo che l’aveva accolto, appena nato, al termine del lungo viaggio di cui non aveva memoria. Ogni cosa, come il torrente impetuoso lì accanto, che si apriva la strada nel grembo della neve vergine, gli trasmetteva una passionalità primitiva e dirompente, in risposta alla quale il ragazzo dilatava le narici, aspirando a fondo l’aria gelida e rarefatta, che lo inebriava. Allungò il passo, marciando a larghe falcate nel manto compatto, osservando i rari alberi sfilare  lungo la scia della sua celere andatura.

lunedì 17 novembre 2014

Variabile umana - scegli la tua avventura

Questo racconto è la prosecuzione del Meme "scegli la tua avventura", comparso qualche giorno fa sul coniglio. Oltre a questa conclusione, potete trovare altre varianti nel post originale. E, naturalmente, potete inventarvi il vostro finale!

Al di là dei riflessi opachi e freddi della cupola biancheggiavano le sponde dell’oceano; le acque cobalto della baia ne lambivano la riva a brevi intervalli, con carezze viscose. Fra le pieghe di velluto denso della superficie luccicavano agli imprevedibili scoppi di luce violetta della vecchia Ritelgeuse. Il riverbero di quei bagliori rimbalzava, come un’eco istantanea, sulle travature del Braccio verticale dell’astroporto. Visti dal basso, i tralicci che lo componevano salivano perpendicolarmente all’orizzonte, formando il tronco metallico di un albero ciclopico, piantato fin nel cuore del pianeta. Una selva di diramazioni laterali si staccava dalla struttura principale e da ognuna di queste germogliavano a loro volta numerosi altri segmenti, in una serie di molti ordini di ramificazioni. Dalle più piccole appendici terminali, ciascuna grande dieci volte un uomo, le navi spaziali pendevano come frutti maturi.

giovedì 13 novembre 2014

Senza posa e in libertà: il Carnevale della Matematica #79

Benvenuti alla LXXIX edizione del Carnevale della Matematica. Questo mese la kermesse è dedicata all'esplorazione del concetto di "matematica e libertà".


Come sempre, il tema scelto serve per suggerire idee e non comporta alcun vincolo (e come potrebbe, in questo caso!). Tuttavia, la scelta di abbinare la matematica alla libertà ha un preciso significato e lo vedremo fra un attimo, nel corso di questa breve introduzione.
Ora però, seguendo la consolidata tradizione del nostro appuntamento, dovrebbe aprirsi un gustoso trafiletto, che riporti le proprietà del numero corrispondente all'ordinale dell'edizione in corso. Ma, come accade spesso quando c'è nella cura di un carnevale c'è di mezzo un Coniglio e un non-matematico, le notazioni di teoria dei numeri a disposizione lasciano alquanto a desiderare.



Ecco quindi che la libertà, ben presente nella matematica e nella sua pratica, mi viene subito in soccorso, permettendomi di condurvi in un percorso leggermente divergente dal consueto.
La scienza dei numeri si presta infatti ad ogni genere di contaminazione ed è capace di interagire con le più disparate discipline e sensibilità artistiche, apportando contributi originali alla loro creatività. Per esempio, il Numero 79, come sanno anche i Conigli, è il 22° numero primo: cosa ben nota, ma per noi carnevalisti ciò che significa anche che, nell'ormai celeberrima Poesia Guassiana (o dell'unicità della fattorializzazione) del Sommo Popinga, questa edizione si merita una strofa, appunto, unica.


Il suo nome in codice è quindi "senza posa". Una scelta di termini decisamente appropriata, se pensiamo agli sforzi che l'uomo ha fatto, e che continua a compiere, per la ricerca o la riconquista della propria libertà.

Liberi di giocare - la matematica e il gioco d'azzardo



Mettiamola così: siete davanti ad un monitor e state leggendo il titolo dell'ebook che abbiamo scritto insieme a +Roberto Zanasi. Il libro sembra mettere insieme due cose che non sono fatte per stare vicine. Qui infatti - si capisce dal titolo - non si parla della giocosa matematica, alla base di gustosi rompicapi logici e vecchi o nuovi passatempi meravigliosi (pensate agli scacchi!). Ci si potrebbe domandare che relazione ci sia, fra la conoscenza della matematica e i meccanismi che trasformano una delle più affascinanti attività umane in una mostruosa piaghe sociale. 

martedì 11 novembre 2014

Scegli la tua avventura!


"Scegli la tua avventura" è stato il titolo di una collana di narrativa per ragazzi in voga un paio di decenni fa. I libretti, di formato tascabile e di facile lettura, adatti all'età della prima adolescenza, avevano la caratteristica di proporre storie interattive. Di là da venire i giochi di ruolo e le avventure grafiche, permettevano di orientare il destino del protagonista richiedendo al lettore di intervenire nei momenti cruciali dell'avventura, attraverso una scelta fra due opzioni possibili. Il meccanismo non è diverso da quello delle altrettanto famose e coeve "storie a bivi" di Topolino; anche a distanza di anni e dopo diversi giri di boa di evoluzione tecnologica, trovo che il sistema abbia conservato intatto il proprio fascino. 


venerdì 7 novembre 2014

La notte sirena (quarto pezzo facile)

Fuori, nell'aria di cristallo, il cielo geme le sue lacrime di stelle. Una pioggia di luce fredda bagna l'orizzonte, ancora invisibile, dove l'alba è solo un'antica promessa. Le trame degli alberi si distinguono a fatica, sagome più oscure del buio, ed è l'istinto ad avvertirmi della loro presenza ai margini di un sentiero,  traccia dei miei passi nella bruma sottile. Sono io a scegliere di crederlo una strada: nella notte lo spazio è malleabile e si deforma per accogliere le suggestioni del pensiero. 
Non più reali sono gli odori che incrocio nell'oscurità: rapidi come fantasmi, mi assalgono con la loro prepotente presenza: volute fumose di legna bruciata, aroma di resina incandescente, grosse braci che pulsano di calore lontano. Mi colpiscono con violenza, spingendomi indietro e di lato, come folate di tempesta. Inclino il corpo e porto avanti il capo testardo, contro il vento di odori, veleggiando nel mare immaginario delle tenebre verso l'origine di quel faro olfattivo. 


lunedì 3 novembre 2014

La rete (terzo pezzo facile)

Proseguendo la nostra chiacchierata a puntate sul tema dell'importanza della descrizione in narrativa (qui trovate gli altri post), oggi è la volta di un racconto, nel quale l'elemento descrittivo si trova ad assumere una dimensione crescente, fino ad occupare l'intero spazio narrativo. Sarà proprio la percezione sensoriale del protagonista a condizionare le sue azioni e a decidere il suo destino.  Ah, per chi avesse seguito gli altri post, lo schema di questo pezzo è "acqua - vista - ossessione". Buona lettura.



Dalla fine dell’estate navigavamo alla foce del Meronte, uno specchio placido di acque limacciose. Escludendo il ritmico vibrato del motore, la barca scivolava nel più assoluto silenzio. A poppa l'acqua si comportava come un fluido viscoso, nel quale sia stato immerso e poi ritirato un cucchiaio, che torna a comporre con riluttanza la propria continuità; la scia dell’elica apriva una ferita liquida, la cui cicatrice si intravedeva a lungo, un solco più scuro nel nastro verdognolo srotolato al centro della pianura sconfinata.