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sabato 1 ottobre 2016

Stronzi per sempre?


L'arte di collezionare mosche
Questo post non è un consiglio di lettura e nemmeno una recensione; il libro di cui si parla è una lettura interessante ma questa non è una operazione epitestuale. La lettura della mia copia di "l'arte di collezionare mosche" di Fredrik Sjoberg mi accompagna tutt'ora, nelle giornate umide di quest'autunno finalmente consapevole di sé stesso, almeno da queste parti. 

Per essere onesti io questa cosa ce l’ho in testa da tempo, ma la sua vera essenza mi è divenuta presente solo con la lettura di questo libro. L’entomologo svedese, credo ignoto ai più (mi si perdoni, nel caso, la vanteria di conoscerlo; nell’altro, l’indelicatezza) mi ha aperto un varco.

giovedì 11 febbraio 2016

Bonadea e l'asintoto

Bonadea è la dea romana della fedeltà muliebre e della sottomissione al marito e agli ideali di purezza e morigeratezza.
Con ironia, è il nome che il protagonista de "L'uomo senza qualità" di Robert Musil assegna alla sua importuna amante ninfomane, della cui pochezza morale e intellettuale cerca invano di liberarsi.

In uno dei capitoli centrali del libro, intitolato con significato "la ricaduta", Ulrich descrive con eleganza un incontro amoroso con la donna, della quale non è riuscito ad evitare il potere seduttivo. Tutta la narrazione è intrisa di un senso di passività e rimpianto, imperniato sul concetto che la passione e l'istinto, elementi basilari e univoci del temperamento di Bonadea, non conducano in alcun modo fuori dal pantano in cui sembra bloccarsi la parabola delle vite dei personaggi dell'opera.
Un'inutile corsa sul posto, sullo sfondo del tramonto di un'epoca, verso l'obiettivo immaginario di una rinascita dell'intelletto e dello spirito che, mentre sembra farsi più maestosa e allettante, al contempo svanisce come un miraggio all'orizzonte.
Questa negazione, al tempo della storia e alla storia dell'uomo, è ciò a cui si sottrae Ulrich, il protagonista, con un atteggiamento di costante passività disincantata e analitica.
Nella scena amorosa, il giovane sa mantenere invariato il suo approccio alla realtà e descrive Bonadea che si affanna alla ricerca di un significato - che per lei è appagamento fisico - dell'istinto che le domina lo spirito. 
In queste riflessioni vi è uno spunto sottilmente matematico che ben si coniuga, dato il contesto, con il tema prescelto per questo carnevale.
Bonadea si lamenta che la sua voluttà non è appagata "né dalla ripetizione né dall'intensificarsi" dell'interazione amorosa e sensuale. Beh, ok, è ninfomane.

mercoledì 10 febbraio 2016

Le parole che ti avevo detto

Vi ricordate la faccenda della rubrica di +Romina Tamerici "Una parola al Mese"? E del doppio torneo associato, dove si guadagnano punti con racconti in 200 caratteri e con post che utilizzano la parola prescelta?
Le 12 tornate del 2015 sono state vinte dal Coniglio e, per premiarlo di tanta fatica, la floreale fanciulla ha pensato bene di affibbiargli un premio che richiedeva un ulteriore sforzo letterario: utilizzare tutte e 12 le parole desuete in un breve racconto, che lei ha poi magistralmente trasformato in videolettura.

Ecco qui il post con il mio premio. Di seguito, il raccontino.
Buona lettura e buona visione.

domenica 7 febbraio 2016

Ricerca nugale

Questo post è più che altro un messaggio di servizio per Romina Tamerici e ha due scopi principali:

1) stabilire con informatica certezza che Marcel Proust, nell'intera compilazione della sua "Recerche", o almeno nella traduzione italiana dell'edizione E-newton Classici che sto leggendo io, non utilizza mai il lemma "nugale"

2) conquistare, con nugale sforzo non mio, ma del diligente lettore di ebook che si è sobbarcato l'onere della ricerca di cui al punto 1, un punto per il torneo sostenitori della parola del mese.

Raggiunti quindi entrambi gli scopi, torno alle mie nugali incombenze.


domenica 24 gennaio 2016

Racconti del silenzio

Legno scuro, un riverbero candido, il rossore del vino e del fuoco:
sussurrano canti antichi i colori, quando  il sole tramonta.

Ruvido il tavolo, una vecchia sedia. Intorno, pochi oggetti familiari, le mura sono quasi spoglie. La sedia scricchiola quando mi sposto; la fiamma del camino, incerta, scalda le quattro pareti chiare con guizzi confusi. Geme un filo di vapore, la legna non è asciutta.
Passi, irregolari e inquieti, scivolano sulla neve ghiacciata. Girano intorno alla casa e la porta si apre lenta. Sento le folate di nevischio che lottano contro il tepore, mentre curvo sul tavolo riempio un bicchiere di vino.
Lui lo prende accennando con il capo e si siede davanti a me. Non ci guardiamo in viso, non lo facciamo mai all’inizio.
- Non eri mai stato fuori così tanto.
Beve a piccoli sorsi, come gli costasse uno sforzo enorme. La luce del crepuscolo scivola dentro la stanza e, in un gioco capzioso* di ombre, richiama il chiarore del giorno.
- Il fuoco è quasi spento, vuoi che aggiunga della legna?
- No – dice alla fine. – Va bene così.
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