Privacy

Questo sito fa uso dei cookies utilizzati dalla piattaforme blogger per garantire una migliore esperienza di fruizione dei contenuti e per raccogliere statistiche anonime sugli accessi e sulla visualizzazioni di pagina. Visitandolo ne accettiutilizzo secondo quanto previsto dalle norme specifiche di Google Inc. relative alla propria politica sulla privacy.

sabato 2 maggio 2015

La poesia dell'ottava lezione di fisica

Le frasi che seguono sono tratte dal piccolo libro "Sette brevi lezioni di fisica", un'intelligente iniziativa editoriale di Adelphi, da augurarsi* coronata di successo; nel breve saggio un ispirato Carlo Rovelli propone sette di quelli che Feyman avrebbe forse chiamato "pezzi facili". Chiacchierate fra appassionati, aperte e brillanti, per nulla ostili all'intuizione di chi non ha confidenza con la fisica moderna o competenze scientifice di settore; il tutto funziona, a cominciare dallo stile, coinvolgente e scorrevole, senza per questo riunciare a toccare argomenti di amplissimo respiro e, in ogni senso, di frontiera.

Ma ciò che ho trovato unico in questo elegante e armonioso gioiello, è la sua poesia: la visione di chi conosce l'incanto, la meraglia della scoperta, e ha negli occhi lo scintillio che rimane quando si percepisce la vastitò di ciò che è ancora da scoprire. Non manca, oltre alla trattazione dei grandi misteri della fisica dell'ultimo secolo - decisamente aperti - una riflessione sul posto che occupa l'uomo "in questo mondo sterminato e rutilante".

Tutto questo, quanto segue, e quanto spero vorrete leggere da soli, è ciò che da il titolo a questo post; un'insieme di sensazioni che vibrano in profondità, l'abbozzo di una visione, personale e ampia, che affascina, e non può lasciare indifferenti