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sabato 18 gennaio 2014

Naufragio - prima parte

Van Ein stava fermo in piedi, stringendosi nell'angusto vano di compensazione, davanti alla camera di isolamento. Teneva gli occhi chiusi e le braccia inerti gli ricadevano lungo il corpo, mentre aspettava pazientemente che gli aspiratori finissero di pompare il gas, permettendo alla porta interna di aprirsi.
Non aveva paura e non provava particolare curiosità. Avrebbe soltanto voluto che non essere stato lui, a trovare il relitto, e che ora non fosse costretto ad incontrare quei disgraziati, come invece prescriveva la Legge.
Con uno scatto ovattato, la grande porta di metallo si sbloccò e cominciò a ruotare lentamente su sé stessa. Nonostante le protezioni e i filtri che indossava sulle branchie, Van Ein percepì chiaramente intorno a sé la disgustosa atmosfera calda, secca e irritante, con cui avevano riempito l'enorme cupola in vetro e acciaio dove erano stati sistemati i naufraghi. L’aria gli aggredì i sensi e gli graffiò la gola, insieme a quell’odore inconfondibile, di bestia e di marcio, che lo aveva disgustato dal primo istante.
Chiuse di nuovo gli occhi, concentrandosi in un breve, intenso Canto. Poi si scosse, spalancò la porta ed entrò nel locale, sforzandosi di sorridere. La Fede Luminosa gli aveva insegnato che ogni vita era sacra; doveva sforzarsi di ricordarlo.