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sabato 10 maggio 2014

Avventura al Policlinico

“Procedevamo verso sud, tenendo il fiume che scorreva sulla destra, e un occhio alla sponda messicana”. Il pistolero giaceva supino sul letto d’ospedale, con un braccio piegato dietro la nuca; il sottile tubicino di una flebo scompariva gli fra le masse imponenti dei muscoli dell’altro arto, disteso lungo il fianco. Non aveva voluto saperne di togliersi i propri abiti polverosi e adesso, i jeans azzurri e la sgargiante camicia gialla si stagliavano sul lenzuolo candido, con un contrasto stridente.
Fissò il medico, apparentemente senza notare quanto fosse a disagio, lì in piedi in mezzo alla stanza, tanto da non avvicinarsi al capezzale dei suoi pazienti, poi proseguì il racconto: “I Rurales non battono quasi mai le zone fra Juarez e Ojinaga,  lasciando il campo libero alle bande di desperados che scendono indisturbate dal Chihuahua, varcando il Rio Grande a sud di Fort Stokton.”
“Per questo il Comando ha avuto la bella pensata di mandare noialtri a farci impallinare dai bandidos” intervenne il più anziano dei quattro ricoverati.
Il dottor Riboli si girò verso colui che aveva parlato, osservandolo con attenzione. Anche quello si era coricato vestito, rifiutandosi di abbandonare gli abiti da bovaro, del tutto simili a quelli del compagno, fuorché per il colore della camicia a frange, verde scuro.

Un brutto limerick (e che volevate?)

Succede che questo mese il Coniglio si è dato da fare poco, anzi pochissimo. E per il Carnevale della Matematica #73, in gestazione qui, dal buon Martino Sorbaro, ha prodotto un modesto e scarso Limerick. Il testo, che è pure brutto, risponde però in pieno ai requisiti dell'edizione carnascialesca maggiolina, laddove il tema da trattare è appunto: matematica e bruttezza.

Buona lettura, con la consolazione, non da poco, che è breve.