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mercoledì 27 agosto 2014

Il naufragio del "Perroquet" 2/2


Il tempo, quando si è immersi nella completa solitudine, tende ad assumere un andamento bizzarro. Così fu per me quell’inverno, nel quale non misurai il trascorrere dei giorni se non in modo approssimativo, osservando il progressivo ridursi delle ore di luce e, nello stesso tempo, l’incremento del gelo impietoso. Ero occupato a sopravvivere e dividevo le mie giornate fra lo sforzo per procurarmi il cibo e il tentativo di costruirmi un riparo migliore, dove non avrei rischiato di morire assiderato nel cuore della stagione fredda. Riuscii in entrambe le cose a prezzo di indicibili sacrifici, trovandomi di continuo sul punto di soccombere: ma quando il peggio fu passato, e i tramonti ripresero a distanziarsi dall’alba, avevo sopra la testa un tetto solido, fatto di tronchi squadrati e pietre, e mi scaldavo al tepore di un vero focolare. Costruii la nuova dimora presso il fianco meridionale della grande scogliera e quel luogo, primo responsabile della mia sventura, forniva adesso un solido appoggio per la mia casa.