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Il Principe Dimenticato

Romanzo storico
Edizioni:Gruppo Albatros Il Filo, collana "Nuove Voci" (pagina autore)

Disponibilità:
carteceo su Amazon
cartaceo ed ebook sul sito dell'editore
Nella Toscana della metà del 1200, lo scontro mortale fra le potenze comunali di Siena e Firenze per l'egemonia sulla Toscana fa da sfondo alla dura vita della gente comune. Le complesse e travagliate vicende storiche travolgeranno la vita di un giovane novizio e della sua famiglia, intrecciandola con quelle di un manipolo di esiliati e di un misterioso nobile fuggiasco, destinato a combattere per la salvezza della propria città.  
Per tutti loro la Storia ha riservato un ruolo, a cui non è concesso sottrarsi; affrontandolo, ognuno finirà per scoprire dentro di sé la forza necessaria a scegliere il proprio cammino.


“Di Uguccio Casali oggi restano poche note su qualche vecchio, polveroso documento che molti studiosi autorevoli hanno letto e riletto, cercando di ricostruire la vita e le imprese di questo uomo straordinario. 

È molto difficile che questa storia rispecchi fedelmente le vicende della sua esistenza, se non nei passaggi storici fondamentali che ho cercato di seguire con fedeltà. Ma, visto che non possiamo sapere com’era Uguccio in realtà, credo che siamo liberi di immaginarlo come più desideriamo. 

Io lo immagino così”. 

29 gennaio 2014, Premiazione della XV Edizione del "Premio Tagete", presso la Sala dei Grandi della Provincia di Arezzo.


Motivazione:
“L’ambientazione storica del romanzo di Mencaroni è su alcuni eventi, a noi territorialmente vicini, verificatisi nel quadro delle lotte tra guelfi e ghibellini poco dopo la metà del XIII secolo: il sacco di Cortona del 1258 ad opera degli Aretini; la conseguente cacciata dei ghibellini dalla città, tra i quali lo stesso Uguccio da Casali; il saccheggio - che nel romanzo è posto all’inizio della narrazione - del Monastero di Camaldoli da parte dei soldati al servizio del Vescovo di Arezzo Guglielmino degli Ubertini; la battaglia di Montaperti del 4 settembre 1260.
La figura di Uguccio, sulla quale le fonti sono piuttosto scarse e a volte contraddittorie, è la figura centrale del romanzo.
Il tessuto narrativo mostra una grande sensibilità e naturalezza nel tratteggiare i caratteri, non soltanto del protagonista, ma anche degli altri personaggi.
Il romanzo di Spartaco Mencaroni è di piacevole lettura e s’impone all’attenzione del lettore per l’abilità con cui sono intrecciati i dati storici disponibili agli accadimenti individuali e collettivi.
Lo stile obbedisce a tutte le regole del raccontare, nel presentare i caratteri dei personaggi, nel taglio sapiente dei dialoghi, nello sviluppo avventuroso degli eventi e nella vivacità e naturalezza della narrazione, ma anche nell’attenzione a descrivere gli strumenti, le armi, le suppellettili, gli abbigliamenti del tempo, nonché gli ambienti naturali del contado aretino e cortonese, osservati questi ultimi con estrema sensibilità e, molte volte, con delicatezza"

Presentazione del libro

25 gennaio 2014, ore 17.00, Centro Convegni Sant'Agostino, Sala dell'Assedio

Intervengono: Prof. Sergio Angori, Dott. Andrea Vignini, Sindaco di Cortona
In collaborazione con l'Associazione Culturale "Cortona Cristiana"





1 ottobre 2013, ore 17.30 Auditorium Comunale “Aldo Ducci”Via Cesalpino n. 53 - Arezzo

Intervengono: Simone De Fraja e Claudio Santori
per info: www.societastoricaretina.org 
tel.-fax 0575299386
In collaborazione con Società Storica Aretina e Brigata Aretina Amici dei Monumenti


Recensioni
Recensione comparsa sul n°200 di “Medioevo”, settembre 2013 (www.medioevo.it)
A cura della dr.ssa Maria Paola Zanoboni.

