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giovedì 24 luglio 2014

Sotto il manto informe della nebbia

Sotto il manto informe della nebbia, la distesa scura della vallata dormiva nel buio, rischiarata dalla luce lunare che occhieggiava a tratti fra le nuvole. Il percorso dell'antica via si intuiva appena: agli occhi esperti dell'uomo appariva come una linea spezzata immaginaria, che serpeggiava fra le alture, verso nord, congiungendo gli aloni biancastri dei rari villaggi. 

Castore sbatté gli occhi, che stentava a tenere aperti, e si morse con forza il labbro inferiore per scacciare il sonno: anche se il Passo di Altanebbia era sicuro, non avrebbe mai permesso alla sua famiglia di trascorrere una sola notte in viaggio senza organizzare i turni di guardia; a  lui toccava il compito di dare il buon esempio.

Oltre la nebbia del primo mattino - Capitolo 6

Nota: questa è la conclusione di un racconto, ambientato in un mondo particolare, che potrebbe anche essere il nostro. I dettagli li puoi trovare qui.

Andreij Vassilli percepiva lo scorrere del tempo come un liquido denso all’interno di una clessidra troppo stretta: i secondi si appiccicavano l’uno sull’altro, impilandosi e sovrapponendosi nella sua mente, spingendolo verso una dimensione sempre più irreale. Tutto ciò non influenzava minimamente la capacità del Pilota di Prima Classe di controllare la squadriglia dei suoi droni, rossi messaggeri di morte che solcavano la superficie dell’oceano a volo radente; invisibili a qualunque sistema di rilevazione, trasportavano il loro fardello di morte in una danza elegante appena sopra il pelo dell’acqua.
 Il tempo si contraeva e si dilatava ai margini della sua percezione, concentrata sull’istante in corso, e lo spazio che percepiva si era ridotto a quella sottile linea, in continuo accorciamento, che separava lo stormo dalle navi da guerra. Non contava null’altro. L’orizzonte si riempì di bersagli: all’approssimarsi dello stormo, davanti agli occhi increduli dei soldati, decine di allarmi acustici trillarono all’improvviso e le sirene di emergenza ulularono il loro tardivo avvertimento. Andreij ne era del tutto inconsapevole, né avrebbe fatto per lui alcuna differenza percepire l’ondata di stupore e panico totale che aveva suscitato la comparsa dei suoi droni. Tutto questo si svolgeva in un’altra scala temporale, in un mondo parallelo che non lo riguardava, se non per il fatto che lui stava per distruggerlo. I pensieri si susseguivano lucidi nella sua mente: armare i missili, inquadrare il bersaglio, lanciare. Cabrare, attivare gli scudi termici, virare. Rilevare la distruzione del bersaglio. Rientrare. 
Alle spalle della squadriglia, una foresta abbacinante di colossali funghi atomici faceva evaporare tutto ciò che si trovava nell'area, mescolando nuvole di metallo fuso a quelle sollevate dall’acqua dell’oceano.