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mercoledì 26 novembre 2014

Supplemento di pena

07 di Ret 'I
Sono sveglio da poco e mi manca Medula. Ho sognato le colonne di luce che bucano il fogliame, e le acque profonde, tinte di smeraldo, che scorrono sotto le gallerie degli alberi; i ricordi sono strazianti. Appena uscito dalla bolla, ho scoperto quanto è difficile abituarmi a questo corpo pesante, alle frenetiche contrazioni delle sue viscere molli e alla sua prospettiva, che cambia in continuazione; forse è per questo che la città dei Ped Wick mi sembra ancora più orribile di come l'avevo immaginata. Quaggiù è uno schifo.

00 di Ret' k
All’inizio del nuovo balin mi sono spinto fin sulla soglia del mio provvisorio rifugio, un minuscolo anfratto sotterraneo che si estende per un breve tratto intorno alla bolla di stasi, ormai quasi del tutto riassorbita. I residui del portale, tramite cui il mio spirito è giunto in questo luogo, mi riportano alla spaventosa verità: sono stato esiliato, bandito. Tramutato in questa mostruosità semovente, scaraventato all’inferno. L’aria vi ristagna malsana: l’odore di muffa stordisce i sensi, ma non riesce ad annullare la presenza di miasmi ancor più penetranti, provenienti dall’ambiente esterno. I suoni, invece, giungono attutiti e confusi; in qualche modo, lontano e triste, mi ricordano le armonie orchestrali che le gocce d’acqua componevano cadendo lungo le scannellature della mia corteccia, quando vi fiorivano i muschi odorosi.
 Per esplorare aspetterò un periodo di buio: i Ped Wick sono molto meno attivi e il rischio di essere scoperto si riduce.  L’attività di quei mostri è frenetica, imprevedibile: emettono continuamente rumore, sembrano in preda ad un’eccitazione violenta e non conoscono pace. Se serve un tale incubo, per espiare le mie colpe, allora sono nel luogo giusto.