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mercoledì 10 dicembre 2014

Il mio amico non esiste

Questo racconto partecipa all'ottantesima edizione del Carnevale della Matematica, ospitato da Flavio Ubaldini nel suo "Pitagora e Dintorni". Il tema è "matematica e irrazionalità". Nel nostro caso, vi proponiamo una poco credibile storia matematica, che non è né reale, né sensata (e nemmeno semplicemente irrazionale...)

Ci incontrammo alcuni anni fa, non lontano da questa riva della Mosella. Come allora, le vecchie finestre della cattedrale occhieggiano fra le modeste arcate del ponte di pietra e, al tramonto, le foglie dell'edera sembrano screziate di rosa.
Non sono sicuro dei miei ricordi. Ad esser sincero, in quegli anni ero certo di ben poche cose: di quella sera, fra le certezze posso enunciare molti bicchieri di vino di Borgogna, i fianchi sodi e il seno generoso di una delle cameriere del "Benoit", e la combriccola di perdigiorno con mi cui accompagnavo nelle notti d’estate, da studente, a Toul. Quello però era un giorno di fine settembre: il clima mite era già guastato dai primi rigori dell'autunno incipiente e gli amici, dopo un numero imprecisato di andirivieni sul lungofiume, fra stornelli lascivi e discutibili interazioni con i rari passanti, si erano decisi a passare al caldo il resto della serata, ciascuno nel proprio letto.
Io invece avevo ancora in corpo troppo vino per desiderare una notte tranquilla e me ne restai a passeggio, in compagnia del gorgoglio allegro della Mosella, nel quale credevo di intendere una qualche melodiosa suggestione. Una placida bruma aveva preso a salire dal centro del fiume e le sue pigre volute carezzavano i canneti, indugiavano sui rami ancora frondosi degli alberi, per poi lambire con lente carezze la base dei lampioni sull'argine, dando ai guizzi dei lumi a petrolio un aspetto fumoso, che doveva apparire inquieto, forse spettrale, e che a me sembrava invece tanto struggente quanto romantico.