Riproduzione concessa per cortesia della Redazione di “Medioevo” e del dr. Stefano Mammini








Di Emanuela Zibordi sul blog di MelaMela e su Amazon:

5.0 su 5 stelle Avvincente, 19 febbraio 2013
Questa recensione è su: Il Principe dimenticato. Esilio e ritorno in patria di Uguccio da Casali (Brossura)
Questo di Mencaroni è un romanzo storico avvincente. Si basa su fatti realmente accaduti nella Toscana del XIII secolo in pieno periodo comunale, dove le città di Arezzo, Siena, Firenze e Cortona, alleate o rivali nelle fazioni guelfa e ghibellina, si combattono aspramente per l'egemonia territoriale. Si narrano i fatti precedenti che provocarono la Battaglia di Montaperti in cui l'eroe Cortonese riconquista l'autonomia della propria città, dopo il sacco inferto dagli Aretini.

Un pezzo della nostra storia scritta con uno stile elegantemente antichizzato, ricco e raffinato nella scelta dei termini, tanto da indurre il lettore ad una full immersion emozionante, da salto nel passato. Una finzione questa dell'autore che aiuta a capire il periodo storico e riferirlo alla contemporaneità.

5.0 su 5 stelle fantastico 27 agosto 2013
Di Luke
Acquisto verificato Amazon
E' uno dei romanzi storici migliori che io abbia mai letto. E' avvincente e si legge tutto d'un fiato. Sono Toscano e ripercorrere storie della mia terra del passato è davvero bello.

Dal terzo capitolo

“Ormai siamo vicini” disse Giuliano con voce lieta “ e se proseguiamo per un'altra ora, passeremo la notte al coperto nel convento dei Francescani.”
Marcellino non rispose: aveva i piedi coperti di piaghe, e le ginocchia gli dolevano terribilmente dopo tutto quello scarpinare fra sassaie e pendii scoscesi. Ma anche a lui non andava l'idea di un’altra notte all'addiaccio, specialmente dopo la pioggia di quella mattina, che li aveva infradiciati fino al midollo.
Il gruppo stava ora attraversando un tratto di sentiero largo, quasi una strada maestra, che serpeggiava fra gli alberi di abete, prime propaggini di un fitto bosco che copriva tutta la cima del Sant'Egidio.
Poi il bosco finì e si trovarono ad una estremità di un grande prato erboso. Marcellino sorrise fra sé, pensando al sollievo di poter camminare per un pochino nell'erba; poi sollevò lo sguardo, e il sorriso gli morì sulle labbra. Sulla destra, Giuliano gridò qualcosa che non capì, mentre a cento metri da lui una fila di arcieri si era alzata all'improvviso da terra dove si erano accovacciati, e già un nugolo di frecce, con un sinistro canto di morte, lacerava l'aria correndo verso di loro.
Il ragazzo era lì, ritto e paralizzato al limitare della radura, mentre la sua fine si avvicinava sibilando, e non riusciva a muoversi: la sua mente stanca, del tutto impreparata ad accettare l'orrore che aveva davanti, gli propose l'assurdo ricordo di un versetto della Bibbia “Ecco, io vengo come un ladro...”. I secondi si dilatarono come in un sogno, e mentre i dardi sfrecciavano nell'aria fresca della sera, Marcellino sognava, inebetito, e tratteneva il fiato, completamente in preda al terrore.

D’improvviso qualcosa lo colpì bruscamente alle gambe, facendolo vacillare e infine cadere, un secondo prima che le frecce più rapide gli passassero fischiando un palmo sopra la testa. Si ritrovò a ruzzolare per terra, e un attimo dopo, con un urto che gli tolse il fiato, un corpo solido ma morbido gli cadde addosso. Sgusciando via da lui, Margherita gli prese la faccia fra le mani, e gli urlò in pieno viso:
“Corri, deficiente! Corri in mezzo al bosco.”
Finalmente l'istinto di sopravvivenza prese il sopravvento nella mente del ragazzo, che si rialzò e cominciò a correre a perdifiato verso il vicino limitare degli alberi, indietro sul sentiero appena percorso, tenendosi carponi, mentre Margherita lo seguiva da presso.
Raggiunse un vicino abete, e allora una mano lo afferrò e lo strattonò di lato:
“Di qua, presto” fece la voce familiare di Giuliano.
Margherita lo sorpassò, mentre Giuliano, spingendolo avanti, si metteva alla retroguardia. Il terzetto iniziò così una sfibrante corsa fra gli alberi, mentre più indietro si potevano sentire le urla degli uomini che, abbandonati gli archi ormai inutili, si erano messi a correre in direzione del bosco, ben decisi a dare la caccia ai fuggitivi.

Poco più indietro, Piglio osservava la scena, inferocito:
“Idioti!” urlò al capo degli uomini che il Marchese gli aveva messo a disposizione. “Vi avevo detto di non ferire il ragazzo. Adesso inseguiteli, e ricordate: il ragazzo lo voglio vivo!”